Domenico Furgiuele ha cambiato partito, ma non ha cambiato mestiere. Per anni ha costruito e comandato la Lega in Calabria; adesso prova a fare la stessa cosa con Futuro Nazionale. Il simbolo è diverso, il generale ha preso il posto del capitano, ma il metodo sembra quello di sempre: controllo del territorio, fedelissimi nelle postazioni decisive e porte aperte ai transfughi degli altri partiti.

​Le radici nella destra radicale

​Nato a Lamezia Terme il primo gennaio 1983, diplomato geometra e laureato in Scienze dell’educazione all’Università di Messina, Furgiuele arriva alla politica molto presto. A quattordici anni entra nel Fronte Sociale Nazionale, poi passa per Alleanza Nazionale e La Destra. La sua storia politica nasce dunque nella destra radicale, molto prima dell’incontro con Matteo Salvini.

​Le attività imprenditoriali e i legami di famiglia

​Parallelamente lavora nel settore delle costruzioni e collabora con l’emittente televisiva di famiglia Ermes Tv. È proprio l’attività imprenditoriale, però, a rappresentare uno dei capitoli più delicati della sua biografia.
​Nel giugno 2010 nasce la Terina Costruzioni. Le quote appartengono per l’80 per cento alla cognata Maria Concetta Mazzei e per il restante 20 per cento a Furgiuele, che ne diventa amministratore. Nel 2015 il futuro deputato acquista la maggioranza della società. Il 4 maggio 2018, due mesi dopo l’elezione alla Camera, cede le quote e lascia l’incarico.
​La Terina operava nello stesso settore delle imprese riconducibili alla famiglia del suocero Salvatore Mazzei e aveva ricevuto dalla Cogema un ramo d’azienda comprendente attrezzature e commesse pubbliche e private. Una continuità societaria sulla quale si sono concentrate le ricostruzioni giornalistiche e le attenzioni investigative.

​L’inchiesta “Waterfront”

Nel 2020 Furgiuele finisce nell’inchiesta “Waterfront” della Dda di Reggio Calabria. La contestazione che lo riguarda è circoscritta a una gara: l’appalto per la realizzazione dell’elisuperficie dell’ospedale di Polistena. L’accusa è di turbativa d’asta in concorso; nel 2022 viene disposto il processo. Al deputato non è contestata l’aggravante mafiosa e, naturalmente, resta innocente fino a un’eventuale sentenza definitiva.
​Le vicende giudiziarie del suocero Salvatore Mazzei appartengono invece alla responsabilità personale di quest’ultimo e non possono essere trasferite per parentela al genero. Restano, però, un elemento della storia imprenditoriale e familiare nella quale Furgiuele ha mosso i primi passi.

​L’ascesa con la Lega e il feudo calabrese

​Il vero salto politico arriva nel 2014, quando Furgiuele aderisce alla Lega. L’anno successivo è tra i fondatori calabresi di Noi con Salvini e diventa il principale riferimento del partito nella regione. È il periodo in cui la vecchia Lega Nord prova a cancellare gli insulti rivolti per decenni ai meridionali e a trasformarsi in un partito nazionale. Per compiere l’operazione servono uomini del Sud disponibili a indossare la nuova maglia. Furgiuele è uno di questi.
​Nel 2018 viene eletto alla Camera come capolista della Lega in Calabria. Nel 2022 ottiene la riconferma nel collegio uninominale di Corigliano-Rossano e diventa vicecapogruppo del Carroccio a Montecitorio. Da militante della destra lametina è ormai diventato un parlamentare al secondo mandato e uno degli uomini più riconoscibili di Salvini nel Mezzogiorno.
​La gestione del partito calabrese, tuttavia, è accompagnata fin dall’inizio da guerre interne, espulsioni e accuse di personalismo. Nel 2019 lo scontro con Vincenzo Sofo fu sintetizzato da una frase che descriveva perfettamente il clima: «In Calabria comando io». Cambiano avversari e alleanze, ma intorno a Furgiuele il partito continua a essere percepito come una proprietà politica personale.

