Operazione Artemis II, nove arresti tra Calabria e Nord Italia. Sequestrate due aziende
La Dda di Catanzaro contesta reati che vanno dall’associazione mafiosa all’usura. Il provvedimento rappresenta il seguito dell’inchiesta che nel 2024 portò a 59 arresti
Nuovo sviluppo nell’ambito delle indagini della Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro. Il Gip del Tribunale del capoluogo calabrese, su richiesta della Procura della Repubblica – Dda, ha disposto l’arresto di nove persone ritenute presunte responsabili, a vario titolo, di diversi reati tra cui associazione di tipo mafioso, concorso esterno in associazione mafiosa, usura, estorsione, rivelazione e utilizzazione di segreti d’ufficio e peculato.
L’ordinanza cautelare è stata eseguita dai carabinieri del Gruppo di Lamezia Terme con il supporto dello Squadrone Eliportato Carabinieri Cacciatori Calabria. Le operazioni hanno interessato il territorio di Lamezia Terme e le province di Vibo Valentia, Terni e Como.
Sequestrate due attività economiche
Contestualmente all’esecuzione delle misure cautelari, l’autorità giudiziaria ha disposto il sequestro preventivo di due aziende. Una delle attività coinvolte opera nel settore del taglio boschivo, mentre la seconda è attiva nel terzo settore e gestisce servizi di refezione e mensa scolastica.
Il provvedimento patrimoniale si inserisce nell’ambito dell’attività investigativa finalizzata ad accertare eventuali interessi economici riconducibili ai soggetti coinvolti nell’inchiesta e a interrompere possibili canali di infiltrazione nel tessuto produttivo.
L’inchiesta prosegue dopo l’operazione del 2024
L’operazione, denominata “Artemis II”, rappresenta il naturale sviluppo investigativo della precedente attività denominata “Artemis”, culminata il 7 novembre 2024 con l’esecuzione di un ampio provvedimento cautelare che portò all’arresto di 59 persone.
Secondo gli investigatori, i nuovi elementi raccolti nel corso delle indagini avrebbero consentito di approfondire ulteriormente il quadro accusatorio e di individuare ulteriori presunte responsabilità. Le contestazioni formulate restano al vaglio dell’autorità giudiziaria e dovranno essere verificate nelle successive fasi del procedimento, nel rispetto del principio di presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva.