Vannacci apre la stagione dei cambi di casacca in Calabria: dopo Lega e Forza Italia, chi sarà il prossimo?
E allora vedremo se la Calabria diventerà davvero la “Sassonia” immaginata da Vannacci o, più realisticamente, uno dei principali laboratori italiani del suo nuovo partito

Futuro Nazionale cresce pescando soprattutto nel centrodestra calabrese. Da Furgiuele a Giannetta, passando per Lamezia e gli ex azzurri: le suppletive di Reggio Calabria diventano il primo vero test per Vannacci. Ma la partita più interessante potrebbe cominciare il giorno dopo, quando si conteranno voti, amministratori e nuove adesioni. In politica si chiama riposizionamento. Quando si vuole essere ancora più eleganti diventa “evoluzione del percorso politico”, “nuova fase”, “scelta coerente”, “approdo naturale”. L’elettore, molto più semplicemente, continua a chiamarlo cambio di casacca. E in Calabria, dove la geografia dei partiti è spesso meno stabile di quella dei territori, Roberto Vannacci sembra aver capito una cosa prima di molti altri: per costruire rapidamente un partito non bastano iscritti, gazebo e comitati. Servono amministratori, consiglieri, ex parlamentari, dirigenti, persone che abbiano già pacchetti di consenso, relazioni e conoscenza del territorio. In altre parole, per costruire il nuovo spesso conviene partire da materiale politico già esistente.
Futuro Nazionale in Calabria lo sta facendo.
E lo sta facendo soprattutto andando a pescare dentro quello stesso centrodestra che Vannacci accusa di essersi allontanato dai valori tradizionali della destra. Il fenomeno ormai non è più marginale. Il deputato calabrese Domenico Furgiuele ha lasciato la Lega per aderire a Futuro Nazionale. A Lamezia Terme hanno seguito la stessa strada i consiglieri Massimo Cristiano e Carmine Villella e l’assessora Donatella Amicarelli, dando vita al primo gruppo consiliare calabrese del partito. Poi è arrivato il passaggio politicamente più pesante. Domenico Giannetta, fino a poche settimane fa capogruppo di Forza Italia in Consiglio regionale, ha lasciato gli azzurri ed è diventato il candidato di Futuro Nazionale alle elezioni suppletive per la Camera nel collegio di Reggio Calabria del 27 e 28 settembre. Una scelta che ha provocato l’immediata reazione di Roberto Occhiuto, che lo ha considerato fuori dalla maggioranza regionale. Giannetta ha spiegato il passaggio con una formula politicamente interessante: «Non cambio identità, cambio la piattaforma politica». E forse dentro questa frase c’è già una buona parte del futuro della politica calabrese.
Quando il cambio di casacca diventa “evoluzione”
Non c’è nulla di illegale, naturalmente, nel cambiare partito. Le idee possono cambiare. I partiti possono cambiare. Le leadership cambiano. Può accadere che una formazione politica nella quale ci si riconosceva dieci anni prima non rappresenti più ciò che si pensa oggi. Tutto legittimo. Ma è altrettanto legittimo che gli elettori osservino il fenomeno con una certa curiosità, soprattutto quando i cambi diventano numerosi e si concentrano attorno ad una nuova forza politica che ha bisogno di costruire rapidamente classe dirigente e presenza nelle istituzioni. E in Calabria la domanda ormai è inevitabile:
Giannetta è un punto di arrivo o soltanto l’inizio?
Perché dietro il consigliere regionale ex Forza Italia c’è già una piccola processione politica. Oltre a Furgiuele e agli amministratori di Lamezia, a Futuro Nazionale ha aderito anche Domenico Tallini, già presidente del Consiglio regionale e per anni figura di primo piano di Forza Italia in Calabria. Nel Cosentino sono entrati nel progetto vannacciano figure provenienti dalla vecchia destra calabrese come Giovanni Dima e Fabrizio Falvo. Nel Reggino sono arrivati altri segnali. Pancrazio “Walter” Melcore, proveniente dall’area Udc-Democrazia Cristiana, ha aderito a Futuro Nazionale ad agosto. A settembre è stata ufficializzata anche l’adesione di Domenico “Mimmo” Luppino, storico esponente dello Scudo crociato e più volte consigliere comunale a Cosoleto. Non stiamo parlando ancora di un terremoto. Ma certamente non siamo più davanti a qualche iscrizione isolata.