​La svolta con Roberto Vannacci

​Quando Roberto Vannacci abbandona la Lega e fonda Futuro Nazionale, il nome di Furgiuele viene subito indicato tra quelli pronti a seguirlo. Lui smentisce. Il 6 febbraio 2026 pubblica una dichiarazione solenne: «Sono entrato in questo partito da militante, sono diventato parlamentare, ma resto un militante nello spirito e nell’azione. Prima di tutto viene il partito».
​Quattro mesi dopo, il partito non viene più prima di tutto.
​Il 6 giugno Furgiuele lascia la Lega ed entra ufficialmente in Futuro Nazionale. Non si tratta di un semplice cambio di gruppo parlamentare, ma di un salto della quaglia consumato dopo avere giurato fedeltà a Salvini. Nel nuovo partito riceve rapidamente il controllo della Calabria e la responsabilità nazionale della macroarea che comprende risorse naturali, agricoltura, energia e ambiente.
​Anche il linguaggio si adegua al nuovo capo. Dal palco del congresso Furgiuele attacca la «moderazione schifosa», rilancia la remigrazione e rispolvera «Dio, patria e famiglia», annunciando «tempesta e assalto». Il leghista meridionale cresciuto con Salvini si trasforma così nel colonnello calabrese di Vannacci.

Tensioni interne nel nuovo partito

​Ma proprio in Calabria cominciano quasi subito i problemi. Ex dirigenti denunciano una gestione personale del partito, parlano di migliaia di iscritti pronti ad andarsene e accusano Furgiuele di avere occupato la struttura regionale con uomini di sua fiducia. Lui nega tutto, rivendica trenta comitati e duemila nuove adesioni. Due versioni inconciliabili che descrivono un partito ancora privo di un vero radicamento, ma già attraversato da una guerra per il comando.
​Il banco di prova di Reggio Calabria
​Le elezioni suppletive di Reggio Calabria del 27 e 28 settembre rappresentano perciò molto più di una consultazione locale. Furgiuele ha scelto di puntare su Domenico Giannetta, proveniente da Forza Italia, per sfidare proprio il “fortino” azzurro.
​Giannetta non è un candidato qualsiasi. Consigliere regionale eletto nel 2025 con oltre diecimila preferenze, fino a pochi mesi fa sedeva tra le file di Forza Italia ed era uno degli uomini del partito nel Reggino. Poi ha lasciato gli azzurri, ha seguito Furgiuele e ha accettato di sfidare proprio il candidato sostenuto da Roberto Occhiuto. Il presidente della Regione lo ha così inserito nella categoria dei «mercenari e traditori». Giannetta ha respinto l’accusa rivendicando la propria libertà politica: «Non ho tradito io Forza Italia». La sua candidatura trasforma quindi le suppletive in una resa dei conti tutta interna alla destra calabrese: da una parte Occhiuto, dall’altra due ex alleati diventati improvvisamente nemici.
​Vannacci ha promesso di trasformare Reggio nella «Sassonia» italiana, evocando i risultati dell’estrema destra tedesca. Furgiuele sostiene che la partita sia aperta e che Futuro Nazionale possa vincere.

​Il verdetto delle urne

​È il primo vero esame della sua nuova vita politica. Se Giannetta dovesse ottenere un risultato importante, Furgiuele potrebbe presentarsi come l’uomo capace di costruire in Calabria anche il partito di Vannacci. In caso contrario, resterebbe soltanto l’immagine di un deputato che per mesi ha proclamato fedeltà alla Lega per poi abbandonarla alla prima occasione utile.
​Dopo il capitano è arrivato il generale. Ma alle suppletive di Reggio non si misureranno i gradi appuntati sulla divisa: si conteranno i voti. Ed è lì che si scoprirà se quello di Furgiuele è davvero un Futuro Nazionale o soltanto l’ennesimo passato riciclato.