Il centro storico di Cosenza
Il centro storico di Cosenza

Per raccontare la storia della ’ndrangheta a Cosenza bisogna conoscere i quartieri. Bisogna sapere dove comincia la Massa, dove finisce lo Spirito Santo, come si arriva dalla città vecchia a via Popilia, dove si trovano San Vito e Serra Spiga. Perché prima ancora di diventare una questione di soldi, droga ed estorsioni, il potere criminale cosentino è stato una questione di territorio. Ogni quartiere aveva i suoi uomini. Ogni gruppo conosceva le strade nelle quali poteva muoversi, gli affari che poteva gestire, le persone alle quali doveva rispondere. I confini cambiavano con le guerre, con gli arresti, con le alleanze. A volte bastava la morte di un boss per rimettere in discussione tutto. Altre volte erano gli stessi nemici di una vita a sedersi dalla stessa parte, perché continuare a spararsi significava perdere denaro. La mafia cosentina nasce così, dalle bande dei quartieri, prima ancora che dalle grandi famiglie criminali. Il centro storico è il luogo nel quale si formano i primi gruppi, poi la criminalità segue l'espansione urbanistica della città verso via Popilia e San Vito.

Gli anni Settanta e Ottanta: le prime cosche e la guerra per la città

Negli anni Settanta Cosenza Vecchia è il centro di quel mondo. Le bande vivono di contrabbando, rapine, gioco clandestino, prostituzione. I capi crescono nelle strade e nelle carceri. Le alleanze nascono dalle frequentazioni, dalle convenienze, dai rapporti personali. E possono finire da un giorno all'altro. Il 14 dicembre 1977 viene assassinato Luigi Palermo, conosciuto come «U Zorru». La sua morte apre una frattura che segnerà per anni la criminalità cittadina. Da una parte i Pino-Sena, dall'altra i Perna-Pranno-Vitelli. La malavita si divide in due schieramenti e Cosenza diventa il teatro di una guerra sanguinosa. Il centro storico è uno dei luoghi nei quali quella guerra affonda le radici. Ma sarebbe sbagliato attribuire tutta la Cosenza Vecchia a un'unica famiglia. Le organizzazioni cambiano, alcune scompaiono, altre conquistano spazio. La storia dei Bruni, per esempio, attraversa una fase successiva, quando le vecchie cosche vengono indebolite dalle operazioni antimafia e nuovi gruppi cercano di occupare il posto lasciato libero. La Massa, però, racconta soprattutto un altro capitolo della storia criminale cosentina: quello dei Piromallo. Per comprendere il loro potere basta seguire i confini descritti nelle dichiarazioni raccolte dagli investigatori. Nel 2015, secondo una collaboratrice, la zona riconducibile al gruppo cominciava alla Massa e si estendeva verso Trenta. Non era soltanto una questione di spaccio. Le dichiarazioni di un altro collaboratore attribuiscono al gruppo la riscossione delle estorsioni nell'area compresa tra lo Spirito Santo e la Massa. Droga e racket. Due attività che permettono a un'organizzazione di esercitare la propria influenza sul territorio e, contemporaneamente, di entrare in rapporto con le altre cosche. La Massa diventa uno dei punti di riferimento del gruppo anche negli accordi con gli Zingari. Nelle dichiarazioni relative agli anni 2014 e 2015, raccolte successivamente dagli investigatori, emerge il ruolo del gruppo nell'approvvigionamento di stupefacenti destinati ad altre organizzazioni criminali. Il potere mafioso non si misura soltanto attraverso gli uomini presenti in un quartiere. Conta anche la capacità di rifornire altri gruppi, di partecipare agli accordi, di ottenere una parte dei guadagni. E il gruppo, nella ricostruzione investigativa di quegli anni, occupa un posto importante in questa rete. Dalla città vecchia basta spostarsi verso la zona dello Stadio per incontrare un'altra storia. Qui il nome che attraversa i decenni è quello dei Perna-Pranno. La zona di via degli Stadi è una delle roccaforti storiche dello schieramento che, insieme ai Vitelli, combatte contro i Pino-Sena. La guerra non rimane confinata ai rapporti tra i boss. Entra nella vita della città. Nel 1979 un agguato contro il vertice dei Perna viene organizzato in una traversa di via degli Stadi. Nel 1981, nei pressi del campo scuola, un attentato provoca la morte di un passante estraneo alla criminalità. Sono anni nei quali la conquista del predominio mafioso passa attraverso l'eliminazione fisica degli avversari. I quartieri diventano luoghi da difendere e da conquistare, ma anche territori nei quali costruire consenso criminale, reclutare uomini, organizzare gli affari.

