Cosenza, parte il progetto “Adotta una via”. Ma il decoro urbano divide già la città
Il progetto parte dunque da un principio semplice: se una strada appartiene a tutti, tutti possono contribuire a renderla migliore.
Partiamo dal progetto. Perché così deve essere. E Cosenza, con l’amministrazione guidata da Franz Caruso, prova a dare un nuovo processo al decoro urbano puntando sull’unione fra cittadini, attività economiche e istituzioni e, soprattutto, sul senso civico di chi vive ogni giorno la città.
Si chiama “Adotta una Via” ed è l’iniziativa attraverso la quale Palazzo dei Bruzi vuole trasformare alcune delle principali strade cittadine in spazi nei quali commercio, artigianato, turismo, cultura e partecipazione possano camminare insieme.
L’idea dell’amministrazione è abbastanza chiara: una città più bella e attrattiva non si costruisce soltanto attraverso le opere pubbliche, ma anche attraverso la partecipazione di chi quella città la vive, ci lavora e decide di investirci.
Il Comune intende quindi coinvolgere commercianti, artigiani, pubblici esercizi, operatori turistici, associazioni, comitati di quartiere e realtà del territorio nella costruzione di programmi condivisi per la valorizzazione delle singole vie.
È quella che Caruso definisce una nuova forma di amministrazione fondata sulla corresponsabilità e sulla partecipazione.
Quando il cittadino diventa protagonista
Il progetto parte dunque da un principio semplice: se una strada appartiene a tutti, tutti possono contribuire a renderla migliore.
L’assessore alle Attività Produttive, Commercio, Artigianato e Turismo Rosario Branda parla di un vero e proprio cambio di prospettiva. Le vie commerciali non vengono considerate soltanto come luoghi nei quali si svolgono attività economiche, ma come comunità urbane, spazi di relazione e identità.
Nella prossima settimana è previsto un incontro con le associazioni di categoria per illustrare l’avviso pubblico attraverso il quale saranno raccolte le manifestazioni di interesse.
Fin qui il progetto.
Poi, però, arriva la città. Quella reale. Quella che commenta, osserva, applaude, critica e soprattutto mette sul tavolo una domanda che non può essere ignorata.
“E il dovere dell’amministrazione?”
Perché si sa: ogni progetto porta con sé gioie e dolori. E ogni scelta, soprattutto quando riguarda lo spazio pubblico, porta inevitabilmente con sé commenti e reazioni.
Questa volta a farsi sentire sono stati proprio alcuni cittadini sui social.
“Noi possiamo metterci tutto l’amore per questa città, ma dove arriva invece il dovere dell’amministrazione?”, scrive un utente su Facebook.
E una cittadina cosentina, definendosi tale da sempre, rincara: “Basterebbe guardare le strade. Puoi tenerle pulite, ma se manca l’appoggio dell’amministrazione dove arriviamo?”.
Sono commenti che vanno oltre il singolo progetto. Perché dentro quelle parole c’è una questione più ampia: quanto può essere affidato al senso civico dei cittadini e quanto, invece, resta necessariamente nelle responsabilità di chi amministra?
Il punto non è scegliere tra cittadini e Comune
Ed è probabilmente qui che “Adotta una Via” incontra il suo vero banco di prova.
Perché il senso civico non può diventare una scorciatoia per sostituire ciò che deve fare un’amministrazione. Allo stesso tempo, però, un’amministrazione non può pensare di costruire una città più bella senza il coinvolgimento di chi quella città la vive ogni giorno.
Le due cose, forse, non sono alternative.
Il cittadino può adottare una strada, prendersene cura, contribuire a renderla più viva. Ma quella stessa strada deve poter contare su servizi efficienti, manutenzione, pulizia, sicurezza e presenza istituzionale.
Il nervo scoperto
Insomma, non tutto è oro soltanto perché luccica e certamente non esiste un metro unico con cui giudicare una proposta che, almeno nelle intenzioni, prova a costruire una relazione diversa tra amministrazione e comunità.
Ma proprio per questo il progetto ha toccato un nervo scoperto.
Perché dietro “Adotta una Via” non c’è soltanto il decoro di una strada. C’è l’idea di quale debba essere il rapporto tra una città e chi la amministra.
E Cosenza, ancora una volta, sembra chiamata a scegliere non tanto chi deve fare, ma soprattutto come si può fare insieme.
La risposta, però, questa volta dovrà arrivare dalla strada. Letteralmente.