Beni confiscati alle mafie, la Calabria tra le regioni centrali nel rapporto Eurispes
Presentato al Senato lo studio “Dal male al bene”: la regione conta 1.660 immobili in amministrazione e 3.373 beni già destinati, terzo dato nazionale dopo Sicilia e Campania
La Calabria si conferma una delle regioni centrali nella geografia nazionale dei beni sottratti alle mafie. È quanto emerge dal rapporto di ricerca “Dal male al bene: come trasformare i beni sottratti alle mafie. Analisi, stime e prospettive”, realizzato dalla Fondazione Eurispes e presentato a Roma, presso il Senato della Repubblica, nella Sala Zuccari di Palazzo Giustiniani.
Lo studio fotografa il patrimonio immobiliare e aziendale confiscato, evidenziando non solo la dimensione del fenomeno, ma anche le potenzialità sociali ed economiche legate al riutilizzo dei beni. Un tema che riguarda da vicino la Calabria, dove il numero degli immobili destinati e delle aziende confiscate conferma il peso della regione nel quadro nazionale.
In Calabria 1.660 immobili in amministrazione
Secondo il rapporto Eurispes, nel 2025 i beni immobili in amministrazione in Italia sono 21.623, con 39 cespiti privi di indicazione geografica. La distribuzione regionale è fortemente concentrata.
La Sicilia guida la classifica con 8.429 immobili, pari al 38,98% del totale nazionale. Seguono la Campania con 2.886 beni e il Lazio con 2.874. Subito dopo si colloca la Calabria, con 1.660 immobili in amministrazione, pari al 7,68% del totale nazionale.
Un dato che pone la regione al quarto posto in Italia, davanti a Lombardia e Puglia. Sicilia, Campania e Lazio sommano da sole 14.189 immobili, pari al 65,6% del totale, mentre il resto d’Italia conta 7.434 beni.
Beni destinati, Calabria terza in Italia
Ancora più significativo è il dato relativo ai beni immobili destinati, cioè quelli già assegnati a una funzione pubblica, sociale o istituzionale. Nel 2025, a livello nazionale, questi beni ammontano a 21.664 unità.
Anche in questo caso la Sicilia resta al primo posto con 8.141 beni, pari al 37,6% del totale. Seguono la Campania con 3.584 beni e la Calabria con 3.373 beni immobili destinati. Le tre regioni insieme concentrano circa il 70% di tutti i beni destinati in Italia.
Per la Calabria si tratta di un dato particolarmente rilevante, perché evidenzia non solo l’ampiezza del patrimonio sottratto alla criminalità organizzata, ma anche la possibilità di trasformarlo in strumenti concreti di riscatto, presidio sociale, servizi e sviluppo territoriale.
Sud e Isole al centro della mappa nazionale
Dal punto di vista geografico, la quota maggiore dei beni destinati si trova nel Sud, con il 41,24%, seguito dalle Isole con il 38,32%. Il Nord incide per il 14,1%.
La stima del valore economico degli immobili destinati in Italia è pari a 2,71 miliardi di euro. Gli immobili a uso abitativo rappresentano il 53% del totale e valgono oltre 2,1 miliardi di euro. Gli immobili commerciali e industriali valgono 311 milioni di euro, mentre i terreni, pur rappresentando il 34,5% dei beni destinati, hanno un valore complessivo stimato in 90 milioni di euro.
Quanto alle modalità di destinazione, l’84% degli immobili, in termini numerici, viene trasferito al patrimonio degli enti territoriali. Il mantenimento nel patrimonio dello Stato riguarda invece circa il 10% dei beni.
Terreni agricoli, in Calabria sono il 56% dei beni destinabili
Il rapporto Eurispes dedica attenzione anche ai terreni agricoli destinabili, cioè quei beni per i quali si è conclusa positivamente la verifica dei creditori di buona fede. Anche in questo caso emerge una forte concentrazione nel Mezzogiorno.
