Uno dei negozi chiusi su corso Mazzini
Uno dei negozi chiusi su corso Mazzini

Passeggiare lungo Corso Mazzini, a Cosenza, significa attraversare una delle strade simbolo della città, ma anche fare i conti con una realtà commerciale che mostra segnali di sofferenza sempre più evidenti. Le chiusure delle attività, alcune delle quali rappresentano da anni un punto di riferimento per la comunità, raccontano le difficoltà di un tessuto economico che fatica a resistere. E dietro le vetrine ancora illuminate si nascondono preoccupazioni, sacrifici e bilanci sempre più complicati da far quadrare. Non è soltanto una questione di vendite o di cambiamenti nelle abitudini dei consumatori. A pesare, secondo le preoccupazioni raccolte tra gli esercenti, sono anche i costi di gestione, gli oneri legati all’occupazione del suolo pubblico e la percezione di un sostegno istituzionale insufficiente rispetto alle necessità quotidiane di chi tiene aperta un’attività. «Non se ne può più, questa situazione è diventata insostenibile. Siamo allo stremo e ogni giorno diventa più difficile andare avanti», è il senso del malcontento che emerge tra i commercianti, anche di fronte a realtà storiche che oggi si trovano a fare i conti con un futuro tutt’altro che scontato.

Costi in aumento e il nodo del sostegno del Comune

Tra le questioni che alimentano maggiormente le preoccupazioni c’è quella del suolo pubblico, con costi che, secondo gli esercenti, sono diventati sempre più pesanti da sostenere. Un elemento che si aggiunge alle spese ordinarie, dagli affitti alle utenze, fino al personale e alla gestione quotidiana dei negozi. Il problema, tuttavia, non si esaurisce nella dimensione economica. A emergere è soprattutto la richiesta di una presenza più concreta da parte dell’amministrazione comunale, una presenza capace di ascoltare le difficoltà di chi investe, lavora e contribuisce a mantenere vivo il centro cittadino. «Siamo stanchi di segnalare sempre gli stessi problemi. Ogni volta si parla della necessità di rilanciare il commercio, ma noi abbiamo bisogno di risposte concrete, non soltanto di parole», è un’altra delle contestazioni che sintetizzano il clima di insoddisfazione. Una critica che investe direttamente il rapporto tra Palazzo dei Bruzi e il mondo produttivo del centro, chiamando in causa la capacità di costruire un dialogo costante con gli operatori economici. Perché il rilancio commerciale, a prescindere dai pregi e dai difetti di qualsiasi amministrazione, richiede ascolto, programmazione e interventi che tengano conto delle condizioni reali in cui lavorano gli esercenti.

Il rischio più grande è la rassegnazione

C’è poi un aspetto meno visibile, ma forse ancora più preoccupante: la rassegnazione. Quando le difficoltà si accumulano e le richieste di intervento sembrano non produrre cambiamenti percepibili, il rischio è che anche la volontà di resistere finisca per indebolirsi. «La cosa peggiore è che ormai ci stiamo abituando a questa situazione. Ti ritrovi a ripetere sempre che le cose non vanno, ma alla fine ti chiedi a cosa serva continuare a lamentarti», è il sentimento che accompagna le preoccupazioni di una parte degli operatori commerciali. Parole che restituiscono il senso di una difficoltà che va oltre il singolo esercizio e investe l’identità stessa di Corso Mazzini. La questione, dunque, riguarda il futuro commerciale di Cosenza e chiama in causa anche le responsabilità dell’amministrazione. Servono politiche capaci di sostenere le attività, rendere il centro più attrattivo e ristabilire un rapporto di fiducia con chi, nonostante tutto, continua a investire sul territorio. Il tempo delle rassicurazioni, secondo il malcontento che attraversa Corso Mazzini, rischia di non bastare più. Perché dietro le vetrine e le insegne c’è chi ogni giorno prova a resistere. E quando a prevalere è la rassegnazione, il pericolo non è soltanto quello di perdere altri negozi, ma di vedere spegnersi lentamente una parte importante della vita cittadina.