Morte di Perrotta, cambia il quadro dell’aggressione
Un solo pugno e la caduta fatale: l’ipotesi è omicidio preterintenzionale
Il Tribunale della Libertà ha ridimensionato la ricostruzione iniziale dell’aggressione, escludendo che la vittima sia stata colpita ripetutamente con calci e pugni. Sebbene il fermo dell’11 agosto non sia stato convalidato per l’assenza dei presupposti legati al pericolo di fuga, il GIP ha disposto la custodia cautelare in carcere per Domenico. A pesare nella valutazione sono state le testimonianze e le immagini acquisite durante le indagini, che hanno contribuito a delineare una dinamica diversa da quella ipotizzata nelle prime fasi.
Un solo colpo e la caduta fatale
Secondo la ricostruzione ritenuta maggiormente coerente con gli elementi raccolti, Domenico avrebbe sferrato un unico pugno al volto di Perrotta. Il colpo avrebbe provocato la caduta all’indietro della vittima, che avrebbe battuto violentemente la testa. Una dinamica confermata anche dalle dichiarazioni rese da Umberto Orsino durante l’interrogatorio. Il giudice ha comunque definito le modalità dell’aggressione «oggettivamente allarmanti», evidenziando anche una possibile difficoltà nel controllo degli impulsi.
L’ipotesi dell’omicidio preterintenzionale
Alla luce degli elementi finora emersi, la vicenda viene ricondotta all’ipotesi di omicidio preterintenzionale, mentre proseguono gli accertamenti per chiarire ogni aspetto della vicenda e definire le responsabilità individuali. Gli inquirenti attendono in particolare il deposito completo degli esiti dell’autopsia e degli ulteriori accertamenti tecnici, che saranno determinanti per stabilire con maggiore precisione le cause della morte e il quadro delle responsabilità penali.