La protesta dei tir nel lametino
La protesta dei tir nel lametino

​La protesta degli autotrasportatori in Calabria si ferma, almeno per il momento. Ad annunciarlo è Fedralog, la Federazione regionale della logistica che aveva promosso e proclamato l'agitazione. ​La scelta di congelare il blocco dei servizi nasce dalla volontà di evitare un impatto devastante sull'economia locale e sull'approvvigionamento dei beni di prima necessità. Come si legge in una nota ufficiale diffusa dall'organizzazione, si tratta di "una decisione sofferta ma meditata, presa con profondo senso di responsabilità verso la collettività, le imprese, i cittadini e per la tutela della sicurezza nazionale".

​Sospensione con riserva: attesa per il vertice del 27

​La tregua non rappresenta una resa, bensì un'apertura di credito nei confronti delle istituzioni centrali. La federazione ha scelto di congelare le mobilitazioni per consentire lo svolgimento delle trattative su un piano costruttivo.

​"Abbiamo deciso di sospendere l'astensione per dare fiducia al governo e al ministero", sottolinea Fedralog. Tutti i riflettori sono ora puntati sull'incontro decisivo previsto per il 27, giorno in cui gli operatori del settore si confronteranno direttamente con il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini. Dall'esito di questo tavolo dipenderà il futuro della vertenza: "Confidiamo che nell'incontro con il ministro Salvini arrivino finalmente le soluzioni concrete e tanto attese".

​Ultimatum delle categorie: pronti al corteo dei tir verso la Capitale

​Nonostante la sospensione del blocco, il clima resta teso. La categoria attende risposte chiare su nodi strutturali ed economicamente insostenibili per il comparto logistico calabrese. ​Se dal vertice ministeriale non dovessero emergere impegni precisi e calendarizzati, la protesta riprenderà con modalità ancora più impattanti. Fedralog ha infatti già tracciato la rotta per un'eventuale ripresa delle ostilità: "In mancanza di risposte adeguate, organizzeremo un corteo verso Roma con tutti i mezzi". Una minaccia chiara che sposta la pressione direttamente sulla sede del Ministero.