Vaglio Lise, il bivio di un’area che Cosenza non può più lasciare ai margini
Con il nuovo ospedale orientato verso l’area Unical, torna centrale il futuro di Vaglio Lise: la proposta di Francesco Napoli per un Convention & Expo Center riapre il confronto sulla rigenerazione e sul ruolo strategico della zona
Ci sono aree di una città che, più di altre, raccontano le occasioni mancate. Vaglio Lise è una di queste. E oggi, dopo che il progetto del nuovo ospedale di Cosenza sembra aver preso la direzione dell’area nei pressi dell’Università della Calabria, quella zona si ritrova davanti a un bivio che non può più essere rinviato.
Da una parte il rischio di rimanere periferia. Dall’altra la possibilità di trasformarsi in una nuova porta d’ingresso alla città.
La proposta di Francesco Napoli (Confapi)
È dentro questo scenario che torna a farsi sentire Francesco Napoli, con una proposta che rilancia l’idea di una grande area congressuale capace di ospitare fiere, eventi, congressi, innovazione e nuove attività economiche. Un progetto che guarda a una struttura più ampia, un vero Convention & Expo Center, pensato per trasformare Vaglio Lise da area periferica a polo strategico della città.
Il dovere della politica
La questione è diventata più grande del singolo progetto. Perché quando un territorio perde una grande infrastruttura attorno alla quale aveva immaginato il proprio futuro, la politica ha il dovere di non limitarsi a prendere atto della scelta. Deve interrogarsi su cosa viene dopo.
Vaglio Lise non può diventare semplicemente il luogo in cui non è stato costruito l’ospedale. Sarebbe una prospettiva troppo povera per un’area che dispone di spazi, collegamenti e una posizione strategica. E sarebbe soprattutto l’ennesima occasione persa per Cosenza, che da anni discute della necessità di ricucire le proprie periferie e di costruire una città capace di guardare oltre i confini del centro urbano.
Convention & Expo Center
La proposta di Napoli, dunque, merita di essere inserita dentro una discussione politica più ampia. Una grande Convention & Expo Center non sarebbe soltanto un contenitore per manifestazioni. Potrebbe diventare un pezzo di una nuova idea urbana: congressi, fiere, turismo, ospitalità, imprese, innovazione e servizi.
Già nel 2021, il masterplan elaborato per Confapi immaginava una struttura di circa 65 mila metri quadrati, con padiglioni espositivi, sale flessibili per conferenze, seminari e meeting, oltre a spazi direzionali, incubatori e startup innovative.
E allora la domanda non è soltanto se sia possibile costruire un grande centro congressi. La domanda vera è: quale ruolo vogliamo assegnare a Vaglio Lise nella Cosenza dei prossimi vent’anni?
Cogliere le opportunità
Perché una città si governa anche decidendo dove concentrare le proprie energie, quali aree rigenerare, quali infrastrutture collegare tra loro e quali vocazioni trasformare in opportunità.
La stazione ferroviaria, la vicinanza all’autostrada, la posizione rispetto alla città e la possibilità di intercettare un bacino molto più ampio della sola provincia possono rappresentare gli elementi di una strategia territoriale più ambiziosa.
Per questo la discussione sul Convention & Expo Center non dovrebbe essere archiviata come l’ennesima idea progettuale. Dovrebbe diventare un’occasione per chiedere alla politica una cosa semplice e, allo stesso tempo, decisiva: programmazione.
Dopo l’ospedale, Vaglio Lise ha bisogno di sapere cosa sarà. Non domani. Non tra dieci anni. Adesso. Perché il rischio, altrimenti, è quello di trasformare una grande area strategica in una periferia permanente, condannata ad attendere la prossima promessa. E Cosenza non può più permetterselo.
Una porta verso il domani
La proposta di Francesco Napoli riapre quindi una partita che va ben oltre il Palacongressi. È una partita che riguarda il modello di città che si vuole costruire.
Una città che concentra tutto in pochi luoghi oppure una città capace di redistribuire sviluppo, funzioni e opportunità? Vaglio Lise può essere ancora una periferia. Oppure può diventare una porta.
La differenza, questa volta, la farà la capacità della politica di trasformare le idee in una vera programmazione.