Cosenza
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I nostalgici della città unica devono fare i conti con una realtà politica e istituzionale diversa da quella immaginata negli anni scorsi. Il referendum sulla fusione tra Cosenza, Rende e Castrolibero ha segnato un passaggio dal quale non si può prescindere: le preferenze espresse dai cittadini impongono di ripensare il futuro dell’area urbana partendo da un principio fondamentale, quello di integrare i territori senza cancellarne le identità. È in questo scenario che l’Unione dei Comuni assume un significato sempre più concreto. Una prospettiva che consentirebbe di costruire una dimensione urbana condivisa, mettendo in rete servizi essenziali, risorse e funzioni amministrative, senza procedere alla fusione degli enti e alla conseguente perdita delle rispettive autonomie. Per Cosenza, Rende e Castrolibero si tratterebbe di dare una struttura più organica a relazioni che esistono già nella vita quotidiana dei cittadini: dal lavoro alla mobilità, dagli spostamenti per motivi di studio alla fruizione dei servizi. Un percorso che potrebbe rafforzare l’intero comprensorio, rispettando le peculiarità storiche, amministrative e sociali di ciascuna comunità.

Da tre Comuni a un’area urbana più ampia

Il progetto, tuttavia, non dovrebbe fermarsi ai confini dei tre Comuni. La possibilità di coinvolgere Montalto Uffugo introduce una prospettiva più ampia, coerente con le trasformazioni demografiche, economiche e urbanistiche dell’area cosentina. È una dimensione che supera la semplice contiguità geografica e guarda alle relazioni funzionali tra territori, ai collegamenti e alla necessità di programmare insieme lo sviluppo. Su questo punto era già intervenuto il consigliere regionale Pierluigi Caputo, richiamando l’esigenza di allargare il ragionamento anche ad altre realtà del comprensorio, a partire proprio da Montalto Uffugo. L’idea è quella di costruire un’unione capace di coinvolgere progressivamente altri territori, sulla base di obiettivi condivisi e di una reale integrazione dei servizi. La prospettiva è dunque quella di un’area urbana organizzata, nella quale la cooperazione amministrativa preceda eventuali ulteriori riflessioni istituzionali. Soltanto una volta consolidata l’Unione si potrà valutare, se e quando ne ricorreranno le condizioni, anche una dimensione più simbolica come quella della città unica. Oggi, però, la priorità è costruire ciò che appare concretamente realizzabile, partendo dalle esigenze dei cittadini.

Ghionna: «Il progetto deve fare un salto di qualità»

A sostenere questa direzione è anche Marco Ghionna, consigliere comunale di Rende e capogruppo di Futuro, che considera l’Unione dei Comuni di Cosenza, Rende, Castrolibero e Montalto Uffugo una prospettiva politica positiva, da sostenere e accelerare. Il risultato referendario, secondo Ghionna, rappresenta un dato politico e istituzionale chiaro, da rispettare senza trasformarlo in una rinuncia all’integrazione dell’area urbana. Al contrario, proprio l’Unione può offrire una soluzione più equilibrata, capace di rafforzare la conurbazione mantenendo l’autonomia amministrativa, le identità territoriali e il ruolo specifico di ogni Comune, a partire da Cosenza quale capoluogo di provincia. La questione, tuttavia, è come rendere effettivo questo percorso. Per Ghionna, il progetto deve compiere un salto di qualità, superando la dimensione delle dichiarazioni d’intenti e individuando strumenti, obiettivi e tempi. Nel suo ragionamento trova spazio anche la possibilità di valutare, in prospettiva, un coinvolgimento progressivo della cintura delle Serre cosentine, seguendo una logica funzionale e non meramente geografica. Un’impostazione che rimette al centro la capacità delle amministrazioni di tradurre una visione territoriale in scelte operative, costruendo un sistema di collaborazione stabile e in grado di produrre risultati misurabili.

Antoniozzi e Loizzo: «I sindaci diano risposte certe»

A sollecitare un’accelerazione sono anche i deputati Alfredo Antoniozzi e Simona Loizzo, che da tempo chiedono alle amministrazioni comunali di Cosenza e Rende di avviare l’Unione dei Comuni, coinvolgendo anche Castrolibero e Montalto Uffugo. I due parlamentari ricordano come questa soluzione fosse stata indicata dagli stessi sindaci delle due città maggiori quale alternativa alla città unica. Da qui la richiesta di non disperdere un’opportunità che, attraverso gli strumenti previsti dal Testo unico degli enti locali, potrebbe consentire di accedere a maggiori finanziamenti, ottimizzare i servizi e migliorare l’efficienza delle singole amministrazioni. Antoniozzi e Loizzo giudicano incomprensibile il fatto che non si sia ancora arrivati a una definizione del percorso, richiamando anche la convergenza politica delle amministrazioni di Cosenza e Rende. Rivendicano inoltre di aver chiesto da tempo di partecipare alla discussione e di aver sollecitato una rapida conclusione dell’iter. «I sindaci di Cosenza e Rende dovrebbero dare risposte certe», è il messaggio dei deputati, che indicano nell’Unione una possibilità di crescita per l’intero comprensorio, riconoscendo a Montalto Uffugo un ruolo significativo nel processo di sviluppo dell’area urbana.

Una prospettiva di sviluppo comune

La partita, dunque, si sposta dalle contrapposizioni sulla città unica alla capacità di costruire una collaborazione istituzionale concreta. La sfida non è soltanto mettere insieme quattro o più amministrazioni, ma definire quali servizi condividere, come finanziare gli interventi e quali benefici garantire ai cittadini. È su questo terreno che l’Unione dei Comuni potrà dimostrare di essere molto più di un’alternativa alla fusione: uno strumento per dare all’area urbana cosentina una prospettiva di sviluppo comune, senza chiedere ai suoi territori di rinunciare alla propria identità.