Marcello Manna
Marcello Manna

Il sindaco Marcello Manna, i componenti della Giunta e i consiglieri di maggioranza di Rende, Comune commissariamento dopo lo scioglimento per presunte infiltrazioni mafiose, hanno scritto al presidente della Repubblica Sergio Mattarella lamentando che "in Calabria si commissaria con troppa leggerezza e senza possibilità di difendersi". 

Troppa leggerezza

"La criminalizzazione a priori dell'intero Sud, e in modo particolare della nostra regione - è scritto tra l'altro nella lettera - porta sempre più spesso a giudizi sommari che coinvolgono anche individui estranei ai fatti. Il pregiudizio innesca una terribile spirale, conduce a una 'colpevolezza per associazione', in cui il paradigma giuridico si inverte pericolosamente, giacché è molto facile che la presunzione di colpevolezza possa contaminare anche chi è estraneo ai fatti, mettendo in discussione la fiducia e la coesione sociale". "Indubbiamente - scrivono gli ex amministratori di Rende - la mancanza di servizi e opportunità in Calabria costringe i suoi cittadini a dipendere da favoritismi, alimentando un ciclo di ricatti e malaffare. Questo problema, associato troppo facilmente alla cosiddetta 'questione meridionale', non troverà mai una soluzione e tenderà a incancrenirsi fino a quando le narrazioni preminenti continueranno ad associare il crimine come sinonimo di questa regione, lasciando ampio spazio per l'uso dilagante degli strumenti giuridici ai fini politici. Dal 1991, i comuni sciolti per presunte infiltrazioni mafiose sono ben 116, alcuni persino due volte". 

I commissariamenti non sono la soluzione

"A nostro avviso - è scritto nella lettera - i commissariamenti non possono essere la soluzione giacché il male là dove si annida andrebbe estirpato dalle radici. La formulazione dell'articolo 143 del Testo Unico sull'Enti Locali, nega qualsiasi forma di contraddittorio e dunque di far valere le proprie ragioni. Lo scioglimento giunge spesso dopo mesi di commissariamento, in cui il più delle volte non viene riscontrata alcuna significativa anomalia. Spesso, anzi spessissimo, le indagini penali rivelano realtà ben diverse da quanto ipotizzato dalle procure, dimostrando che le accuse ipotizzate erano del tutto infondate. Nel mentre, passano anni, ma il danno per nulla irrilevante è stato già inflitto a chi ha dedicato lavoro, amore e dedizione al bene comune e così ai cittadini e alle cittadine. Le regioni più povere come la Calabria hanno bisogno, sì, di una maggiore presenza dello Stato, ma non in termini di repressione né tanto meno uno stato di polizia; abbiamo bisogno di investimenti in welfare, servizi essenziali e maggiori opportunità di sviluppo. E abbiamo bisogno di educare lo sguardo degli italiani". "Guardare al Sud non come un problema, ma come un'opportunità per l'intero Paese - conclude la lettera - potrebbe essere la chiave per affrontare in modo strutturale questa annosa questione". 


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