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La Guardia di Finanza esegue un provvedimento del Tribunale di Catanzaro. La donna, condannata in primo grado a 14 anni e 4 mesi, è ritenuta dagli investigatori vicina al gruppo Lanzino-Ruà-Patitucci. Sotto la lente degli inquirenti la provenienza del denaro e il divario rispetto ai redditi dichiarati.

Il ritrovamento dei 400mila euro

Quattrocentomila euro in contanti. Una montagna di banconote custodita in un'abitazione e una provenienza che, secondo gli investigatori, non trova giustificazione nelle entrate lecite della persona che ne aveva la disponibilità. Il denaro era stato scoperto nel dicembre 2023, durante una perquisizione domiciliare. Adesso su quella somma è arrivato un nuovo provvedimento di sequestro, questa volta nell'ambito delle misure di prevenzione patrimoniali.Al centro della vicenda c'è una donna originaria di Cosenza, il cui nome compare nelle inchieste antimafia Reset e Recovery. Per gli investigatori avrebbe avuto un ruolo importante nella gestione del denaro riconducibile ad ambienti della criminalità organizzata cosentina. Non soltanto soldi da custodire, dunque, ma anche contabilità da tenere, somme da riscuotere e risorse finanziarie da amministrare.Il provvedimento porta la firma del Tribunale di Catanzaro, Sezione Misure di Prevenzione, ed è stato eseguito dai finanzieri del Comando provinciale di Catanzaro insieme agli specialisti del Servizio centrale investigazione criminalità organizzata di Roma.

Il ruolo della donna nell'inchiesta Reset

La donna viene ritenuta, nell'attuale fase del procedimento, portatrice di una pericolosità sociale qualificata. Una valutazione che si fonda sugli elementi raccolti nelle due grandi inchieste che hanno ricostruito gli affari e gli equilibri della criminalità organizzata nell'area urbana di Cosenza.Il primo capitolo è quello di Reset. Nel processo celebrato con rito abbreviato, il 19 dicembre 2024 il gup del Tribunale di Catanzaro l'ha condannata in primo grado a 14 anni e 4 mesi di reclusione. La sentenza non è definitiva.Secondo la ricostruzione giudiziaria, la donna avrebbe operato nell'orbita del gruppo Lanzino-Ruà-Patitucci, svolgendo funzioni tutt'altro che marginali. Le vengono attribuite attività di intermediazione nella raccolta del denaro, gestione dei conti e coinvolgimento in vicende di usura.Una figura che, nell'ipotesi accusatoria, avrebbe contribuito a far funzionare la macchina economica dell'organizzazione. Perché accanto alla violenza e al controllo del territorio, i gruppi criminali hanno bisogno soprattutto di denaro: quello che entra, quello che viene distribuito e quello che deve essere conservato.

L'inchiesta Recovery e la gestione dei proventi della droga

Il secondo capitolo porta il nome di Recovery. Nel 2024 la donna era stata raggiunta da un'ordinanza di custodia cautelare in carcere nell'ambito dell'inchiesta sul traffico di stupefacenti.In questo procedimento gli inquirenti le contestano un ruolo organizzativo all'interno di un'associazione che sarebbe stata attiva dal 2016 tra Cosenza e diversi comuni della provincia.Anche qui il filo conduttore è il denaro. Secondo l'accusa, avrebbe partecipato alla gestione delle disponibilità finanziarie del gruppo, occupandosi dell'acquisto di partite di droga e del recupero dei proventi delle vendite, anche attraverso altre persone.

Gli accertamenti patrimoniali e il nuovo sequestro

Ed è proprio seguendo questa pista economica che gli investigatori sono tornati sui 400mila euro scoperti durante la perquisizione del dicembre 2023. All'epoca le banconote erano già state sequestrate nell'ambito di un procedimento penale. Successivamente il Servizio centrale investigazione criminalità organizzata e il Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza di Catanzaro hanno approfondito la posizione patrimoniale della donna.Gli accertamenti avrebbero evidenziato un divario significativo tra la quantità di contante rinvenuta e i redditi di provenienza lecita dichiarati. Da qui l'ipotesi che quella disponibilità economica fosse riconducibile alle attività criminali contestate nei procedimenti giudiziari. Il Tribunale di Catanzaro ha quindi disposto il sequestro della somma in vista di un'eventuale confisca.

Sequestro provvisorio, ora la parola al Tribunale

Non si tratta, per il momento, di un'acquisizione definitiva del denaro da parte dello Stato. Il provvedimento è provvisorio e sarà sottoposto al contraddittorio previsto dalla legge, durante il quale dovranno essere verificati i presupposti per mantenerlo.Resta comunque un dato significativo: quattrocentomila euro in banconote, una cifra che per molte famiglie rappresenta il risparmio di una vita, custoditi in contanti e ora al centro di una verifica sulla loro effettiva provenienza. Le inchieste Reset e Recovery continuano così a produrre conseguenze anche sul versante patrimoniale. Non soltanto arresti, processi e contestazioni associative, ma anche la ricostruzione dei flussi finanziari e la ricerca delle ricchezze che gli investigatori ritengono collegate alle attività illecite. La posizione penale della donna resta soggetta agli ulteriori gradi di giudizio e alle verifiche dei procedimenti ancora in corso. Ma sul piano patrimoniale la questione è già davanti al Tribunale delle misure di prevenzione: stabilire se quei 400mila euro abbiano una provenienza lecita oppure costituiscano denaro da sottrarre definitivamente alla disponibilità della destinataria del provvedimento.