La spazzatura lungo la statale
La spazzatura lungo la statale

Ci sono immagini che non hanno bisogno di grandi commenti. Parlano da sole. E raccontano, meglio di qualsiasi relazione tecnica, il livello di abbandono in cui può finire un territorio quando l’inciviltà dei singoli incontra il silenzio di chi dovrebbe intervenire. Lungo la SS 107, all’altezza del comune di San Fili, in uno dei tratti più attraversati da chi in questo periodo si sposta verso la costa tirrenica, si è formata una vera e propria isola di rifiuti. Non una cartaccia caduta per distrazione. Non un sacchetto sfuggito a una raccolta. Ma un accumulo visibile, ingombrante, offensivo.
Buste nere, verosimilmente piene di indifferenziata, sacchi con indumenti, cumuli di plastica, materiale abbandonato senza alcun rispetto per l’ambiente, per il decoro e per chi quella strada la percorre ogni giorno. Il tutto in un punto che dovrebbe essere soltanto un collegamento, una via di passaggio, una porta verso il mare. E che invece rischia di trasformarsi nel peggior biglietto da visita possibile per la Calabria: una discarica a cielo aperto davanti agli occhi di residenti, automobilisti e turisti.

Una ferita lungo una strada strategica

La SS 107 non è una stradina secondaria dimenticata da tutti. È un asse viario importante, uno snodo cruciale per tanti calabresi e per molti visitatori che, soprattutto nei mesi estivi, si muovono dall’area urbana cosentina verso il Tirreno. In questi giorni, con l’aumento del traffico verso le località balneari, quel tratto diventa ancora più visibile. E proprio per questo lo spettacolo dei rifiuti abbandonati è ancora più grave.

Chi passa da lì non vede soltanto sacchi neri. Vede incuria. Vede disattenzione. Vede un territorio che sembra essersi abituato al brutto. E questo, per una regione che vive anche di turismo, paesaggio, accoglienza e narrazione delle proprie bellezze, è un danno enorme. Perché puoi promuovere il mare cristallino, i borghi, la montagna, il cibo, l’ospitalità. Ma se poi, lungo una delle strade più percorse, il visitatore trova cumuli di spazzatura, il messaggio che passa è devastante.

È come accogliere qualcuno a casa propria lasciando l’immondizia davanti alla porta. Poi possiamo anche parlare di promozione turistica, campagne social, spot, manifesti e slogan. Ma la prima comunicazione di un territorio resta quella che si vede dal finestrino.

I rifiuti per strada
I rifiuti per strada

La prima responsabilità è degli incivili

Va detto con chiarezza, senza giri di parole: la responsabilità principale è di chi quei rifiuti li ha portati fin lì e li ha abbandonati. Persone che nel 2026, con servizi di raccolta, isole ecologiche, regole e sanzioni, scelgono ancora la scorciatoia più vergognosa: caricare la spazzatura in auto, raggiungere un punto appartato o comodo, aprire lo sportello e scaricare tutto come se il territorio fosse una pattumiera personale.

Non siamo davanti a una semplice “mancanza di educazione”. Siamo davanti a un gesto deliberato, vigliacco, dannoso. Chi abbandona rifiuti lungo una strada non sporca soltanto un luogo: scarica sulla collettività il costo della propria inciviltà. Costringe altri a pagare la bonifica. Inquina. Deturpa. Danneggia l’immagine di un’intera comunità. E, cosa ancora più grave, spesso alimenta un effetto domino: dove compare il primo sacco, ne arrivano altri. La spazzatura richiama altra spazzatura, perché l’abbandono diventa invito, autorizzazione implicita, segnale di impunità.

Il ragionamento di chi commette questi gesti è semplice e miserabile: “Se lo hanno fatto gli altri, posso farlo anche io”. Ed è così che un bordo strada diventa un deposito abusivo. È così che un sacco nero diventa una montagna. È così che l’inciviltà privata diventa degrado pubblico.

Ma dopo due mesi il problema non può essere invisibile

Detto questo, c’è un secondo livello di responsabilità, ed è quello istituzionale. Perché se un accumulo di rifiuti resta lì per giorni, settimane, addirittura secondo le segnalazioni da circa due mesi, allora la domanda diventa inevitabile: possibile che nessuno abbia visto nulla? Possibile che nessun controllo, nessun passaggio, nessuna segnalazione ufficiale abbia prodotto un intervento concreto? Possibile che un tratto così trafficato possa ospitare una discarica a cielo aperto senza che si muova nulla?

Qui non si tratta di cercare un capro espiatorio a tutti i costi. Si tratta di pretendere risposte. Perché il cittadino non può essere costretto ad assistere a un rimpallo infinito tra competenze, confini, proprietà del suolo, pertinenze stradali, territorio comunale e gestione dell’arteria. Al cittadino interessa una cosa semplice: quei rifiuti devono sparire. E devono sparire subito.

Il punto è chiaro: se l’area ricade nella pertinenza della strada statale, è naturale chiedere quale ruolo debba avere Anas nella segnalazione, nella messa in sicurezza e nell’attivazione degli interventi necessari. Se invece l’area rientra nella competenza territoriale del Comune di San Fili, è altrettanto naturale chiedere quale iniziativa sia stata presa per rimuovere i rifiuti, ripristinare il decoro e individuare eventuali responsabili. Se la competenza è condivisa o da chiarire, allora serve un coordinamento immediato, non l’ennesima attesa.

