Olio extravergine, Coldiretti Calabria in piazza a Bari contro frodi e speculazioni
La seconda regione produttrice d’Italia partecipa alla mobilitazione nazionale per difendere il vero olio evo, il reddito degli olivicoltori e la trasparenza verso i consumatori
Coldiretti Calabria è scesa in piazza a Bari per partecipare alla mobilitazione nazionale promossa da Coldiretti e Unaprol in difesa dell’olio extravergine italiano. Una presenza significativa, considerato il peso della regione nella filiera olivicola nazionale: la Calabria è la seconda regione produttrice di olio e rappresenta uno dei principali patrimoni agricoli, economici e identitari del Paese.
Migliaia di agricoltori hanno invaso le strade del capoluogo pugliese per denunciare speculazioni, frodi e pratiche commerciali che stanno mettendo in difficoltà le imprese olivicole e rischiano di ingannare i consumatori. Dal palco, il presidente di Coldiretti Calabria, Aceto, ha ribadito la necessità di dare piena attuazione alle proposte avanzate per difendere il vero olio extravergine, che significa tutelare reddito agricolo, territorio, salute e qualità alimentare.
Prezzi dimezzati e imprese olivicole sotto pressione
L’allarme riguarda prima di tutto il crollo dei prezzi riconosciuti agli olivicoltori. In un anno, il valore dell’olio extravergine pagato ai produttori è praticamente dimezzato, passando da circa 9 euro al litro a poco più di 5 euro. Una quotazione che, secondo Coldiretti, si colloca al di sotto dei costi di produzione e mette in grave difficoltà molte aziende.
La situazione è aggravata dall’aumento dei costi, con rincari che superano i 200 euro per ettaro. Un quadro che colpisce direttamente anche la Calabria, dove l’olivicoltura non è soltanto un settore produttivo, ma una parte essenziale del paesaggio rurale, dell’economia agricola e della storia dei territori.
Per molte imprese calabresi, vendere sottocosto significa mettere a rischio la tenuta delle aziende, la manutenzione degli uliveti e la continuità di un comparto che genera lavoro, presidio ambientale e valore per le comunità locali.
Frodi e prodotti camuffati minacciano salute e trasparenza
Nel mirino della mobilitazione ci sono anche le frodi e le pratiche che alterano la reale qualità del prodotto. Coldiretti denuncia l’utilizzo di clorofilla, oli deodorati e sostanze chimiche impiegate per mascherare caratteristiche non compatibili con un vero extravergine.
A questo si aggiunge l’arrivo massiccio di olio dall’estero, che alimenta il rischio di speculazioni sull’origine e sulla tracciabilità. Il pericolo, secondo l’organizzazione agricola, è che prodotti di bassa qualità vengano immessi sul mercato come extravergine, danneggiando i produttori onesti e disorientando i cittadini.
Particolare preoccupazione viene espressa anche per la presenza di oli non adeguatamente qualificati nelle mense scolastiche e ospedaliere. Da qui la richiesta di utilizzare nelle strutture pubbliche esclusivamente prodotti italiani certificati, sicuri e di qualità.
I numeri della filiera evidenziano il rischio di manipolazioni
I dati richiamati dalla filiera mostrano una situazione complessa. A fronte di circa 234 milioni di litri di olio extravergine prodotti in Italia, i consumi raggiungono 461 milioni di litri, mentre le esportazioni arrivano a 318 milioni di litri e le importazioni a 545 milioni di litri.
Numeri che, secondo Coldiretti, rendono evidente l’esposizione del sistema a possibili manipolazioni sull’origine del prodotto. In questo scenario la Calabria ha un ruolo strategico, con milioni di piante di ulivo, una presenza diffusa di aziende agricole e un patrimonio produttivo che contribuisce in modo determinante alla qualità dell’olio italiano.
Difendere l’olio extravergine calabrese significa quindi proteggere non solo un comparto economico, ma anche un’identità territoriale fatta di cultivar, paesaggi, frantoi, comunità rurali e saperi agricoli tramandati nel tempo.
Più controlli e tracciabilità per difendere produttori e consumatori
Coldiretti e Unaprol chiedono l’applicazione rigorosa della normativa contro le pratiche commerciali sleali e contro le vendite al di sotto dei costi di produzione. Tra le richieste c’è anche il divieto di commercializzare come extravergini miscele ottenute con la successiva aggiunta di olio di oliva vergine.
Per garantire una tracciabilità più completa della filiera viene indicata come indispensabile l’introduzione del documento di trasporto elettronico delle olive fin dalla fase di conferimento. Una misura considerata utile per seguire il prodotto dal campo al frantoio e rafforzare i controlli sull’origine.
Sul piano commerciale, viene chiesta inoltre la sospensione delle importazioni di olio tunisino a dazio zero e il superamento del regime di Traffico di perfezionamento attivo applicato agli oli esteri, ritenuto un potenziale punto critico per l’ingresso sul mercato di prodotti suscettibili di generare fenomeni fraudolenti.
Il tavolo degli inganni per mostrare le frodi ai cittadini
Durante la manifestazione è stato allestito il “tavolo degli inganni”, pensato per mostrare ai cittadini come possono avvenire frodi, miscelazioni e alterazioni del prodotto. Un’iniziativa di sensibilizzazione affiancata alle degustazioni di oli di qualità nel mercato di Campagna Amica, con l’obiettivo di far comprendere la differenza tra un vero extravergine e un prodotto camuffato.
La mobilitazione di Bari rilancia così una battaglia che riguarda direttamente la Calabria. Per Coldiretti Calabria, difendere l’olio extravergine significa difendere le imprese agricole, il reddito degli olivicoltori, la sicurezza alimentare dei cittadini e uno dei simboli più forti del Made in Italy.