In Calabria, i terreni agricoli rappresentano il 56% dei beni destinabili, per un valore stimato di 673mila euro. Il dato conferma la rilevanza del patrimonio agricolo confiscato e apre una riflessione sulle possibilità di riuso produttivo, sociale e comunitario, soprattutto nelle aree interne e nei territori più fragili.
Lo studio evidenzia però anche una criticità: nelle regioni analizzate non risultano manifestazioni d’interesse per questa tipologia di beni. Un elemento che segnala la necessità di strumenti più efficaci per favorire il riutilizzo dei terreni, sostenere progettualità locali e accompagnare enti, associazioni e giovani imprenditori.
In questo quadro si inserisce l’accordo siglato nel 2024 con il Masaf, che ha coinvolto 1.410 terreni inoptati in 16 regioni, con l’obiettivo di favorire l’imprenditoria giovanile e progetti a contenuto sociale.
Aziende confiscate, la Calabria pesa per il 10,4%
Il rapporto analizza anche il fronte delle aziende confiscate. Nel 2025 sono 3.113 le aziende in amministrazione censite a livello nazionale. Sicilia, Campania, Lazio e Calabria concentrano oltre il 63% del totale.
La Calabria, con il 10,4% delle aziende confiscate in amministrazione, si conferma tra le aree più coinvolte dal fenomeno. Il Sud ospita complessivamente il 32,7% delle aziende, mentre le Isole raggiungono il 31,4%. Al Nord emerge soprattutto la Lombardia.
Dal punto di vista settoriale, le aziende confiscate operano prevalentemente nelle costruzioni, che rappresentano il 23% del totale, nel commercio e riparazione di veicoli, con il 20,5%, nel settore immobiliare, con l’11,4%, e nell’alloggio e ristorazione, con l’11%. Questi quattro comparti da soli coprono oltre due terzi del totale.
Dal sequestro al riuso, la sfida della valorizzazione
Lo studio Eurispes sottolinea il potenziale economico e occupazionale delle aziende confiscate. Nel 2020, 138 imprese hanno generato complessivamente 112 milioni di euro di fatturato. Stimando una limitata operatività per una parte delle altre aziende, il fatturato complessivo annuo potrebbe raggiungere circa 123 milioni di euro.
Sul fronte occupazionale, 300 aziende attive hanno impiegato circa 3.000 addetti. Su base potenziale, secondo le stime, si potrebbe arrivare a circa 31mila occupati. Inoltre, il reinserimento nel mercato di un ulteriore 20% di imprese potrebbe generare oltre 45 milioni di euro di fatturato annuo aggiuntivo.
Per la Calabria, questi numeri indicano una sfida fondamentale: trasformare i beni e le aziende sottratti alle mafie in occasioni reali di lavoro, servizi, inclusione e crescita. Il passaggio dal “male” al “bene”, richiamato dal titolo del rapporto, non si esaurisce infatti nella confisca, ma si compie pienamente solo quando quel patrimonio torna a essere utile alle comunità.
La Calabria davanti a una grande opportunità
I dati del rapporto Eurispes confermano che la Calabria è una delle regioni dove la partita del riutilizzo dei beni confiscati assume maggiore importanza. Gli immobili destinati, i terreni agricoli e le aziende in amministrazione rappresentano un patrimonio significativo, ma anche una responsabilità istituzionale e sociale.
La sfida è renderli produttivi, accessibili e capaci di generare valore collettivo. Dai progetti sociali all’imprenditoria giovanile, dai servizi territoriali all’agricoltura, fino alla rigenerazione urbana, i beni sottratti alle mafie possono diventare strumenti concreti di riscatto.
Il rapporto presentato al Senato mette in evidenza proprio questo passaggio: non basta sottrarre ricchezza alla criminalità organizzata, occorre costruire percorsi di valorizzazione capaci di restituire quei beni ai cittadini e trasformarli in presidi di legalità, economia sana e sviluppo per i territori.