Il vero patrimonio che Vannacci cerca nei vecchi partiti
È questo il punto. Vannacci non ha bisogno soltanto di voti. Ha bisogno di radicamento. Un nuovo partito può avere un leader molto conosciuto e raccogliere migliaia di adesioni, ma senza uomini sul territorio rischia di rimanere una grande pagina social con un simbolo elettorale. Servono candidati. Servono rappresentanti nei Comuni. Servono consiglieri regionali. Servono persone capaci di organizzare una lista a Cosenza, Catanzaro, Reggio Calabria, Lamezia, Corigliano Rossano o Vibo Valentia. E dove si trovano queste persone? La risposta è quasi banale. Nei partiti che esistono già. Ecco perché il tema dei cambi di casacca in Calabria potrebbe diventare molto più importante del risultato stesso delle suppletive reggine. Se Giannetta dovesse ottenere un risultato significativo, Futuro Nazionale potrebbe diventare improvvisamente molto più interessante anche per amministratori che oggi osservano dalla finestra. In politica funziona spesso così. Prima arrivano i pionieri. Poi arrivano i convinti. Infine arrivano quelli che avevano sempre pensato esattamente la stessa cosa, ma curiosamente se ne ricordano quando i sondaggi cominciano a salire. È una dinamica antica. E non appartiene soltanto alla Calabria.
Il voto di Reggio diventa una gigantesca vetrina
Per questo le elezioni suppletive di Reggio Calabria valgono molto più di un seggio alla Camera. Per Vannacci rappresentano un test nazionale. Ma per Futuro Nazionale in Calabria rappresentano soprattutto una certificazione. Se il risultato dovesse essere modesto, molti potenziali nuovi aderenti potrebbero continuare prudentemente a osservare. Se invece il partito dovesse ottenere una percentuale importante, potrebbe aprirsi una fase completamente diversa. Perché in politica la convinzione ideologica possiede spesso una singolare sensibilità alle percentuali. Un partito al 2% viene definito testimoniale. Al 5% diventa interessante. Al 10% improvvisamente si scopre che interpreta “un bisogno profondo della società”. E intorno cominciano ad apparire persone che quel bisogno, evidentemente, avevano sempre avvertito. Soltanto in silenzio. È anche per questa ragione che il passaggio di Giannetta pesa. Non è arrivato un semplice militante. È arrivato quello che era il capogruppo di Forza Italia alla Regione Calabria, eletto dentro un partito centrale negli equilibri del governo regionale. Furgiuele, commentando la candidatura, ha parlato apertamente dell’inizio della “marcia” di Futuro Nazionale verso le future elezioni politiche e ha presentato il passaggio di Giannetta come l’ingresso del partito anche nel Consiglio regionale. Quindi il progetto è tutt’altro che nascosto.
E dopo Giannetta chi cambia casacca?
Qui bisogna distinguere i fatti dalle suggestioni. Non ci sono elementi per attribuire oggi ad altri specifici consiglieri regionali o amministratori una volontà di lasciare i propri partiti. Fare nomi senza conferme sarebbe scorretto. Ma politicamente è difficile pensare che il reclutamento finisca qui. Futuro Nazionale ha costruito comitati sul territorio e i suoi dirigenti hanno rivendicato migliaia di iscritti in Calabria. A luglio Rossano Sasso parlava di oltre 5mila adesioni regionali, dato contestato da dirigenti fuoriusciti ma ribadito ufficialmente dal partito. Quindi esiste una competizione aperta non soltanto sui voti, ma anche sulla classe politica del centrodestra. E sarà interessante capire da dove arriveranno gli eventuali prossimi ingressi. Dalla Lega? Da Forza Italia? Dall’area centrista? Da quella parte della destra tradizionale che ritiene Fratelli d’Italia troppo governativa e poco identitaria? Oppure arriveranno soprattutto ex amministratori alla ricerca di un nuovo spazio politico? Sono domande. Per ora devono rimanere tali. Ma sono domande che, dopo quanto già avvenuto negli ultimi mesi, hanno una base politica concreta.
Vannacci a Siderno: «Reggio Calabria sarà la nostra Sassonia»
Ed è qui che assume un significato diverso anche la visita di Roberto Vannacci a Siderno. Il presidente di Futuro Nazionale è arrivato oggi in Calabria per sostenere Giannetta e ha alzato notevolmente l’asticella.
«Reggio Calabria sarà la nostra Sassonia», ha dichiarato, richiamando il risultato ottenuto dall’AfD in Germania e arrivando a sostenere che Futuro Nazionale punta a fare ancora meglio. L’obiettivo dichiarato è vincere.
