Consigliera Regione Calabria Rosellina Madeo
Consigliera Regione Calabria Rosellina Madeo

La vicenda dei sottosegretari regionali torna al centro dello scontro politico in Calabria. La maggioranza di centrodestra punta ad abrogare la normativa che aveva introdotto la possibilità di nominare due sottosegretari alla Presidenza e di aumentare da sette a nove il numero degli assessori, facendo così venir meno anche il presupposto della consultazione referendaria fissata per il 29 novembre 2026. Il referendum era arrivato dopo un lungo confronto politico e giudiziario sulla modifica dello Statuto regionale. La riforma aveva introdotto la possibilità di nominare fino a due sottosegretari alla Presidenza e aveva modificato anche la composizione della Giunta regionale, ampliandola da sette a nove assessori.

«Una retromarcia dettata dalla paura del voto»

La decisione viene però letta dall’opposizione come un arretramento politico della maggioranza. «Un provvedimento di buon senso, ma che nasconde un’evidente paura della sconfitta alle urne», è la posizione espressa nella nota, che parla di una «operazione di tecnica legislativa e neutralizzazione politica» finalizzata a evitare il confronto referendario. Secondo l’opposizione, la maggioranza avrebbe deciso di intervenire sulla legge non soltanto per evitare i costi della consultazione, ma anche per sottrarre al giudizio degli elettori una scelta che aveva già provocato un duro confronto politico. La critica si concentra anche sul momento economico attraversato dalla regione: «Con quali probabilità di vittoria avrebbero potuto affrontare un referendum che avrebbe comportato non solo i costi della procedura, parliamo di sette milioni di euro, ma anche le spese legate ai nuovi sottosegretari e alle relative strutture speciali, mentre il caro carburante mette in ginocchio agricoltori, autotrasportatori e le famiglie?».

L’attacco alla maggioranza regionale

Per l’opposizione, la cancellazione della norma arriverebbe dunque «a un millimetro dal baratro», dopo mesi nei quali, secondo la lettura politica contenuta nella nota, l’attenzione della maggioranza sarebbe stata rivolta soprattutto a equilibri interni, incarichi e prospettive politiche. «Pur di non dare la parola ai cittadini la maggioranza annulla la legge: cancella assessori e sottosegretari», si legge ancora nel documento. Il giudizio politico espresso è netto: il dietrofront viene definito un provvedimento di buon senso, ma maturato, secondo l’opposizione, soltanto davanti al rischio del confronto referendario e in una fase caratterizzata da forte tensione sociale legata all’aumento dei costi. La nota si chiude con un attacco alla gestione regionale, accusata di una «continua fuga dalla realtà» e di aver privilegiato «poltrone, riposizionamenti interni e ambizioni parlamentari» rispetto alle necessità dei cittadini. «Se pezzi di governo regionale pensano già ad altri lidi e guardano verso Roma – conclude l’opposizione – possono stare tranquilli: noi siamo pronti a governare e offrire risposte concrete ai cittadini».