Gli anni Novanta: gli arresti e l'ascesa di nuovi gruppi

Poi arrivano gli arresti. Le grandi operazioni degli anni Novanta colpiscono le vecchie famiglie. Garden rappresenta uno dei passaggi decisivi. Le organizzazioni vengono indebolite, molti protagonisti escono di scena, le collaborazioni con la giustizia contribuiscono a ricostruire le responsabilità delle guerre. Ma la storia dei Perna non finisce. Una nuova generazione continua a operare nel traffico degli stupefacenti e nelle estorsioni. Gli affari si allargano oltre la zona dello Stadio, raggiungono San Vito, Serra Spiga e altre parti della città. San Vito, in particolare, diventa uno dei luoghi nei quali si può seguire il passaggio dalla vecchia mafia alle organizzazioni successive. Qui la presenza dei Perna-Pranno si intreccia con quella dei Cicero. La fine delle grandi guerre non produce una pace definitiva, ma apre una stagione di ricomposizioni. Le vecchie famiglie, decimate dagli arresti, cercano nuovi equilibri. Uomini che si erano combattuti finiscono per riconoscersi all'interno di strutture comuni.

Gli anni Duemila: le alleanze tra le vecchie famiglie

Il cartello Perna-Cicero-Ruà, descritto dalla DIA nel 2003, rappresenta uno dei momenti più significativi di questa trasformazione. Al suo interno confluiscono componenti delle famiglie Perna, Cicero, Pranno, Pino e Sena. Gli antichi nemici si ritrovano nella stessa organizzazione. Gli affari vengono distribuiti. La componente Chirillo si occupa del traffico degli stupefacenti. La spartizione del denaro comincia a sostituire la guerra per il controllo delle strade. A San Vito il gruppo Cicero conquista progressivamente maggiore influenza. Nel 2008 l'operazione Anaconda colpisce l'organizzazione attiva nel quartiere. Ma anche quella struttura attraversa nuove trasformazioni. Dalla sua riorganizzazione emergono gli Sganga, mentre i Falbo conservano legami con la storia dei Perna. Secondo le dichiarazioni dei collaboratori, il gruppo Perna mantiene una propria autonomia fino al 2014, prima di finire subordinato alla nuova organizzazione riconducibile agli Sganga. La successione non cancella le appartenenze precedenti. Le ingloba. Gli uomini cambiano riferimento, gli affari passano sotto nuove gerarchie, i gruppi sopravvivono dentro organizzazioni più grandi.