«Siamo qui per vincere, per ridare dignità a questa terra che si merita un candidato reggino», ha detto Vannacci, insistendo sul legame territoriale di Giannetta e contrapponendo la propria idea di rappresentanza a quella che ha definito una politica “stantia e rancida”. È propaganda elettorale. Come è normale che sia durante una campagna elettorale. Pensare di trasformare Reggio Calabria nella “Sassonia” di Futuro Nazionale è un obiettivo enormemente ambizioso e sarà il voto a stabilire quanto il paragone sia politico e quanto aritmetico. Ma più interessante, ai fini del ragionamento calabrese, è un altro passaggio pronunciato da Vannacci.
Quell’apertura che sembra rivolta anche agli altri partiti
Il leader di Futuro Nazionale ha spiegato a Siderno di portare avanti una “destra diversa”, fondata su principi e valori che considera non negoziabili.
Poi però ha aperto. Ha detto di essere disposto a «discutere», cercare una sintesi e trovare una convergenza con chi si riconosca in determinati principi della destra. Formalmente Vannacci stava parlando di rapporti politici e possibili convergenze. Non ha invitato consiglieri o amministratori a cambiare partito. Ma il messaggio politico arriva comunque molto chiaramente. La porta non è chiusa. Anzi. Sembra piuttosto socchiusa, con la luce accesa e qualcuno all’ingresso. Ed è difficile non leggere quelle parole anche alla luce di ciò che è già successo in Calabria.Furgiuele arrivava dalla Lega. Giannetta da Forza Italia. Cristiano, Villella e Amicarelli dall’area leghista. Tallini ha una lunga storia dentro Forza Italia. Altri ingressi provengono dall’Udc e dalla vecchia destra. Il nuovo partito, insomma, sta crescendo anche attraverso il trasferimento di personale politico proveniente da formazioni già esistenti.
La contraddizione del partito “nuovo” costruito con politici di lungo corso
E qui nasce inevitabilmente una piccola contraddizione. Futuro Nazionale si presenta come alternativa ai vecchi schemi. Vannacci attacca la politica “stantia e rancida”. Giannetta viene presentato come simbolo di una nuova battaglia. Ma una parte consistente del radicamento calabrese viene costruita attraverso uomini che la politica calabrese la conoscono da molti anni. Non è necessariamente un male. Esperienza e rinnovamento non sono incompatibili. Ma allora bisogna scegliere bene le parole. Perché se un politico passa da Forza Italia a Futuro Nazionale può essere un cambio di prospettiva, un’evoluzione, una scelta ideologica. Ma resta anche, tecnicamente e politicamente, un cambio di partito. Chiamarlo “nuovo” non cancella il curriculum precedente. Ed è probabilmente proprio questo il terreno sul quale si giocherà la credibilità di Vannacci in Calabria. Riuscirà a costruire una classe dirigente nuova? Oppure Futuro Nazionale diventerà prevalentemente il nuovo porto nel quale attraccano pezzi provenienti da Lega, Forza Italia, Udc e dalla galassia della destra che non trovano più spazio nelle rispettive case?
Dopo il 28 settembre comincerà la partita vera
Paradossalmente, quindi, il dato più interessante delle suppletive potrebbe arrivare dopo la chiusura delle urne. Non soltanto quanti voti prenderà Giannetta. Ma cosa accadrà nei giorni successivi. Perché se Futuro Nazionale dovesse mostrare una capacità elettorale significativa, il telefono dei suoi dirigenti regionali potrebbe cominciare a squillare con maggiore frequenza. E allora vedremo se la Calabria diventerà davvero la “Sassonia” immaginata da Vannacci o, più realisticamente, uno dei principali laboratori italiani del suo nuovo partito. Un laboratorio nel quale, al momento, la materia prima abbonda. Militanti. Comitati. Scontenti. Ex. Amministratori. Dirigenti in cerca di collocazione. Politici che parlano di evoluzione. Politici che parlano di coerenza. E naturalmente politici che assicurano di non avere cambiato idea, ma soltanto partito. Il calciomercato politico calabrese sembra insomma essere appena iniziato. E a differenza di quello del calcio non esiste una data ufficiale per la chiusura dei trasferimenti. Per questo la domanda, dopo Furgiuele e soprattutto dopo Giannetta, non è più se Vannacci sia riuscito a strappare qualche pezzo ai vecchi partiti. Quello è già successo. La domanda vera è un’altra: chi sarà il prossimo a cambiare casacca?