Caro carburanti, il Sud si ferma e la politica è chiamata a rispondere: dalle proteste alle promesse mancate
Scaffali vuoti, trasporti in difficoltà e imprese sotto pressione. Mentre cresce la protesta degli autotrasportatori, il confronto del 20 ottobre mette alla prova il governo e riaccende il dibattito sulle responsabilità della politica

In diverse aree del Sud il caro carburanti sta fermando i trasporti e mettendo in difficoltà i rifornimenti. Nel Foggiano sono comparsi scaffali semivuoti; in Calabria e Sicilia la protesta degli autotrasportatori ha portato alla luce una crisi che pesa sui conti delle imprese e comincia a raggiungere le famiglie. Chi lavora con un camion denuncia costi sempre meno sostenibili e aiuti già stanziati che ancora non arrivano. Fermarsi costa, ma per molti continuare a viaggiare è diventato un problema.
Sui rincari pesa la guerra in Medio Oriente. Secondo Conftrasporto, dall’inizio del conflitto il gasolio è aumentato di oltre cinquanta centesimi al litro: una differenza che incide sul costo di ogni viaggio e rischia di arrivare, lungo la distribuzione, fino al carrello della spesa. Per questo al governo va chiesto come intenda proteggere famiglie e imprese, ma anche quale iniziativa diplomatica voglia sostenere per fermare l’escalation. Affrontare il carovita significa occuparsi anche delle guerre che contribuiscono ad alimentarlo.
Una prima verifica sarà il tavolo convocato da Matteo Salvini per il 20 ottobre in prefettura a Milano, anticipato rispetto all’appuntamento inizialmente previsto per il 27. Il ministro ha promesso di sbloccare risorse già finanziate e rallentate dalla burocrazia. Proprio questo è uno dei punti sollevati dagli autotrasportatori: tra uno stanziamento e un aiuto effettivamente disponibile possono passare mesi, durante i quali le imprese devono comunque pagare il carburante. Dal confronto si attendono quindi tempi certi, oltre agli impegni.
Dalle proteste alla politica: le promesse sui carburanti e le scelte del governo
Nel frattempo, gli scontri di Milano hanno riportato il confronto politico sul terreno dell’ordine pubblico. Meloni ha condannato le violenze, Salvini ha ribadito «chi rompe paga». La condanna è doverosa e chi danneggia deve risponderne. Quella fermezza dovrebbe però accompagnarsi a un’attenzione altrettanto visibile verso chi sta protestando pacificamente. Il governo ha il compito di affrontare l’emergenza economica anche mentre garantisce la sicurezza: le violenze non possono oscurare le richieste di chi teme di dover chiudere un’attività.
Sul prezzo dei carburanti, peraltro, Meloni e Salvini hanno condotto molte battaglie all’opposizione. Nel 2018 il leader della Lega prometteva di cancellare sette accise; l’anno successivo Meloni, in un video dal distributore, ne chiedeva la progressiva abolizione. Poi, nel gennaio 2023, da presidente del Consiglio spiegava che confermare lo sconto avrebbe sottratto risorse ad altri interventi, dalla sanità agli aiuti contro il caro bollette. Una scelta di priorità, rivendicata come tale. Le compatibilità di bilancio esistevano anche prima, ma nei video dal benzinaio si notavano meno.
Il ruolo dell'opposizione e le risposte attese dal tavolo del 20 ottobre
Su questa distanza tra promesse e decisioni l’opposizione avrebbe molto da dire. All’assemblea del Pd hanno preso la parola agricoltori e autotrasportatori, portando al centro le difficoltà di chi produce e trasporta. Dallo stesso appuntamento è arrivata la disponibilità di Elly Schlein a candidarsi a Palazzo Chigi «con o senza le primarie». La scelta della leadership è un passaggio legittimo, ma rischia di occupare lo spazio delle proposte se diventa la discussione principale. Per un imprenditore alle prese con i fornitori, i tempi delle risposte contano più del calendario delle candidature.
Dare continuità a quell’ascolto significa seguire le richieste emerse dal palco e chiedere conto al governo degli impegni assunti, a cominciare dalla data in cui gli aiuti saranno davvero disponibili. È un terreno sul quale il Pd potrebbe costruire un confronto riconoscibile anche fuori dalle sedi di partito. Meloni, all’opposizione, aveva capito quanto potesse essere politica la fatica di fare un pieno. A Schlein spetta dimostrare di saper rappresentare quella stessa fatica con proposte che reggano anche alla prova dei conti.
Il tavolo del 20 ottobre sarà quindi un passaggio importante per misurare le risposte del governo. Intanto, la protesta ha già mostrato quanto rapidamente le difficoltà dei trasporti possano diventare difficoltà di tutti. Chi aspetta una consegna o cerca di far quadrare la spesa ha bisogno di essere rappresentato anche quando non rompe nulla.