Dal 2010 al 2020: le nuove gerarchie e la spartizione degli affari

Nel 2020 l'operazione Overture ricostruisce un'altra fase di questi rapporti. San Vito continua a essere un territorio importante per gli Sganga e i Falbo, con attività che raggiungono anche via Panebianco. Serra Spiga, invece, compare nelle indagini come uno dei territori nei quali opera la rete dei Perna. Le dichiarazioni dei collaboratori descrivono collegamenti con altri quartieri, compreso il secondo lotto di via Popilia. È un'ulteriore conferma di quanto fosse difficile separare rigidamente le zone di influenza: una cosca poteva avere le proprie radici in un quartiere e sviluppare affari in molti altri. Via Popilia ha una storia ancora diversa. Qui si radicano le organizzazioni degli Zingari, protagoniste di decenni di guerre, traffici e alleanze con le cosche degli Italiani. Le diverse articolazioni criminali crescono insieme al quartiere, costruiscono reti familiari e sviluppano una presenza importante nel commercio degli stupefacenti. Le relazioni della DIA dei primi anni Duemila documentano il peso degli Zingari nel mercato della droga e i contrasti con altre componenti mafiose. La loro forza non deriva soltanto dal controllo delle piazze di spaccio. Conta la capacità di mantenere una propria organizzazione attraverso i cambiamenti che sconvolgono le altre cosche. Quando la criminalità cosentina attraversa nuove guerre e riorganizzazioni, gli Zingari continuano a rappresentare una componente fondamentale degli equilibri cittadini. Con la Nuova Famiglia, legata a Maurizio Rango, si apre un'altra stagione. I rapporti con gli Italiani diventano sempre più importanti. Le forniture di droga, la distribuzione e i guadagni vengono regolati attraverso accordi tra gruppi che conservano una propria identità criminale. È una trasformazione profonda. Per anni le cosche avevano combattuto per conquistare territori. Ora possono continuare a guadagnare riconoscendo il ruolo degli altri. La storia della Massa e quella di via Popilia si incontrano proprio in questi accordi. Le organizzazioni degli Italiani mantengono rapporti con componenti degli Zingari. Le forniture attraversano quartieri e organizzazioni. Il denaro circola dove prima circolavano soprattutto le armi. Intanto la città vecchia aveva conosciuto anche l'ascesa dei Bruni. La cosca, legata storicamente alla Massa, aveva approfittato dell'indebolimento delle vecchie organizzazioni per ampliare il proprio potere tra gli anni Novanta e i primi Duemila. Il traffico di droga, le estorsioni e le rapine avevano consentito al gruppo di allargare i propri interessi. Ma l'espansione aveva provocato la reazione delle famiglie storiche, che si erano nuovamente coalizzate. La guerra tra i Bruni e gli schieramenti avversari aveva dimostrato quanto fossero fragili le alleanze mafiose. La riunificazione delle vecchie famiglie non aveva cancellato la violenza. Aveva soltanto cambiato la composizione degli schieramenti. Mentre Cosenza continuava a combattere le proprie guerre criminali, gli affari delle cosche si spostavano anche oltre i confini del capoluogo. Rende, Marano, Saporito e Arcavacata entravano nella rete della distribuzione degli stupefacenti. Le indagini avrebbero individuato gruppi collegati ai Di Puppo-D'Alessandro, con referenti attivi nelle diverse località. La crescita dell'area urbana offriva nuovi mercati. La criminalità seguiva gli insediamenti abitativi, le attività commerciali, le strade che collegavano Cosenza ai comuni vicini. A sud, nell'area di Paterno Calabro e dell'Arenella, emergeva la presenza dei Chirillo, una componente che aveva già occupato un ruolo importante nel cartello mafioso dei primi anni Duemila. Verso nord, anche Montalto Uffugo entrava nella rete criminale descritta dagli investigatori. Taverna e Parantuono comparivano tra le località nelle quali operavano referenti collegati alle organizzazioni cosentine. La geografia della mafia si allargava insieme alla città. Le vecchie roccaforti conservavano il proprio significato, ma il controllo degli affari non poteva più essere racchiuso nei confini di un singolo quartiere. Tra il 2017 e il 2019, le dichiarazioni raccolte dagli investigatori descrivevano una rete nella quale gli Sganga operavano a San Vito, i gruppi degli Italiani nella città vecchia, i Di Puppo nell'area rendese e altre componenti mantenevano propri mercati e rapporti di approvvigionamento. Il quadro era ormai quello di una criminalità capace di coordinare gruppi differenti. Le organizzazioni conservavano uomini e riferimenti territoriali, ma partecipavano a un sistema comune di distribuzione degli stupefacenti.

Il 2022: Reset e la confederazione delle cosche

L'inchiesta Reset del 2022 avrebbe descritto un'ulteriore evoluzione: una confederazione mafiosa articolata in sette componenti, secondo l'impostazione accusatoria, con una gestione condivisa di parte degli affari e delle risorse economiche. Il denaro delle estorsioni e delle altre attività illegali alimentava anche una cassa comune, la «bacinella», destinata al sostegno dell'organizzazione e delle famiglie dei detenuti. Cinquant'anni prima, i gruppi della città vecchia si erano divisi dopo un omicidio. Le guerre tra Pino-Sena e Perna-Pranno avevano insanguinato i quartieri. I Bruni avevano tentato di conquistare il predominio. I Cicero, i Lanzino e le altre componenti avevano partecipato alle successive riorganizzazioni. Gli Zingari avevano attraversato tutte quelle stagioni mantenendo un ruolo nella criminalità cittadina. Alla fine, le cosche avevano trovato nel denaro una ragione per cercare accordi che le armi non erano riuscite a garantire. La città vecchia, la Massa, via degli Stadi, San Vito, Serra Spiga, via Popilia. I quartieri sono rimasti al loro posto. Le organizzazioni hanno cambiato nomi, uomini, alleanze e mercati. La ’ndrangheta cosentina ha imparato a fare una cosa che per decenni non le era riuscita: guadagnare insieme ai propri nemici. E quando il denaro viene prima della guerra, il controllo di una città può diventare un affare da dividere, anziché un territorio per il quale morire.