Dall’accoglienza alla cittadinanza: la storia di Muneeb Shahzad, il nuovo cittadino italiano simbolo di Badolato
Dal 2014 al 2018 viene inserito nel progetto Sprar/Sai di Badolato
BADOLATO (CZ) – "Sono orgoglioso di essere badolatese e vostro concittadino, sono orgoglioso di essere italiano". C’è tutta la commozione e la gratitudine di un lungo percorso in queste parole pronunciate da Muneeb Shahzad, 38 anni, originario del Pakistan, nel giorno in cui ha ufficialmente giurato la sua fedeltà alla Repubblica Italiana, ottenendo la cittadinanza.
Una storia, la sua, iniziata quattordici anni fa lontano dall'Italia e che oggi trova il suo compimento a Badolato, il borgo calabrese in provincia di Catanzaro che – insieme a Riace – rappresenta il simbolo universale dell'accoglienza in Calabria sin dal lontano 1997, anno del memorabile sbarco della nave Ararat con oltre 800 migranti.
Un cammino in salita tra burocrazia e riscatto
Il viaggio di Muneeb in Italia non è stato affatto in discesa. Figlio dell'ex sindaco della città pakistana di Gujrat, Muneeb arriva nel nostro Paese affrontando fatiche e speranze. Dal 2014 al 2018 viene inserito nel progetto Sprar/Sai di Badolato. Nel 2014 presenta la richiesta di protezione internazionale, ma va incontro a una serie di duri colpi burocratici: arriva prima il rigetto da parte della Commissione territoriale di Crotone, a cui seguono i ricorsi respinti sia dal Tribunale che dalla Corte d'Appello di Catanzaro.
Nonostante le porte chiuse dalla burocrazia, Muneeb non si perde d'animo. Continua a studiare, completa il percorso scolastico, prende la patente e si forma professionalmente. La svolta arriva nel 2017 grazie all'intuizione e all'impegno di un operatore legale dello Sprar, Antonino Laganà, che chiede all'allora sindaco Gerardo Mannello di esporsi in prima persona. Il primo cittadino scrive una lettera formale affinché la Commissione riascolti il trentottenne e ne rivaluti la posizione.
La richiesta viene accolta. Da quel momento, come ricordato dagli operatori durante la cerimonia di conferimento, a Muneeb viene riconosciuta la protezione umanitaria: il primo fondamentale tassello che gli ha permesso di ottenere il permesso di soggiorno, poi quello per lungo-soggiornanti, fino al traguardo odierno della cittadinanza.
Restituire il bene ricevuto: da beneficiario a mediatore culturale
Oggi Muneeb è un uomo indipendente e stimato. Da quattro anni lavora stabilmente in una nota pizzeria di Soverato, dove ha conquistato la fiducia di colleghi e datori di lavoro, e con i suoi sacrifici riesce a mantenere la famiglia rimasta in Pakistan.
Ma il legame profondo con la terra che lo ha accolto si esprime soprattutto nella sua volontà di restituire il bene ricevuto. Da anni, infatti, Muneeb mette la sua esperienza a disposizione degli altri, lavorando come mediatore culturale nei progetti "Incipit" e "Sai. C'era una volta a Badolato…", e collaborando attivamente con il Tribunale di Catanzaro. Chi un tempo era arrivato stringendo tra le mani solo una richiesta d'aiuto, oggi tende la propria mano per guidare i connazionali nel complesso disbrigo delle pratiche per i permessi di soggiorno.
"Qui ho trovato una vera casa"
La cerimonia di oggi non è stata solo una formalità burocratica, ma un momento di festa e di orgoglio per l'intera comunità badolatese, che vede nella storia di Muneeb il successo tangibile del proprio modello di integrazione sociale.
"Oggi non ricevo solo un documento – ha concluso un emozionato Muneeb – ma vedo compiersi un lungo e paziente viaggio iniziato quattordici anni fa, quando sono arrivato dal Pakistan in questo splendido paese. All'inizio cercavo solo un futuro. Oggi, grazie a questa terra, ho trovato una vera casa".