Giovani in fuga dal Sud, il Mezzogiorno perde oltre 313mila residenti
Dal 2019 il Nord cresce e attrae nuove generazioni, mentre nelle province meridionali cala la popolazione tra 18 e 35 anni e partono sempre più profili qualificati
Dal 2019 a oggi il Mezzogiorno ha perso una quota significativa della popolazione più giovane, confermando una tendenza che pesa sul futuro sociale ed economico delle regioni meridionali. I residenti tra i 18 e i 35 anni sono diminuiti del 7,6%, passando da oltre 4,1 milioni a circa 3,8 milioni, con una perdita superiore a 313mila persone. Nello stesso periodo il Nord Italia ha registrato un andamento opposto, con un incremento del 4,8% e quasi 240mila giovani in più. Il Centro, invece, è rimasto sostanzialmente stabile. Il dato fotografa una frattura sempre più evidente tra aree del Paese che attraggono nuove generazioni e territori che continuano a perderle.
Il lavoro continua a spingere le migrazioni interne
Alla base del fenomeno resta il divario socio-economico tra Nord e Sud. Le regioni settentrionali, grazie a mercati del lavoro più dinamici, maggiore presenza industriale, poli universitari attrattivi e servizi più strutturati, continuano a rappresentare una destinazione privilegiata per molti giovani meridionali. La crescita della popolazione giovanile riguarda infatti soprattutto province come Gorizia, Genova, Bologna, Pavia e Reggio Emilia, seguite da Modena, Monza e Brianza, Milano e Bergamo. Si tratta di territori capaci di offrire più opportunità occupazionali, percorsi formativi avanzati e prospettive di autonomia economica più solide.
Nel Sud il calo colpisce anche i profili qualificati
La contrazione più forte interessa quasi esclusivamente province meridionali e insulari. Tra le realtà più colpite figurano Sud Sardegna, Isernia, Oristano, Crotone, Potenza e Reggio Calabria, con riduzioni che superano o sfiorano il 12%. Il problema, però, non riguarda soltanto la diminuzione numerica dei residenti giovani. A lasciare il Mezzogiorno sono sempre più spesso profili qualificati, laureati, tecnici e professionisti in cerca di condizioni migliori. Questo impoverisce il capitale umano dei territori di partenza, riduce la capacità di innovazione e rende più difficile costruire sviluppo stabile. Per il Sud, la vera emergenza non è solo demografica, ma riguarda la possibilità concreta di trattenere competenze, lavoro e futuro.