Caccia, la Lipu chiede lo stop alle preaperture: «Fauna già provata dal clima estremo»
L’associazione sollecita il Governo a rinviare l’avvio della stagione venatoria e richiama i contenziosi aperti con l’Unione europea

Caldo torrido, siccità estrema e fenomeni alluvionali rappresentano condizioni che dovrebbero spingere le istituzioni a rivedere il calendario venatorio e, almeno, a posticipare l’apertura della caccia. È la posizione espressa dalla Lipu-BirdLife Italia, che chiede la cancellazione delle preaperture previste a partire da mercoledì 2 settembre in 15 regioni italiane. Secondo l’associazione, la fauna selvatica è già fortemente messa alla prova dagli effetti dei cambiamenti climatici, oltre che dalla progressiva riduzione e frammentazione degli habitat naturali.
Quattordici specie nel mirino
A intervenire è il presidente della Lipu-BirdLife Italia, Alessandro Polidori, secondo il quale un governo responsabile dovrebbe tenere conto delle difficoltà che interessano numerose specie selvatiche. Le preaperture della stagione venatoria, programmate nell’arco di due settimane, riguarderebbero complessivamente 14 specie, alcune delle quali, sottolinea l’associazione, si trovano già in uno stato di conservazione critico. Per la Lipu, dunque, il quadro ambientale attuale renderebbe necessario un approccio maggiormente prudente alla gestione dell’attività venatoria.
I richiami dell’Europa all’Italia
L’associazione richiama inoltre l’attenzione sui rapporti tra Italia e Unione europea in materia di caccia. Sul Paese pesano già due contenziosi aperti nel 2023, relativi alla caccia agli uccelli in periodi vietati dalla Direttiva Uccelli e all’utilizzo di munizioni al piombo nelle zone umide. La Lipu cita anche le recenti dichiarazioni della commissaria europea all’Ambiente Jessika Roswall, secondo la quale la proposta italiana di riforma della caccia presenterebbe profili di contrasto con diverse norme comunitarie. Da qui la richiesta al Governo di interrompere ogni tentativo di ulteriore liberalizzazione e di rispondere alle osservazioni provenienti dalla Commissione europea, arrivando alla cancellazione della riforma.