Unical, USB Cosenza denuncia condizioni di precarietà nei servizi in appalto
Il sindacato punta il dito su part-time storici, ricorso agli interinali e gare al massimo ribasso. Chiesta la stabilizzazione dei lavoratori e l’internalizzazione dei servizi
L’immagine dell’Università della Calabria come centro di eccellenza della conoscenza contrasta, secondo USB Cosenza, con le condizioni vissute da molti lavoratori impiegati nei servizi in appalto all’interno dell’Ateneo. Il sindacato parla apertamente di un sistema che produce precarietà e sfruttamento strutturale nei settori delle mense, delle pulizie, del facchinaggio e della sicurezza.
Secondo l’organizzazione sindacale, il ricorso agli appalti non rappresenterebbe una soluzione temporanea o occasionale, ma una precisa scelta gestionale che nel tempo avrebbe consolidato un modello di lavoro caratterizzato da salari bassi e scarse tutele.
Part-time da oltre vent’anni e salari insufficienti
Tra le principali criticità segnalate c’è la presenza di lavoratrici e lavoratori che, pur operando stabilmente all’interno dell’Università da decenni, restano vincolati a contratti part-time da oltre vent’anni. Una situazione che, secondo USB, rappresenta un paradosso evidente: persone che hanno dedicato una lunga carriera professionale all’Ateneo percepirebbero retribuzioni insufficienti a garantire condizioni di vita adeguate.
Il sindacato definisce questo fenomeno come una forma di “part-time involontario”, utilizzata nel tempo per contenere il costo del lavoro. Nel frattempo, sostiene USB, i carichi e le responsabilità operative sarebbero aumentati senza un corrispondente riconoscimento contrattuale.
Subappalti e interinali nel mirino del sindacato
USB Cosenza critica anche il sistema delle gare al massimo ribasso e la frammentazione dei subappalti, ritenuti fattori che avrebbero generato una situazione poco trasparente e difficilmente controllabile. In diversi casi, secondo il sindacato, le aziende subappaltatrici non riuscirebbero a garantire pienamente i requisiti previsti dai bandi di gara.
Un altro punto contestato riguarda l’ampio ricorso ai lavoratori interinali. Secondo USB, l’utilizzo di personale temporaneo non sarebbe legato a esigenze straordinarie o a picchi di lavoro, ma diventerebbe uno strumento di precarizzazione e di pressione sui lavoratori, favorendo una rotazione continua del personale e rendendo più difficile la costruzione di percorsi di stabilizzazione.
Le richieste di USB e l’appello all’Università
Il sindacato sostiene che l’Università, in qualità di committente dei servizi, non possa limitarsi a considerare gli appalti come una questione esterna alla propria responsabilità. Per USB, l’Ateneo ha il dovere di vigilare sulle condizioni di lavoro all’interno delle strutture universitarie e di garantire il rispetto dei diritti contrattuali.
Tra le richieste avanzate c’è la trasformazione dei contratti part-time storici in rapporti di lavoro full-time, ritenuta una misura necessaria dopo anni di servizio continuativo. Il sindacato chiede inoltre di limitare il ricorso ai lavoratori interinali e di rafforzare le clausole sociali nei bandi di gara, prevedendo controlli più rigorosi e la revoca degli appalti alle aziende che non rispettano gli impegni contrattuali.
USB Cosenza ribadisce infine la propria posizione a favore dell’internalizzazione dei servizi, sostenendo che i lavoratori impiegati negli appalti rappresentino da decenni una componente essenziale del funzionamento quotidiano dell’Università. Il sindacato rivolge quindi un appello al rettore Nicola Leone Greco e al direttore generale Bellantoni affinché venga avviato un percorso di stabilizzazione che, secondo USB, i lavoratori attendono da anni. Nel frattempo, l’organizzazione annuncia che proseguirà la mobilitazione finché non verranno riconosciute condizioni di lavoro considerate più dignitose.