Case di Comunità, la Calabria ne programma 63 ma la riforma procede a rilento in tutta Italia
L'analisi della Fondazione Gimbe evidenzia che a fine 2025 meno del 4% delle strutture previste risultava pienamente operativo. La Calabria è tra le regioni chiamate a costruire una parte importante della nuova rete della sanità territoriale
Le Case di Comunità rappresentano uno dei pilastri della riforma della sanità territoriale finanziata dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, ma il percorso di attuazione procede ancora con notevoli ritardi.
Secondo l'ultima analisi della Fondazione Gimbe, al 31 dicembre 2025 erano state programmate in Italia 1.715 Case di Comunità. Di queste, soltanto 781, pari a circa il 45% del totale, disponevano di almeno un servizio attivo.
Il dato più significativo riguarda però le strutture completamente operative. A fine 2025 erano appena 66, meno del 4% del totale programmato, quelle dotate sia dei servizi previsti sia del personale medico e infermieristico necessario per garantire l'assistenza ai cittadini.
Calabria coinvolta con 63 Case di Comunità previste
Tra le regioni interessate dalla riforma figura anche la Calabria, dove il piano nazionale prevede la realizzazione di 63 Case di Comunità.
Si tratta di un numero significativo che colloca la regione tra quelle chiamate a svolgere un ruolo importante nello sviluppo della nuova rete territoriale di assistenza sanitaria.
Le Case di Comunità dovrebbero diventare il punto di riferimento per l'assistenza di prossimità, offrendo servizi sanitari integrati e contribuendo a ridurre il ricorso improprio agli ospedali e ai pronto soccorso.
Per una regione come la Calabria, che da anni affronta criticità legate alla carenza di servizi territoriali e alla mobilità sanitaria verso altre regioni, il completamento di questa rete rappresenta una sfida strategica per il futuro del sistema sanitario.
Poche strutture pienamente operative a livello nazionale
L'analisi di Gimbe evidenzia come tra le 1.715 Case di Comunità programmate, ben 649 strutture, pari al 37,8% del totale, non presentassero alcun servizio dichiarato come attivo alla fine del 2025.
Per oltre un terzo delle strutture previste non risultano infatti disponibili informazioni pubbliche complete sullo stato di avanzamento o sulla reale operatività.
Delle 781 strutture che dichiarano almeno un servizio attivo, soltanto 285 avevano attivato tutti i servizi obbligatori previsti dalla normativa nazionale, tra cui il Punto Unico di Accesso, l'assistenza domiciliare, la specialistica ambulatoriale, i servizi infermieristici, il collegamento con il Cup e l'integrazione con i servizi sociali.
Anche tra queste, però, solo 66 risultavano realmente operative grazie alla presenza stabile del personale sanitario necessario.
Il nodo del personale resta la sfida principale
Uno degli aspetti più critici evidenziati dal rapporto riguarda proprio la disponibilità di medici e infermieri.
La costruzione o l'attivazione delle strutture rappresenta infatti soltanto una parte del percorso. La vera sfida consiste nel garantire la presenza delle professionalità necessarie per assicurare servizi continui e qualificati ai cittadini.
In molte realtà italiane il completamento delle opere infrastrutturali non è stato accompagnato da un analogo rafforzamento degli organici, rallentando la piena operatività delle nuove strutture territoriali.
Nessuna struttura calabrese tra le 66 pienamente operative
Tra le 66 Case di Comunità completamente funzionanti censite da Agenas alla fine del 2025 non figurano strutture della Calabria.
Le realtà più avanzate risultano concentrate soprattutto nel Nord Italia. La Lombardia guida la classifica con 22 strutture operative, seguita dall'Emilia-Romagna con 15. Presenti anche Lazio, Liguria, Piemonte, Toscana, Sicilia, Veneto, Molise, Umbria, Abruzzo, Marche e Valle d'Aosta.
L'assenza della Calabria dall'elenco delle strutture pienamente operative evidenzia la necessità di accelerare i processi di attuazione della riforma territoriale nella regione.
Una sfida decisiva per il futuro della sanità calabrese
Per la Calabria, le 63 Case di Comunità previste rappresentano un'opportunità fondamentale per rafforzare l'assistenza di prossimità e migliorare l'accesso alle cure.
L'obiettivo della riforma è costruire una rete capace di garantire servizi sanitari integrati vicino ai luoghi di vita dei cittadini, riducendo le disuguaglianze territoriali e alleggerendo la pressione sugli ospedali.
La sfida dei prossimi mesi sarà trasformare le strutture previste sulla carta in servizi realmente funzionanti, dotati di personale e in grado di offrire risposte concrete ai bisogni di salute delle comunità locali.
Per una regione che continua a fare i conti con carenze organizzative e con una forte domanda di assistenza territoriale, il successo delle Case di Comunità rappresenta uno dei passaggi più importanti per il rilancio della sanità calabrese.