Strage di Amendolara, mons. Savino: “Basta silenzi e caporalato. È una ferita che riguarda tutta la Calabria”
Il vicepresidente della Cei e vescovo di Cassano allo Ionio interviene dopo l’omicidio dei quattro braccianti agricoli. Un duro appello contro sfruttamento, indifferenza e criminalità che colpiscono i lavoratori più fragili
L'omicidio dei quattro braccianti agricoli avvenuto nei pressi di Amendolara continua a suscitare profonda commozione e reazioni nel mondo istituzionale, sociale ed ecclesiale. Tra le voci più autorevoli intervenute nelle ultime ore c'è quella di monsignor Francesco Savino, vicepresidente della Conferenza Episcopale Italiana e vescovo della diocesi di Cassano allo Ionio.
In una nota dai toni forti e accorati, il presule definisce quanto accaduto una "ferita morale, sociale e spirituale che squarcia il velo d'ipocrisia su una terra intera", descrivendo una Calabria nella quale troppo spesso si intrecciano lavoro povero, migrazione e violenza criminale.
“Non bastano il cordoglio e la commozione”
Monsignor Savino invita a superare le reazioni di circostanza e a guardare in profondità alle cause che alimentano tragedie come quella di Amendolara.
"Non bastano il cordoglio, la pietà e la commozione di circostanza", afferma il vescovo. "Qui bisogna pronunciare una parola sola, nuda, cristiana, necessaria: basta".
Il presule denuncia una società che rischia di indignarsi per poche ore per poi dimenticare rapidamente, mentre continuano a esistere condizioni di sfruttamento che colpiscono soprattutto migranti e lavoratori vulnerabili.
Il caporalato come sistema di sfruttamento
Nel suo intervento, mons. Savino si sofferma in particolare sul fenomeno del caporalato, definendolo non una semplice deviazione o una realtà marginale, ma un vero e proprio sistema di dominio.
Secondo il vicepresidente della Cei, si tratta di una moderna forma di schiavitù che prospera dove il lavoro viene ridotto a merce e il bisogno delle persone si trasforma in strumento di ricatto.
"La fragilità dei migranti viene convertita in profitto", sottolinea il vescovo, evidenziando come la violenza non si manifesti sempre in forme evidenti, ma possa assumere anche il volto di una rete silenziosa che controlla opportunità, condizioni di vita e possibilità di lavoro.
L’appello alle istituzioni e alla società
Il messaggio di mons. Savino è rivolto non soltanto alla magistratura e alle forze dell'ordine, ma anche alle istituzioni, alla politica, al mondo agricolo, alle imprese e ai cittadini.
"Non possiamo continuare a fingere di non sapere", afferma il vescovo, chiedendo allo Stato di essere presente non solo dopo le tragedie ma soprattutto prima, nei luoghi dove si sviluppano le condizioni che favoriscono sfruttamento e illegalità.
L'appello riguarda le campagne agricole, i sistemi di reclutamento della manodopera, gli alloggi precari, i trasporti irregolari e tutte quelle situazioni di vulnerabilità che possono diventare terreno fertile per il caporalato.
“Serve una rivolta delle coscienze”
Nella parte finale della sua riflessione, mons. Savino chiede che venga fatta piena luce sulla vicenda e invoca una mobilitazione civile che vada oltre le manifestazioni simboliche.
"Invoco una rivolta delle coscienze", scrive il presule, ribadendo che la Calabria non può continuare a essere raccontata soltanto dopo che il male ha già prodotto le sue conseguenze più tragiche.
Parole che arrivano mentre proseguono le indagini sull'omicidio dei quattro braccianti e che riportano al centro del dibattito pubblico il tema della dignità del lavoro, della tutela dei migranti e della lotta contro ogni forma di sfruttamento e criminalità organizzata.