“Segni di cura”, quando l’arte incontra la spiritualità nel cuore di Cosenza
Luigia Granata e Mario Verta, in arte Vert, raccontano attraverso le loro opere il valore della cura, della vita e delle tracce che ogni esperienza lascia nel tempo
Ci sono opere che non chiedono soltanto di essere guardate, ma invitano a fermarsi, ascoltare e riconoscere qualcosa di profondamente umano. È attorno a questa idea che prende forma “Segni di cura”, mostra ospitata nella Cattedrale di Cosenza e nata dall’incontro artistico tra Luigia Granata e Mario Verta, in arte Vert. Un progetto nel quale la dimensione artistica si intreccia con quella spirituale, trasformando il luogo sacro in uno spazio di riflessione sulla vita, sulle fragilità e sulle tracce che ogni esperienza lascia nel tempo. Le opere dialogano così con l’architettura e con la forte identità del Duomo, creando un percorso nel quale la bellezza diventa anche occasione di ascolto e introspezione.
Due sensibilità, un unico racconto
Al centro dell’esposizione c’è il confronto tra due percorsi e due sensibilità differenti, accomunati dalla volontà di raccontare attraverso l’arte il significato della cura. Un tema che non viene affrontato soltanto nella sua dimensione sanitaria o assistenziale, ma come attenzione verso l’altro, verso la vita e verso ciò che resta delle esperienze vissute. Particolarmente significativo è il percorso di Mario Verta, artista e medico, la cui esperienza professionale si intreccia con una ricerca espressiva capace di mettere in relazione persona, corpo ed emozioni. A sostenere il progetto sono la curatrice Maria Teresa Buccheri e Sergio Stumpo, ideatore dell’iniziativa e impegnato nella valorizzazione del centro storico cosentino. Alla realizzazione hanno inoltre contribuito Demetrio Guzzardi e Maurizio Misasi, in un percorso costruito attraverso sensibilità e competenze diverse.
Il Duomo come parte dell’opera
La scelta della Cattedrale di Cosenza non rappresenta soltanto la cornice dell’esposizione, ma diventa parte integrante del racconto. La spiritualità del luogo accompagna infatti il percorso delle opere e ne amplifica la capacità evocativa, mettendo in relazione arte contemporanea, fede e dimensione umana. “Segni di cura” rimarrà visitabile fino al 2 ottobre, dalle 7 alle 20, offrendo a cittadini e visitatori la possibilità di confrontarsi con un progetto che sceglie la delicatezza come linguaggio. Un’esposizione che affida all’arte una funzione ulteriore rispetto alla semplice rappresentazione: quella di lasciare una traccia, suscitare una riflessione e ricordare che prendersi cura significa, prima di tutto, riconoscere il valore della vita e delle persone.