Si accende il confronto politico in Calabria sul cosiddetto reddito di merito. La consigliera regionale del Partito Democratico Rosellina Madeo definisce il provvedimento una “misura civetta”, accusando la Giunta guidata dal presidente Roberto Occhiuto di puntare più sull’impatto mediatico che su risultati concreti.

Secondo Madeo, si tratterebbe di una proposta che promette incentivi economici significativi, ma che nei fatti rischia di non raggiungere gli obiettivi dichiarati, alimentando aspettative senza offrire soluzioni strutturali.

Requisiti stringenti e accesso limitato agli incentivi

Nel mirino della consigliera finiscono soprattutto i criteri di accesso al contributo, pari a mille euro al mese per gli studenti considerati meritevoli. Le condizioni previste, come una media tra il 27 e il 30 e il rispetto di tempistiche molto rigide nel conseguimento dei crediti formativi, vengono giudicate eccessivamente restrittive.

Secondo Madeo, il meccanismo appare costruito in modo tale da ridurre il numero effettivo dei beneficiari, con parametri che rischiano di trasformare il percorso universitario in una corsa ad ostacoli, caratterizzata da pressione costante e tempi serrati.

Impatto su studenti e benessere psicofisico

La consigliera richiama anche l’attenzione sul tema del benessere degli studenti, sottolineando come già oggi una larga parte degli universitari sia esposta a livelli elevati di stress, ansia e difficoltà psicologiche legate al percorso di studi.

In questo contesto, l’introduzione di requisiti ancora più stringenti potrebbe aggravare la situazione, compromettendo non solo il rendimento accademico, ma anche l’equilibrio personale degli studenti.

Merito, equità sociale e prospettive occupazionali

Un altro punto critico riguarda l’assenza di riferimenti alle condizioni economiche degli studenti. Secondo Madeo, il provvedimento non tiene conto dell’Isee, rischiando di ampliare le disuguaglianze e di non considerare le diverse condizioni di partenza.

La consigliera evidenzia inoltre come il vero problema alla base dell’emigrazione giovanile non sia la qualità dell’offerta formativa regionale, ma la mancanza di opportunità lavorative adeguate dopo la laurea. Per questo, conclude, la risposta dovrebbe essere orientata alla creazione di un mercato del lavoro stabile, capace di offrire prospettive concrete ai giovani calabresi.