Carceri in Calabria, tra criticità e sicurezza cresce l’allarme criminalità organizzata
Castellano, sistema complesso e sotto pressione tra emergenze sanitarie, carenze di personale e infiltrazioni della ‘ndrangheta
La situazione delle carceri in Calabria si conferma complessa e problematica, in linea con il quadro nazionale. A evidenziarlo è stata la provveditrice regionale dell’amministrazione penitenziaria, Lucia Castellano, che ha richiamato l’attenzione sulla forte presenza della criminalità organizzata e sulla necessità di rafforzare le sinergie tra istituzioni per contrastarla sia all’interno che all’esterno degli istituti. Un contesto delicato che richiede un equilibrio costante tra sicurezza e percorsi di recupero per i detenuti.
Fragilità sanitarie e ruolo centrale della Polizia penitenziaria
Tra le principali criticità emergono le condizioni sanitarie e la gestione dei detenuti più fragili, spesso affetti da problematiche psichiatriche o dipendenze. In questo scenario, la Polizia penitenziaria viene indicata come presidio fondamentale, capace di operare a stretto contatto con i detenuti e contribuire ai percorsi di reinserimento. Nonostante le difficoltà, il sistema calabrese presenta numeri più contenuti rispetto ad altre regioni e strutture considerate ancora “a misura d’uomo”.
Dati, criticità operative e tensioni negli istituti penitenziari
Resta però elevato il livello di tensione nelle strutture. Solo nella casa circondariale di Catanzaro si registrano centinaia di detenuti a fronte di organici ridotti, con migliaia di episodi critici tra proteste, atti di autolesionismo e danneggiamenti, oltre a diverse aggressioni al personale. Una situazione che evidenzia la necessità di interventi strutturali, maggiore personale e soluzioni più adeguate per la gestione dei casi più complessi, al fine di garantire sicurezza e dignità all’interno del sistema penitenziario.