Rissa sul lungomare di Crotone, padre e figlio trasferiti in carcere: aggravate le misure cautelari
Per il 22enne, però, il coinvolgimento nella rissa ha avuto conseguenze ancora più pesanti
CROTONE – Dai domiciliari al carcere. Si è aggravata la posizione del padre e del figlio, di 47 e 22 anni, coinvolti nella violenta rissa scoppiata lo scorso 4 luglio sul lungomare di Crotone. Per entrambi è stata disposta la custodia cautelare in carcere, sebbene per motivazioni differenti.
L'episodio aveva avuto origine quando il giovane, in sella a una bicicletta, aveva investito una bambina. L'incidente aveva provocato la reazione del padre della piccola, un quarantenne del posto, che aveva colpito il ciclista facendolo cadere. Da quel momento la situazione era rapidamente degenerata in una colluttazione alla quale aveva preso parte anche il padre del ragazzo.
Durante la rissa si era verificato un episodio particolarmente violento: il padre della bambina aveva morso il 47enne, recidendogli parte della cartilagine dell'orecchio destro. Al termine degli accertamenti, tutti e tre i protagonisti erano stati posti agli arresti domiciliari, misura successivamente convalidata dal giudice.
Per il 22enne, però, il coinvolgimento nella rissa ha avuto conseguenze ancora più pesanti. Il giovane stava già scontando agli arresti domiciliari una condanna definitiva a cinque anni e cinque mesi per tentato omicidio. Nell'ottobre 2025 aveva infatti accoltellato un ciclista di 66 anni al culmine di una lite nata dopo le proteste dell'uomo per un'auto, sulla quale viaggiava il ragazzo, parcheggiata sulla pista ciclabile. La nuova denuncia ha determinato la revoca del beneficio dei domiciliari e il trasferimento in carcere.
Diversa la situazione del padre. Durante un controllo di routine, gli agenti della Squadra Volante hanno accertato che il 47enne non si trovava nell'abitazione dove stava scontando gli arresti domiciliari per i fatti della rissa. L'allontanamento non autorizzato ha portato alla denuncia per evasione e alla sostituzione della misura cautelare con la custodia in carcere.
Entrambi si trovano ora detenuti in istituto penitenziario in esecuzione dei provvedimenti emessi dall'autorità giudiziaria.