Monsignor Savino: «Liberiamoci dalla sindrome del capezzale con i giovani»
Un richiamo a cambiare prospettiva nel rapporto tra generazioni, evitando di considerare i ragazzi come persone da “curare” o correggere
CATANZARO – «Liberiamoci dalla “sindrome del capezzale” quando ci avviciniamo ai giovani». È l’appello rivolto agli adulti da monsignor Francesco Savino, vescovo della diocesi di Cassano all’Ionio e vicepresidente della Cei, al termine dell’incontro svoltosi a Catanzaro con Elena Beccalli, rettrice dell’Università Cattolica del Sacro Cuore.
Un richiamo a cambiare prospettiva nel rapporto tra generazioni, evitando di considerare i ragazzi come persone da “curare” o correggere. «Ci avviciniamo a loro pensando che noi siamo i sani e loro sono invece i malati, perché hanno bisogno di essere curati. Ma non è così. Forse siamo più malati noi», ha sottolineato Savino.
«Ai giovani abbiamo consegnato due debiti»
Nel suo intervento, il vescovo ha richiamato le responsabilità delle generazioni adulte nei confronti dei più giovani, indicando in particolare due pesanti eredità: quella economico-finanziaria e quella ambientale.
«Abbiamo consegnato ai giovani due debiti», ha spiegato Savino, ricordando che ogni bambino nascerebbe oggi con un debito economico-finanziario stimato tra i 36mila e i 38mila euro. A questo si aggiunge, secondo il vescovo, «il debito ecologico», legato alle conseguenze delle scelte compiute dalle generazioni precedenti sull’ambiente e sulle risorse del pianeta.
Da qui la necessità, secondo Savino, di abbandonare una visione paternalistica e di riconoscere nei ragazzi non soltanto i destinatari delle scelte degli adulti, ma protagonisti del presente.
«I giovani sono l’adesso di Dio»
Il vescovo di Cassano all’Ionio ha definito i giovani «una stupenda risorsa», prendendo le distanze dalla consueta espressione secondo cui rappresenterebbero semplicemente il futuro.
«Guai a chi dice che i giovani sono il futuro: i giovani – come diceva papa Francesco – sono l’adesso di Dio», ha affermato Savino.
Una prospettiva che invita gli adulti, le istituzioni e la Chiesa a confrontarsi con le nuove generazioni non soltanto in termini di educazione e accompagnamento, ma anche di ascolto e partecipazione.
Chiesa e università, «camminare insieme» per superare l’autoreferenzialità
Nel commentare l’incontro con la rettrice Beccalli, Savino ha sottolineato l’importanza del confronto in un contesto formativo, quello del seminario e dell’istituto teologico, impegnato nella formazione dei seminaristi e dei giovani orientati al presbiterato.
Il vicepresidente della Cei ha poi individuato nell’«autoreferenzialità» uno dei problemi più rilevanti del Mezzogiorno, pur riconoscendo le numerose risorse presenti nel territorio.
«Il Sud e la Calabria hanno bellissime risorse: intellettuali, concrete e pratiche», ha affermato Savino, indicando nella collaborazione tra realtà diverse una possibile strada di crescita.
L’obiettivo, ha spiegato, è rafforzare il rapporto tra la Chiesa del Sud e l’Università Cattolica, lanciando un messaggio fondato sulla condivisione: «Se camminiamo insieme, se siamo sinodali possiamo raggiungere ottimi obiettivi ma soprattutto possiamo superare quel narcisismo patologico che spesso è la causa della nostra sterilità».
Un invito, dunque, a costruire percorsi comuni, mettendo in rete competenze e risorse e facendo dei giovani non semplici spettatori, ma parte attiva della società e delle sue trasformazioni.