Biotestamento, Calabria ferma al sedicesimo posto in Italia: il report dell'Associazione Coscioni
A tracciare il quadro è un report inedito diffuso dall’Associazione Luca Coscioni, elaborato attraverso il proprio Osservatorio Dat. Lo studio si è reso necessario per colmare un vuoto istituzionale
CATANZARO – In Calabria il testamento biologico rimane ancora uno strumento poco diffuso e scarsamente utilizzato. Con appena una Disposizione anticipata di trattamento (Dat) ogni 228 abitanti, la regione si posiziona al sedicesimo posto della classifica nazionale, ben lontana dai territori in cui i cittadini scelgono attivamente di pianificare il proprio futuro sanitario.
A tracciare il quadro è un report inedito diffuso dall’Associazione Luca Coscioni, elaborato attraverso il proprio Osservatorio Dat. Lo studio si è reso necessario per colmare un vuoto istituzionale: a causa della mancanza della relazione ufficiale da parte del Ministero della Salute e dell'assenza di campagne informative pubbliche sul tema, l'associazione ha promosso un accesso agli atti generalizzato che ha coinvolto i 7.677 Comuni italiani, raccogliendo i dati depositati dall'entrata in vigore della legge fino a dicembre 2025. Le Dat, del resto, consentono a ogni persona maggiorenne e capace di intendere e di volere di esprimere le proprie preferenze in materia di trattamenti sanitari, indicando anticipatamente quali cure accettare o rifiutare nel caso in cui, in futuro, si trovasse nell'impossibilità di manifestare la propria volontà.
I dati raccolti sul territorio evidenziano profonde discrepanze e una forte frammentazione tra le cinque province calabresi. Crotone si rivela l'area più virtuosa della regione, posizionandosi al cinquantesimo posto della classifica nazionale con cinquantanove Dat depositate, pari a una disposizione ogni 164 abitanti. A ruota segue la provincia di Cosenza, al settantasettesimo posto nazionale con un documento ogni 213 cittadini.
I numeri si fanno decisamente più bassi nel resto della regione, dove si scivola verso il fondo della graduatoria complessiva. Reggio Calabria si attesta all'ottantaseiesimo posto con una disposizione ogni 235 residenti, seguita da Vibo Valentia che si colloca in novantunesima posizione con una media di una Dat ogni 256 abitanti. La maglia nera spetta invece a Catanzaro: il territorio del capoluogo di regione fa registrare il dato più basso in assoluto, finendo al novantasettesimo posto in Italia con appena una dichiarazione depositata ogni 281 abitanti. Una fotografia complessiva che conferma come la carenza di comunicazione istituzionale continui a pesare sensibilmente sui diritti legati al fine vita.