Le cassette del Gas Cosenza
Le cassette del Gas Cosenza

I camion hanno ripreso a rifornire i supermercati, gli scaffali tornano a riempirsi e la paura di non trovare frutta e verdura sembra allontanarsi. Ma davanti ai banchi dell'ortofrutta i consumatori si trovano di fronte a un altro problema: i prodotti ci sono, ma comprarli è diventato un lusso. Pomodori comuni a 6 euro al chilo, ciliegini che arrivano a 8 euro, zucchine che in alcune rilevazioni hanno raddoppiato o addirittura triplicato il prezzo, melanzane alle prese con rincari altrettanto pesanti. Non sono quotazioni uniformi in tutti i supermercati, ma esempi dei prezzi e degli aumenti che stanno caratterizzando questa fase di mercato. E bastano a comprendere quanto possa pesare una semplice busta di verdura sul bilancio di una famiglia.

Prezzi bassi agli agricoltori, costi altissimi per i consumatori

Il paradosso è che proprio contro le storture di questo sistema hanno protestato gli agricoltori. Chi lavora la terra denuncia da tempo prezzi riconosciuti alla produzione spesso insufficienti a coprire i costi, mentre il consumatore finale si ritrova a pagare cifre enormemente superiori. Pochi centesimi per chi coltiva, diversi euro per chi compra. Una forbice che continua ad allargarsi, penalizzando sia i produttori sia le famiglie. È la filiera lunga a far lievitare i prezzi. Ogni passaggio tra produttore e consumatore aggiunge costi e margini commerciali: intermediari, grossisti, trasportatori e grande distribuzione. Il risultato è che un prodotto pagato pochi centesimi a chi lo coltiva arriva sugli scaffali a diversi euro al chilo. Più si allunga la filiera, più aumenta il prezzo finale, mentre a chi lavora la terra continua ad arrivare la parte più piccola. La protesta degli agricoltori non riguardava soltanto il costo del gasolio o le difficoltà di trasporto. Riguardava anche un modello economico nel quale chi produce fatica a sopravvivere e chi consuma fatica a comprare. Due estremità della stessa filiera che finiscono entrambe penalizzate.

Prodotti locali e di stagione: l'alternativa per risparmiare sulla spesa

Ma una risposta, almeno parziale, esiste. E comincia da una scelta molto semplice: comprare prodotti locali e di stagione. Prendiamo i pomodori. Pretendere di mangiare a novembre gli stessi pomodori freschi che troviamo in piena estate significa spesso acquistare prodotti coltivati in serra, oppure trasportati da altre regioni e dall'estero. Riscaldamento delle serre, consumo di energia, imballaggi, conservazione e lunghi trasporti incidono vertiginosamente sul prezzo finale, facendo lievitare il costo di prodotti che, se acquistati nel territorio e durante la loro stagione naturale, possono arrivare sulle tavole a prezzi decisamente più contenuti. In Calabria, tra ottobre e novembre, non mancano certo le alternative. È la stagione dei broccoli, dei cavolfiori, delle cime di rapa, dei finocchi, delle cicorie, delle bietole, della scarola, degli spinaci, della verza e della zucca. Ortaggi che crescono nel nostro territorio e che possono arrivare direttamente dai campi alle tavole, senza attraversare mezza Europa e senza una lunga catena di intermediari. Scegliere questi prodotti, invece di pretendere pomodori, zucchine e melanzane in pieno novembre, significa rispettare la stagionalità, abbattere i costi e sostenere gli agricoltori locali. Un risparmio che diventa ancora più consistente quando si acquista direttamente da chi coltiva, eliminando ulteriori passaggi commerciali e garantendo così prezzi più bassi ai consumatori e una remunerazione più giusta ai produttori.

Filiera corta nel Cosentino, l'esperienza della cooperativa Arcadinoè

Ed è proprio su questo terreno che esistono, anche nel Cosentino, esperienze interessanti. Il caso più concreto è quello della cooperativa sociale Arcadinoè, a Vadue di Carolei, alle porte di Cosenza. La cooperativa nasce da un'esperienza di volontariato avviata nel 1995 e unisce produzione agricola, inserimento lavorativo di persone svantaggiate e attività sociali. Coltiva ortaggi in pieno campo e in serra, seguendo metodi biologici, e commercializza la produzione direttamente in azienda, attraverso i gruppi di acquisto solidale, i mercati locali e le consegne a domicilio. È un esempio concreto di come l'agricoltura possa produrre cibo e, contemporaneamente, creare lavoro e inclusione sociale.

Cura della terra alla Cooperativa Arcadinoè
Cura della terra alla Cooperativa Arcadinoè

GAS Cosenza, acquistare direttamente dagli agricoltori per ridurre i costi

C'è poi il GAS Cosenza, un'esperienza legata alla rete dell'economia solidale e all'acquisto collettivo di prodotti agricoli. Il principio è semplice: più famiglie si organizzano per acquistare insieme, stabilendo rapporti diretti con i produttori. In questo modo possono ridursi alcuni passaggi della filiera, mentre chi coltiva ha la possibilità di ottenere una remunerazione più equa. Il gruppo è associato anche alle esperienze di mercato contadino e filiera corta nell'area urbana cosentina. Non si tratta di esperienze nate ieri. Nel Cosentino sono presenti anche i GAS, i Gruppi di Acquisto Solidale, attraverso i quali le famiglie si organizzano per acquistare collettivamente prodotti direttamente dagli agricoltori, riducendo i passaggi commerciali e favorendo un rapporto più equo tra chi produce e chi consuma.

Dal campo alla tavola: più trasparenza e prezzi equi per tutti

Il vantaggio non è soltanto economico. Acquistare da chi produce significa anche conoscere la provenienza del cibo, rispettare maggiormente la stagionalità e contribuire a mantenere vive le piccole aziende agricole del territorio. E soprattutto significa provare a correggere quella contraddizione che ha portato gli agricoltori in piazza: prezzi troppo bassi all'origine e troppo alti al consumo. Naturalmente i gruppi di acquisto e le cooperative non possono risolvere da soli il problema del caro vita. Servono controlli sui prezzi, trasparenza lungo la filiera e politiche che garantiscano redditi dignitosi agli agricoltori e prezzi accessibili alle famiglie. Ma aspettare che qualcuno intervenga dall'alto non è l'unica possibilità. Perché se un chilo di pomodori arriva a costare otto euro, forse il problema non è soltanto quanto costa quel pomodoro. È anche perché pretendiamo di mangiarlo tutto l'anno, da qualunque parte del mondo arrivi, e attraverso una catena commerciale nella quale chi lo coltiva guadagna poco e chi lo compra paga troppo.