SS107, Galleria Gemelle: il cantiere infinito verso il Tirreno
Sulla SS107 a San Fili la Galleria Gemelle in direzione mare resta a corsia ridotta da troppo tempo. Automobilisti chiedono risposte e tempi certi
Sulla strada che collega Cosenza alla costa, una delle due gallerie viaggia a mezzo servizio da troppo tempo. Segnaletica consumata, lavori eterni e automobilisti ostaggio di una domanda semplice: quando finirà?
C’è una galleria, sulla SS107, che meriterebbe un posto speciale nella storia delle grandi opere calabresi. Non perché sia la più lunga, la più moderna o la più sicura. Ma perché sembra aver scoperto una nuova dimensione del tempo: quella del cantiere permanente. Siamo all’altezza di San Fili, lungo uno dei tratti più frequentati da chi da Cosenza scende verso la costa tirrenica. Una strada che nei mesi estivi diventa arteria, imbuto, sfogo, nervo scoperto. E proprio lì, dove il traffico aumenta e la pazienza diminuisce, si incontra la famosa Galleria Gemelle.
Il nome, già da solo, sembra uscito da una favola tecnica: due gallerie vicine, simili, quasi identiche. Gemelle, appunto. Una accanto all’altra, come due sorelle nate dallo stesso progetto. Peccato che, da qualche tempo, una sembri godere di ottima salute e l’altra viva in una specie di reparto lungodegenza infrastrutturale. Una libera, due corsie, traffico regolare. L’altra, in direzione mare, da Cosenza verso il Tirreno, ridotta a una sola corsia. Non per un giorno. Non per una settimana. Non per la classica manutenzione annunciata, fatta e conclusa. No. Secondo le segnalazioni degli automobilisti, da circa due anni.
Due anni sono tanti. In due anni un bambino impara a camminare, un governo può cambiare idea tre volte, una segnaletica stradale può invecchiare, scolorire, essere sostituita e poi invecchiare di nuovo. E infatti lì, attorno a quella galleria, la segnaletica sembra ormai parte dell’arredo urbano: birilli, cartelli, restringimenti, deviazioni di carreggiata. Oggetti che non indicano più un lavoro in corso, ma una condizione esistenziale. Come se la corsia mancante non fosse più provvisoria, ma adottata dalla strada.
La stranezza della doppia corsia che appare e scompare
La Galleria Gemelle ha anche un’altra particolarità. È in curva ed è a doppia corsia. Già questo, su una strada che prima e dopo torna sostanzialmente a una corsia per senso di marcia, ha il sapore dell’esperimento futurista. Una specie di lampo progettuale: prima la normalità, poi improvvisamente due corsie, poi di nuovo la normalità. Come se a un certo punto qualcuno avesse guardato la montagna e avesse detto: “Qui osiamo”. E hanno osato. Due corsie in galleria, in curva, in un tratto delicato.
Ora, la sicurezza stradale non si fa con le battute. Una galleria in curva, percorsa da migliaia di mezzi, richiede manutenzione, controlli, attenzione, monitoraggi. Nessuno contesta la necessità dei lavori quando servono davvero. Nessuno chiede di ignorare problemi tecnici, infiltrazioni, impianti, pavimentazione, barriere, illuminazione o qualunque altra esigenza. Ma proprio perché la sicurezza è una cosa seria, la domanda diventa ancora più seria: quali lavori sono in corso da così tanto tempo? Qual è il cronoprogramma? Qual è la fine prevista? E soprattutto: perché gli automobilisti devono sapere tutto solo guardando i cartelli invecchiare?
Perché qui il problema non è il cantiere. Il problema è l’eternità del cantiere. Una manutenzione può essere comprensibile. Un restringimento temporaneo può essere necessario. Ma quando il temporaneo diventa abitudine, il cittadino comincia legittimamente a chiedersi se sia ancora davanti a un’opera in corso o davanti a una resa.
La corsia che non c’è più
Da due anni, raccontano gli utenti della strada, la galleria in direzione mare è di fatto utilizzabile a senso ridotto. Una corsia sola. L’altra occupata, chiusa, spostata, compressa, consegnata al regno misterioso dei lavori perenni. Ogni tanto sembra che cambi qualcosa: la carreggiata si sposta, il restringimento prende un’altra forma, il traffico viene guidato ora più a destra, ora più a sinistra. Ma alla fine il risultato è sempre lo stesso: chi percorre quel tratto trova la galleria dimezzata.
