La morte di Denise Cosco, figlia della testimone di giustizia Lea Garofalo, ha suscitato profondo cordoglio nel Crotonese. Denise è morta ieri ad Ariccia, lasciando sgomenta una comunità che aveva imparato a riconoscere nella sua storia il peso di una vicenda familiare segnata dalla ribellione alla cultura mafiosa. Il sindaco di Crotone, Vincenzo Voce, l’ha ricordata come una giovane donna costretta a portare sulle proprie spalle una storia molto più grande di lei, diventando suo malgrado parte della memoria collettiva del territorio. Una morte che, secondo il primo cittadino, non può essere consegnata soltanto alle commemorazioni, ma deve spingere le istituzioni e la società a interrogarsi sulla capacità di offrire protezione, ascolto e concrete possibilità di vita a chi sceglie la libertà.

Il cordoglio delle istituzioni del territorio

Numerosi i messaggi arrivati nelle ore successive. Il presidente della Provincia di Crotone, Antonio Ammirati, ha definito la morte di Denise una tragedia che coinvolge e interroga l’intera comunità, richiamando il dovere di non dimenticare chi ha pagato un prezzo altissimo per aver scelto legalità e libertà. Anche l’amministrazione comunale di Mesoraca ha espresso vicinanza e cordoglio, sottolineando come la vicenda di Denise e quella della sua famiglia debbano continuare a rappresentare un richiamo al valore del coraggio, della dignità e della libertà. La sua storia resta inevitabilmente legata a quella della madre Lea Garofalo e alla scelta di opporsi a un sistema criminale che aveva segnato profondamente le loro vite.

“La scelta della libertà non deve portare alla solitudine”

Parole particolarmente intense sono arrivate anche dalla sindaca di Cirò Marina, Maria Grazia Panebianco, che ha ricordato il coraggio mostrato da Lea e Denise nel denunciare e nel rifiutare il silenzio. Una scelta che, ha sottolineato, continuerà a rappresentare un esempio di dignità e resistenza. La morte di Denise, però, pone anche un interrogativo doloroso sul peso che può gravare su chi decide di rompere con determinati contesti. Per Panebianco, la denuncia e la scelta della libertà devono sempre trovare dall’altra parte protezione, presenza e sostegno. Mai isolamento. Una riflessione che oggi attraversa l’intero territorio e accompagna il dolore per la scomparsa di una giovane donna la cui storia resterà profondamente legata a quella della Calabria.