Un peschereccio
Un peschereccio

Automobilisti e imprese che utilizzano la rete stradale possono beneficiare del tetto introdotto da Eni, pari a 1,99 euro al litro per la benzina e 2,19 euro per il gasolio, almeno per i primi trenta giorni. Per la pesca professionale, però, la situazione è diversa: il provvedimento non trova applicazione nei porti dove si riforniscono motopescherecci e altre imbarcazioni professionali. A richiamare l’attenzione sul problema è Paolo Tiozzo, vicepresidente di Confcooperative Agroalimentare e Pesca. La conseguenza è che le marinerie restano pienamente esposte alle oscillazioni del costo del gasolio in banchina proprio mentre l’aumento dell’energia sta comprimendo sempre di più i margini delle imprese.

Il carburante arriva a pesare per oltre il 60% dei costi

Secondo Confcooperative, il prezzo del gasolio per la pesca oscilla attualmente tra 1,30 e 1,70 euro al litro, con aumenti che in alcuni casi avrebbero raggiunto il 200% rispetto ai livelli precedenti. L’impatto diventa particolarmente pesante per la pesca a strascico. Un peschereccio medio da 350 kW, con circa 140 giornate di attività all’anno e 15 ore di lavoro al giorno, può arrivare a consumare 180 mila litri di gasolio in dodici mesi. Il maggiore costo stimato è di circa 45 mila euro all’anno per singola imbarcazione. Confcooperative aveva già lanciato l’allarme nelle scorse settimane, sottolineando come il carburante possa rappresentare ormai oltre il 60% dei costi di gestione, contro il 20-30% degli anni Duemila. In queste condizioni il profitto lordo delle imprese potrebbe ridursi del 25-30%, rendendo alcune uscite in mare economicamente poco sostenibili.

Calabria, cresce il malessere nelle marinerie

Il disagio sta interessando in particolare il Mezzogiorno. In Calabria e Sicilia sono state segnalate proteste spontanee, mentre in numerosi porti italiani le imprese stanno riducendo l’attività per contenere il consumo di carburante. Per le marinerie calabresi il problema assume un peso ulteriore perché molte realtà sono composte da imprese di piccole dimensioni, già chiamate a confrontarsi con costi di manutenzione, limiti alle giornate di pesca e difficoltà nella commercializzazione del prodotto. Il caro gasolio rischia quindi di incidere direttamente sul numero delle uscite, sulle quantità pescate e, di conseguenza, anche sull’intera filiera che ruota attorno ai porti: cooperative, mercati ittici, lavoratori e attività commerciali.

Dal primo ottobre scatta il fermo pesca

Una tregua momentanea arriverà dal primo ottobre con l’avvio del fermo obbligatorio per numerose marinerie del Tirreno e della Calabria. Il provvedimento riguarda, tra gli altri, i compartimenti di Corigliano Calabro, Crotone, Reggio Calabria, Bagnara Calabra, Vibo Valentia e Gioia Tauro e resterà in vigore fino al 30 ottobre per le unità interessate. La sospensione consentirà temporaneamente di ridurre il consumo di carburante, ma non risolve il problema strutturale. Alla ripresa delle attività i pescatori potrebbero infatti ritrovarsi nuovamente davanti agli stessi prezzi, con il rischio che per alcune imbarcazioni tornare in mare non sia economicamente conveniente.

Prima di uscire si fanno i conti anche con il meteo

Il caro energia sta modificando persino il modo di programmare le battute di pesca. Le condizioni del mare vengono valutate non soltanto sotto il profilo della sicurezza, ma anche sulla base dei consumi. Con mare mosso il motore lavora di più, il consumo aumenta e l’uscita può trasformarsi rapidamente in una giornata in perdita. Per questo molti equipaggi consultano con maggiore attenzione le previsioni meteorologiche e tendono a ridurre le distanze percorse, concentrando l’attività più vicino alla costa quando possibile. Una strategia di sopravvivenza economica che, però, produce conseguenze anche sulle cooperative di conferimento e sull’intera disponibilità di pescato.

Credito d’imposta, ma il settore chiede interventi strutturali

Per affrontare l’emergenza è stato riconosciuto alle imprese della pesca un credito d’imposta fino al 20% della spesa sostenuta per il carburante nei mesi di marzo, aprile e maggio 2026. Confcooperative ha accolto positivamente la misura, giudicandola però insufficiente senza un piano di più lungo periodo. Il paradosso è dunque evidente: mentre sulle strade il caro carburante viene temporaneamente contenuto attraverso i nuovi price cap, nei porti la flotta continua a fare i conti con prezzi capaci di mettere in discussione la convenienza stessa di uscire in mare.Per la Calabria, regione con centinaia di chilometri di costa e numerose piccole marinerie, la questione non riguarda soltanto i pescatori. Se le barche escono meno, diminuisce il pescato locale e aumenta anche il rischio che sulle tavole e nei mercati regionali trovi sempre più spazio prodotto proveniente da altre aree.