La burocrazia non può diventare il paravento dell’immobilismo. Quando c’è una discarica abusiva lungo una strada frequentata, la priorità deve essere una sola: intervenire.

Il rischio incendi: quando la spazzatura “sparisce” nel modo peggiore

C’è poi un’altra questione, ancora più preoccupante. In piena stagione calda, con vegetazione secca e temperature elevate, un cumulo di rifiuti abbandonato può diventare anche un pericolo ambientale ulteriore. Il timore è che, prima o poi, qualche incendio finisca per “ripulire” l’area nel modo peggiore possibile: bruciando plastica, tessuti, sacchi, materiali non identificati e trasformando quella vergogna visibile in fumo, odori, sostanze inquinanti e rischio per la salute.

Sarebbe il paradosso nel paradosso: rifiuti abbandonati da incivili, ignorati troppo a lungo, poi bruciati dalle fiamme e dispersi nell’aria. Non una bonifica, ma un danno moltiplicato. Non una soluzione, ma un aggravamento. Perché ciò che oggi offende la vista, domani potrebbe offendere anche l’ambiente in maniera molto più pesante.
Aspettare, in questi casi, significa assumersi un rischio. E non basta dire “interverremo”. Serve intervenire prima che l’emergenza si trasformi in qualcosa di peggio.

I rifiuti per strada
I rifiuti per strada

Non basta pulire: bisogna impedire che accada di nuovo

La bonifica immediata è il primo passo, ma non può essere l’unico. Perché pulire senza controllare significa preparare il terreno al prossimo abbandono. Dopo la rimozione dei rifiuti servono verifiche, fototrappole dove possibile, controlli mirati, sanzioni esemplari, pattugliamenti nei punti più esposti e una segnaletica chiara che ricordi il divieto e le conseguenze.

Bisogna anche capire se tra quei rifiuti ci siano elementi utili a risalire ai responsabili. Spesso chi abbandona sacchi di indifferenziata lascia tracce: documenti, etichette, ricevute, materiali riconducibili a utenze domestiche o attività. Non sempre è possibile identificare chi ha scaricato, ma provarci è doveroso. Perché senza sanzione l’incivile si sente furbo. E in una terra già provata da mille emergenze ambientali, non possiamo permetterci di premiare i furbi.

La tolleranza verso questi comportamenti deve finire. Non con gli slogan, ma con atti concreti. Chi sporca deve pagare. Chi abbandona deve essere individuato. Chi danneggia il territorio deve assumersi le proprie responsabilità.

La Calabria non può essere raccontata così

Quello che accade sulla SS 107, all’altezza di San Fili, non è un dettaglio. È un simbolo. È la fotografia di una Calabria che da una parte vuole crescere, attrarre turismo, valorizzare il proprio patrimonio, e dall’altra inciampa ancora in scene da terzo mondo civile: sacchi neri sul bordo strada, plastica tra la vegetazione, vestiti buttati come se fossero scarti senza storia, senza valore, senza conseguenze.
E invece le conseguenze ci sono. Ogni rifiuto abbandonato è un danno al paesaggio. Ogni cumulo lasciato lì è una sconfitta della comunità. Ogni giorno di ritardo è un messaggio sbagliato: dice che si può fare, che tanto nessuno controlla, che tanto nessuno pulisce, che tanto alla fine ci si abitua.

Ma non dobbiamo abituarci. Non dobbiamo normalizzare la spazzatura. Non dobbiamo considerare inevitabile ciò che inevitabile non è. La Calabria non è una discarica. La SS 107 non è un deposito abusivo. San Fili e il suo territorio non meritano di essere associati a un’immagine di abbandono.

Serve una bonifica immediata

A questo punto non servono grandi proclami. Serve una bonifica immediata. Serve che chi ha competenza intervenga, che gli enti si parlino, che si stabilisca con chiarezza chi deve fare cosa e che i rifiuti vengano rimossi in tempi rapidi. Serve anche che venga comunicato ai cittadini l’esito dell’intervento, perché la trasparenza è parte della cura.

Anas? Comune di San Fili? Altri enti competenti? La domanda è legittima e va chiarita senza polemiche inutili, ma anche senza dormire sugli atti. La strada è lì, i rifiuti sono lì, il degrado è sotto gli occhi di tutti. E quando un problema è così visibile, l’inerzia diventa ancora più difficile da 
comprendere.

La prima colpa è degli incivili che hanno trasformato quel tratto in una pattumiera. Ma dopo settimane di permanenza, la questione non riguarda più soltanto chi ha scaricato. Riguarda anche chi deve vedere, segnalare, ordinare, rimuovere, controllare. Riguarda il funzionamento della macchina pubblica. Riguarda il rispetto per un territorio che non può essere lasciato in ostaggio di sacchi neri e indifferenza.

La SS 107 deve tornare a essere una strada, non una discarica. E deve tornarlo subito. Perché il decoro non è un lusso, l’ambiente non è un optional e la pazienza dei cittadini non può essere scambiata per rassegnazione.