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Un impero economico edificato all'ombra della criminalità organizzata e ora definitivamente smantellato dallo Stato. Ammonta a ben sei milioni di euro il valore complessivo del patrimonio sottratto a un esponente di spicco della potente cosca Barbaro "Castani" di Platì, attiva nella Locride e con profonde ramificazioni nel resto del Paese. I militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Reggio Calabria, sotto il coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia, hanno dato esecuzione a un provvedimento di confisca di beni diventato definitivo.

L'operazione odierna rappresenta l'atto conclusivo di un lungo e meticoloso percorso investigativo guidato dai magistrati di Reggio Calabria. Le indagini economico-patrimoniali si sono concentrate sulla figura del sodale della cosca, mettendone in luce la sproporzione tra i redditi dichiarati e l'immensa fortuna accumulata negli anni, considerata dagli inquirenti il frutto del reinvestimento di capitali illeciti derivanti dalle attività criminali del clan.

Il provvedimento ha colpito un patrimonio straordinariamente vasto e diversificato, che comprendeva ville signorili e appartamenti situati nelle roccaforti storiche della cosca, oltre a numerosi appezzamenti di terreno agricoli ed edificabili. I sigilli di Stato sono scattati anche per società e attività commerciali operanti in settori strategici dell'economia, utilizzate come paravento per ripulire il denaro sporco, nonché per numerosi rapporti finanziari tra conti correnti, polizze assicurative, depositi di risparmio e titoli azionari immediatamente congelati e incamerati dall'Erario.

Le indagini dei finanzieri hanno permesso di svelare un collaudato sistema di intestazioni fittizie, architettato ad arte per proteggere i beni di lusso da eventuali misure di prevenzione giudiziaria. Si trattava di una complessa barriera societaria e familiare che gli specialisti della Guardia di Finanza sono riusciti a scardinare grazie a incroci bancari e complessi accertamenti patrimoniali.

La cosca Barbaro di Platì è storicamente considerata dagli inquirenti una delle consorterie più influenti dell'intera 'ndrangheta, con un ruolo egemone nel traffico internazionale di stupefacenti e nella gestione dei sequestri di persona nei decenni passati. I proventi di queste attività illecite, come dimostrato dalla maxi confisca, venivano capillarmente reinvestiti nell'economia legale per garantirsi il controllo economico del territorio. Con questo provvedimento definitivo, lo Stato non solo priva il clan di ingenti risorse finanziarie necessarie per il sostentamento dell'organizzazione e il pagamento degli affiliati detenuti, ma ribadisce che il contrasto alle mafie passa inevitabilmente dal sistematico svuotamento dei loro forzieri economici.