Guardia Piemontese, la scommessa di Matteo Iacovo tra agricoltura, natura e radici familiari
Dall’allevamento ereditato dalla famiglia al recupero dei terreni, fino al progetto di una fattoria aperta ai bambini e fondata su prodotti a chilometro zero e agricoltura circolare
Da un piccolo allevamento ovicaprino a un’azienda agricola costruita recuperando terreni abbandonati. La storia dell’imprenditore agricolo calabrese tra difficoltà, lupi, agricoltura circolare e il progetto di riportare le nuove generazioni a contatto con la natura

Dall’allevamento di famiglia alla scelta di restare
L'idea di un progetto familiare e un piccolo allevamento di capre e pecore destinato principalmente alla produzione di latte. È da questa esperienza che prende forma il percorso di Matteo Iacovo, imprenditore agricolo cresciuto in una famiglia nella quale il rapporto con la terra e con gli animali rappresenta una componente fondamentale della quotidianità.
Insieme al fratello Domenico, Matteo porta avanti un’attività che attraversa anche momenti complessi. L’allevamento cresce, ma aumentano le difficoltà legate alla gestione degli animali e alla disponibilità dei pascoli. A complicare ulteriormente il lavoro ci sono le predazioni dei lupi, un problema con il quale gli allevatori della zona sono costretti a confrontarsi. In un episodio particolarmente delicato anche il fratello viene aggredito da un lupo e sceglie poi di dedicarsi ad altro.
Matteo decide invece di continuare, nonostante tutto e nonostante le difficoltà. Le sue radici sono legate ai terreni appartenuti alla nonna Giovannina, attorno ai quali prende forma il progetto dell’azienda. «La filosofia è sempre stata quella della condivisione familiare», racconta. Un legame con la terra che diventa una scelta professionale e di vita.

I terreni recuperati e un’agricoltura che segue i cicli naturali
Il progetto si amplia attraverso l’acquisto di alcuni appezzamenti confinanti con la proprietà di famiglia, terreni un tempo coltivati da persone anziane e poi rimasti inutilizzati. Matteo li recupera, li bonifica e li restituisce alla produzione agricola, costruendo passo dopo passo una realtà capace di integrare allevamento e coltivazioni.
Le difficoltà economiche spingono anche a diversificare le attività. Accanto all’allevamento nasce così l’orto, che diventa una componente importante dell’impresa. Pomodori, melanzane, fichi e altri ortaggi vengono destinati alla vendita diretta e alla distribuzione nei negozi della zona.
Alla base c’è una precisa idea di agricoltura, ovvero, quella di mantenere una realtà di dimensioni sostenibili e creare un rapporto diretto tra chi produce e chi acquista. «Il mio obiettivo è avere un’azienda abbastanza dimensionata, ma soprattutto avvicinare le persone alla terra e ai prodotti a chilometro zero», spiega Iacovo.
Il modello seguito punta sulla circolarità. Gli animali pascolano sui terreni contribuendo naturalmente alla fertilizzazione del suolo, mentre le coltivazioni vengono portate avanti senza l’impiego di trattamenti. Accanto all’allevamento e all’orto trovano spazio anche le api per la produzione di miele e la trasformazione di alcuni prodotti, tra cui i fichi.

Una fattoria per riportare i bambini a contatto con la natura
Il progetto agricolo guarda anche all’accoglienza, con una particolare attenzione ai bambini. L’idea nasce dopo la visita in azienda di una bambina di due anni affascinata dalla possibilità di muoversi tra animali, campi e spazi naturali.
Un’esperienza che ha fatto maturare in Matteo una nuova consapevolezza. «I bambini cambiano il luogo, gli danno una visione diversa», racconta. Da qui nasce il desiderio di trasformare l’azienda anche in uno spazio nel quale le nuove generazioni possano conoscere il mondo agricolo, osservare gli animali e comprendere l’origine dei prodotti che arrivano sulle tavole.
Non una fattoria costruita artificialmente per i visitatori, ma una realtà agricola autentica, nella quale l’accoglienza possa convivere con le attività produttive. «La mia speranza è avvicinare i bambini alla natura, a ciò che non è creato dall’uomo», sottolinea Matteo.
Da un terreno ereditato dalla nonna Giovannina e da un piccolo allevamento familiare prende così forma un progetto che tiene insieme agricoltura, recupero dei terreni, prodotti a chilometro zero e trasmissione alle nuove generazioni di un rapporto più diretto con la natura.
