Omicidio Sibarelli, due versioni dell'agguato: vittima innocente o anche lei nel mirino dei killer?
Silvana Sibarelli potrebbe essere stata uccisa dopo che il marito era già stato ferito oppure insieme a lui, sotto una pioggia di proiettili. Le ricostruzioni non coincidono

Una donna morta, un uomo ferito e due ricostruzioni che raccontano lo stesso agguato in maniera profondamente diversa. A quasi ventiquattr'ore dall'omicidio di Silvana Sibarelli, avvenuto nella notte tra venerdì 23 e sabato 24 ottobre in contrada Lattughelle, nelle campagne di Cassano allo Ionio, non è ancora chiaro come si siano svolti gli ultimi istanti di vita della donna. Il marito, Damiano Pepe, conosciuto come «Tripolino», è sopravvissuto ai colpi dei sicari. È ricoverato all'ospedale Annunziata di Cosenza, dove è stato trasferito dopo un intervento chirurgico. Le sue condizioni vengono descritte come stazionarie. La moglie, invece, è morta sotto i proiettili esplosi davanti alla loro abitazione.
La prima versione: Silvana Sibarelli sarebbe uscita di casa dopo gli spari
Secondo una prima ricostruzione, Pepe sarebbe arrivato in automobile davanti a casa e, accortosi della presenza degli assassini, avrebbe tentato di fuggire. I killer avrebbero aperto il fuoco, raggiungendolo alla schiena. Silvana Sibarelli, che si trovava all'interno dell'abitazione, sarebbe uscita dopo aver sentito gli spari. A quel punto sarebbe stata investita da altri colpi, al petto e al volto. È una sequenza che, se confermata, cambierebbe il significato dell'agguato. Gli assassini avrebbero avuto davanti un uomo già ferito e una donna sopraggiunta soltanto successivamente. In questo caso, la decisione di sparare anche contro Silvana Sibarelli indicherebbe la volontà di uccidere pure lei. Non sarebbe stata una vittima raggiunta accidentalmente dai proiettili destinati al marito, ma una persona contro la quale i killer avrebbero deliberatamente rivolto le armi, dopo aver già colpito Pepe.
La seconda ricostruzione: i coniugi sarebbero stati colpiti insieme davanti al cancello
Esiste però un'altra versione, altrettanto precisa e completamente differente. Damiano Pepe e Silvana Sibarelli sarebbero rientrati insieme a bordo di una Fiat Panda. Giunti davanti al cancello dell'abitazione, sarebbero stati sorpresi dal commando, che avrebbe aperto il fuoco contro la vettura. Pepe sarebbe stato raggiunto alle spalle e alla clavicola, mentre la moglie avrebbe riportato ferite mortali anche alla testa. In questa seconda ricostruzione non ci sarebbe stata una donna richiamata fuori di casa dagli spari, ma due persone investite contemporaneamente dal fuoco degli assassini. Sibarelli potrebbe essere stata colpita perché si trovava accanto al marito, il presumibile bersaglio dell'agguato, oppure perché il commando aveva intenzione di eliminare entrambi.

Vittima dell'agguato al marito o bersaglio dei killer? La differenza decisiva
Le due versioni non possono essere considerate equivalenti nei loro effetti. Nella prima, la donna viene colpita dopo che il marito è già stato ferito, e questo indicherebbe una precisa volontà omicida anche nei suoi confronti. Nella seconda, muore nella stessa azione di fuoco, senza che sia ancora possibile distinguere se fosse un bersaglio oppure una vittima dell'attacco contro Pepe. In entrambi i casi, però, l'agguato si consuma davanti all'abitazione dei coniugi, nel momento del rientro a casa.
Almeno due sicari e un'arma lunga: i punti ancora da chiarire
Un altro elemento riguarda le modalità dell'attacco. Le prime informazioni parlano di almeno due killer e dell'impiego di un'arma lunga, la cui tipologia esatta deve ancora essere chiarita. Sarebbero stati esplosi numerosi colpi. Non è stato accertato se a sparare sia stato uno solo degli aggressori oppure entrambi, né se siano state utilizzate più armi. La quantità di colpi descritta nelle prime ricostruzioni restituisce l'immagine di un'azione particolarmente violenta. Il commando potrebbe aver sparato all'impazzata contro la coppia, senza distinguere chi si trovasse sulla traiettoria dei proiettili. Ma la versione che colloca Sibarelli sull'uscio di casa, dopo il ferimento del marito, suggerisce uno scenario diverso: quello di una donna contro la quale sarebbe stato indirizzato il fuoco in un momento successivo. Ed è questa la contraddizione che pesa maggiormente sulla ricostruzione del delitto. Non riguarda soltanto la posizione della vittima, ma la possibilità che la sua uccisione sia stata una conseguenza dell'agguato contro Pepe oppure un atto deliberato degli assassini.
L'azione del commando davanti all'abitazione dei coniugi Pepe
Anche la presenza di almeno due componenti del commando e la scelta di colpire davanti al cancello dell'abitazione indicano un'azione organizzata, non un incontro casuale. I sicari avrebbero atteso il ritorno di Pepe, approfittando di un momento nel quale l'uomo era esposto. Il fatto che sia sopravvissuto, nonostante i numerosi colpi esplosi, aggiunge un altro elemento alla ricostruzione di un agguato che ha avuto come unica vittima mortale sua moglie.
Le indagini dei carabinieri e l'autopsia per ricostruire la dinamica
Le indagini dei carabinieri dovranno chiarire la sequenza degli spari, mentre l'autopsia sul corpo di Silvana Sibarelli potrà fornire ulteriori elementi sulle ferite mortali. Anche la testimonianza di Damiano Pepe, quando le condizioni di salute lo consentiranno, potrebbe contribuire a ricostruire quei momenti. Per ora resta una certezza: nella notte di Lattughelle un commando armato ha aperto il fuoco davanti all'abitazione dei coniugi Pepe. L'uomo è sopravvissuto, la donna è stata uccisa. Ma tra una moglie investita dai proiettili mentre sedeva accanto al marito e una donna raggiunta dagli assassini dopo essere uscita di casa corre una differenza enorme. Nella seconda ipotesi, quella della donna uscita dall'abitazione, non si tratterebbe soltanto di un agguato contro Tripolino finito con la morte della moglie: sarebbe un omicidio voluto anche nei confronti di Silvana Sibarelli.