Orlandino Greco
Orlandino Greco

La firma delle pre-intese sull’autonomia differenziata riporta al centro del dibattito una questione che, secondo Orlandino Greco, non può essere affrontata attraverso una contrapposizione ideologica tra favorevoli e contrari. Il tema non è mettere in discussione l’autonomia in sé, prevista dall’articolo 116 della Costituzione, ma comprendere come attuarla senza compromettere l’equilibrio tra i territori e l’uguaglianza dei diritti dei cittadini.

Il coraggio di affrontare il tema

«L’autonomia differenziata non può essere ridotta a una battaglia ideologica. È una possibilità prevista dalla nostra Costituzione e, se si ritiene di voler mettere in discussione questo principio, bisogna avere il coraggio di affrontare il tema sul piano della revisione costituzionale. La vera questione è un’altra: capire a quali condizioni attuarla, con quali risorse e con quali garanzie per tutti i cittadini», osserva Greco.

Il confronto deve quindi spostarsi sul terreno della responsabilità istituzionale e della capacità di governo. Il riconoscimento di nuove competenze non può prescindere dal completamento del federalismo fiscale, dai meccanismi di perequazione e dalla garanzia dei livelli essenziali delle prestazioni. Senza queste condizioni, il rischio è che le differenze economiche e infrastrutturali tra le Regioni si traducano in ulteriori disuguaglianze nell’accesso ai servizi.

Strumenti necessari per rendere effettivi i diritti di ogni regione

«Non si può parlare di autonomia senza affrontare il tema delle risorse e delle condizioni di partenza dei territori. L’articolo 116 deve essere letto insieme all’articolo 119 della Costituzione: prima bisogna garantire gli strumenti necessari a rendere effettivi i diritti, poi si possono esercitare nuove competenze. Altrimenti si rischia di attribuire responsabilità senza mettere tutte le Regioni nelle condizioni di assolverle», sottolinea il consigliere regionale.

È soprattutto il Mezzogiorno, adesso, a essere chiamato a una riflessione politica. Dopo la firma delle pre-intese, la domanda non riguarda soltanto le scelte delle Regioni del Nord, ma la capacità delle Regioni meridionali di elaborare una strategia comune, individuando le competenze da rivendicare e gli strumenti necessari per esercitarle.

«Le Regioni del Sud non possono limitarsi a contestare ciò che fanno le altre. Devono dire chiaramente quale idea di autonomia intendono perseguire e quale progetto vogliono costruire per i propri territori. La sfida è trasformare questo passaggio in un’occasione per recuperare i divari, rafforzare i servizi e garantire ai cittadini meridionali le stesse opportunità del resto del Paese. È su questo terreno che si misura la responsabilità della classe dirigente», conclude Greco.