È una scena quasi teatrale. Da una parte la gemella libera, funzionante, scorrevole. Dall’altra la sorella sfortunata, con la corsia interdetta e i lavori sempre lì. Una vive, l’altra sopravvive. Una sembra dire “passate pure”, l’altra “abbiate pazienza”. Il problema è che la pazienza, dopo due anni, non è più una virtù: diventa rassegnazione forzata.
E la rassegnazione, sulle infrastrutture, è pericolosa. Perché abitua i cittadini all’idea che un disagio possa restare lì senza spiegazioni. Che una strada pubblica possa funzionare a metà senza che qualcuno senta il dovere di raccontare perché. Che una corsia possa sparire nel nulla e diventare una specie di leggenda locale: c’era una volta, forse tornerà. Chi risponde agli automobilisti?
La SS107 non è una strada privata. Non è il vialetto di casa di qualcuno. È una statale, una direttrice fondamentale per la mobilità cosentina e calabrese. Collega aree interne, città, costa, pendolari, turisti, lavoratori, mezzi pesanti, famiglie. Nei periodi di maggiore movimento, ogni restringimento pesa. Ogni rallentamento si moltiplica. Ogni cantiere permanente diventa un problema collettivo.
E allora la domanda è inevitabile: chi deve rispondere? Anas? Le imprese incaricate? Gli enti territoriali che devono vigilare e pretendere chiarezza? La politica locale che percorre quella strada soltanto quando c’è da tagliare un nastro o fare una foto? Qualcuno deve pur sapere perché quella galleria resta a mezzo servizio da così tanto tempo. Qualcuno avrà un atto, un progetto, una perizia, una relazione, un aggiornamento, una data. Perché le opere pubbliche non possono vivere di mistero. Non siamo davanti a una puntata paranormale. Siamo davanti a una galleria stradale.
E non basta dire “ci sono i lavori”. Quali lavori? Da quando? Per quale importo? Con quale ditta? Con quale termine previsto? Quante proroghe sono state concesse? Per quali motivi? Sono domande normali, persino banali. E proprio per questo diventano imbarazzanti quando restano senza risposta.
Il cittadino paga, ma non sa
L’automobilista calabrese paga. Paga il bollo, paga le tasse, paga il carburante, paga le accise, paga la manutenzione dell’auto massacrata da buche, curve, cantieri e restringimenti. Paga anche con il tempo, che è una tassa invisibile ma pesantissima. Ogni rallentamento è tempo perso. Ogni disagio ripetuto è un costo. Ogni tratto lasciato nell’incertezza diventa una piccola trattenuta quotidiana sulla vita delle persone.
E in cambio cosa riceve? Spesso silenzio. Cartelli. Birilli. Segnaletica provvisoria che diventa più stabile del marmo. Lavori che sembrano sempre sul punto di finire e invece no, restano lì, come certe promesse elettorali: resistenti alle stagioni, alle piogge, al sole, alle proteste.
Una galleria oggi vale milioni. Vale per costruirla, per mantenerla, per illuminarla, per metterla in sicurezza, per gestirla. Non è un tubo scavato nella montagna e dimenticato. È un’infrastruttura strategica. E proprio perché vale milioni, non può essere trattata come una corsia di servizio da spostare ogni tanto per dare l’impressione che qualcosa si muova.
La domanda delle domande: quando finisce?
Il punto centrale è uno solo: quando finiranno i lavori nella galleria in direzione mare? Non “appena possibile”. Non “a breve”. Non “sono in corso verifiche”. Non “compatibilmente con le esigenze tecniche”. Serve una data. Anche perché, quando si impone una limitazione a migliaia di automobilisti, il minimo sindacale è spiegare il perché e il fino a quando.
La trasparenza non è un favore. È un dovere. Se la galleria ha problemi strutturali, lo si dica. Se ci sono lavori sugli impianti, lo si dica. Se ci sono ritardi dell’impresa, lo si dica. Se ci sono varianti, contenziosi, difficoltà tecniche, autorizzazioni, collaudi, lo si dica. I cittadini possono capire quasi tutto, tranne essere trattati come passeggeri muti di una strada che pagano e subiscono.
