Una mobilitazione senza precedenti sta coinvolgendo da più di due settimane realtà associative, sindacati, comitati e forze politiche della Calabria, dopo la segnalazione internazionale relativa al possibile transito, dal porto di Gioia Tauro, di container contenenti materiali a uso militare diretti verso Israele.

Un primo risultato concreto della pressione della società civile è arrivato: otto container, trasbordati dalle navi MSC Marie Leslie e MSC Siena, sono stati bloccati dalla Dogana e dalla Guardia di Finanza per essere sottoposti a ispezione. Un’analoga operazione aveva interessato nei giorni scorsi 11 container nel porto di Cagliari, trasportati dalla nave MSC Vega.

Nonostante ciò, a oltre dieci giorni dal fermo, non sono ancora state comunicate ufficialmente le tempistiche o gli esiti delle verifiche. La situazione è ulteriormente complicata dall’arrivo, nella notte, della nave America – anch’essa gestita da MSC – su cui i container sospetti potrebbero essere caricati per proseguire verso Israele.

A peggiorare la situazione, oggi è previsto l’arrivo della nave MSC Danit, che secondo le stesse segnalazioni trasporterebbe altri otto container già notificati all’Agenzia delle Dogane. Il tracciamento dei container si è rivelato estremamente complesso: i dati disponibili sui siti di tracking cambiano continuamente, con variazioni improvvise di navi e destinazioni, rendendo difficile monitorare con precisione il loro percorso.

I movimenti calabresi ribadiscono che trasparenza e controlli rigorosi sono indispensabili, soprattutto per merci dual use dirette verso paesi in conflitto o coinvolti in violazioni dei diritti umani. “Permettere il passaggio di materiali legati alla guerra significa contribuire all’alimentazione dei conflitti e avere ricadute dirette sui nostri territori, tra aumento dei costi e riduzione delle risorse per servizi pubblici”, affermano i promotori della mobilitazione.

In questo contesto, mercoledì 1 aprile è prevista un’assemblea presso l’Ostello Solidale Dambe So di San Ferdinando, alle ore 17.00, aperta a tutte le realtà che si oppongono alla deriva bellicista e al coinvolgimento del territorio nei traffici di armamenti. A seguire, alle 18.00, i partecipanti si sposteranno al gate principale del porto di Gioia Tauro per un’iniziativa di sensibilizzazione rivolta ai lavoratori portuali durante il cambio turno, ribadendo che il porto “non deve trasformarsi in uno snodo per traffici legati alla guerra”.

I movimenti, le associazioni e i sindacati calabresi chiedono piena luce sulla vicenda, il sequestro dei container in caso di violazione della legge 185/90 e il rispetto del divieto di esportazione di armamenti verso paesi coinvolti in conflitti armati.

L’iniziativa conferma la volontà della Calabria di opporsi alla guerra e di tutelare il territorio da dinamiche che, oltre a generare devastazione a livello internazionale, rischiano di avere impatti concreti e negativi sulle comunità locali.