Perché il sospetto, quando le spiegazioni mancano, nasce da solo. E magari è un sospetto ingiusto, magari i lavori sono complessi, magari tutto ha una ragione tecnica. Ma se nessuno comunica, resta solo la scena: una galleria dimezzata, una segnaletica stanca, automobilisti che rallentano e una domanda sospesa all’imbocco: “Anche oggi così?”.
Il turismo passa anche da una galleria
C’è poi un tema più ampio. La costa tirrenica cosentina è una delle direttrici turistiche più importanti della Calabria. Paola, San Lucido, Fuscaldo, Guardia Piemontese, Acquappesa, Cetraro, Scalea e tutto il tratto costiero vivono anche della capacità di essere raggiunti in modo dignitoso. Una strada che funziona male non è soltanto un disagio per i residenti. È un danno per l’immagine turistica.
Il turista che arriva non legge i comunicati. Guarda la strada. Guarda i cantieri.
Guarda i restringimenti. Guarda se un territorio sembra organizzato o abbandonato al provvisorio permanente. E quando, scendendo verso il mare, incontra una galleria che da anni pare in lavorazione, l’impressione non è quella dell’efficienza. È quella del “benvenuti in Calabria, dove anche una corsia può andare in aspettativa”.
Si può fare promozione turistica quanto si vuole. Si possono costruire narrazioni, video emozionali, slogan sul mare più bello, campagne social con droni e tramonti. Ma se poi l’accesso alla costa passa da infrastrutture trattate come cantieri senza calendario, l’effetto finale è contraddittorio. Da una parte invitiamo le persone a venire. Dall’altra le accogliamo con il solito messaggio non scritto: arrangiatevi.
Non è polemica, è manutenzione della democrazia
Qualcuno dirà che sono dettagli. Che ci sono problemi più grandi. Che una corsia chiusa non è la fine del mondo. È vero, non è la fine del mondo. Ma è proprio così che si normalizza il degrado amministrativo: chiamando dettagli tutte le cose che sommate rendono difficile la vita quotidiana.
Una galleria a metà servizio per troppo tempo non è un dettaglio. È un segnale. Dice qualcosa sul modo in cui vengono gestite le infrastrutture. Dice qualcosa sulla comunicazione con i cittadini. Dice qualcosa sulla capacità degli enti di programmare, controllare, concludere. E soprattutto dice qualcosa sulla rassegnazione che si pretende da chi passa, rallenta, subisce e tace.
Qui non si chiede il miracolo. Si chiede una risposta. Si chiede di sapere perché la Galleria Gemelle in direzione mare resta ridotta a una corsia. Si chiede di conoscere i tempi di fine lavori. Si chiede di capire chi sta seguendo l’intervento e con quali risultati. Si chiede di smetterla con la filosofia del provvisorio eterno.
Perché le strade non sono soltanto asfalto. Sono diritti. Sono collegamenti. Sono economia. Sono sicurezza. Sono turismo. Sono vita quotidiana. E quando una strada viene lasciata troppo a lungo in una condizione incompleta, non si sta soltanto chiudendo una corsia. Si sta chiudendo anche un pezzo di fiducia.
Basta cartelli: servono risposte
La Galleria Gemelle non ha bisogno di un’altra toppa, di un altro cartello, di un’altra transenna spostata di qualche metro. Ha bisogno di chiarezza. Se i lavori sono necessari, si completino. Se ci sono problemi, si dicano. Se qualcuno deve vigilare, vigili. Se qualcuno deve sollecitare, solleciti. Se qualcuno deve rispondere, risponda.
Gli automobilisti non possono continuare a fare da pubblico pagante allo spettacolo del cantiere infinito. La costa tirrenica non può essere raggiunta passando ogni volta dentro una domanda senza risposta. E la Calabria non può permettersi di trasformare ogni disagio in folklore, ogni ritardo in abitudine, ogni corsia chiusa in barzelletta.
Le due gallerie si chiamano Gemelle. Ma oggi, più che gemelle, sembrano due destini diversi: una libera, l’altra prigioniera del tempo. Sarebbe il caso che chi di dovere spiegasse quando anche la seconda potrà tornare a fare il mestiere per cui è stata costruita: far passare le auto, non alimentare l’ennesima storia calabrese di lavori eterni, responsabilità sfumate e cittadini lasciati a indovinare.