Terra ai giovani, avviare un’azienda agricola in Calabria resta una corsa a ostacoli
Bandi e incentivi alimentano nuove aspettative, ma accesso ai terreni, credito, burocrazia, infrastrutture carenti e redditi incerti continuano a frenare il ricambio generazionale nelle campagne
L’agricoltura torna ad attirare giovani interessati a costruire un’impresa legata alle produzioni locali, alla sostenibilità, alla trasformazione e al turismo rurale. In Calabria, però, trasformare un progetto in un’azienda capace di produrre reddito continua a essere un percorso complesso.
Le imprese guidate da giovani mostrano generalmente una maggiore propensione alla digitalizzazione, all’innovazione, al biologico e alle attività connesse. Eppure restano numericamente insufficienti per garantire un vero ricambio generazionale. I dati nazionali dell’ultimo Censimento agricolo indicano che la quota di aziende con un capo giovane è scesa dall’11,5% del 2010 al 9,3% del 2020.
Il primo ostacolo è trovare la terra
Per chi non eredita un’azienda familiare, il problema principale è spesso l’accesso ai terreni. Comprare richiede capitali elevati, mentre prendere in affitto significa confrontarsi con proprietà frammentate, contratti incerti e appezzamenti non sempre facilmente raggiungibili o dotati dei servizi necessari.
Le aziende condotte da giovani lavorano soprattutto su terreni non di proprietà: circa il 61% della superficie agricola utilizzata è in affitto, contro il 38% registrato tra gli imprenditori più anziani. La quota posseduta direttamente dai giovani si ferma invece al 27,4%. È la fotografia di una generazione che può avere competenze e idee, ma raramente dispone del patrimonio fondiario necessario per partire.
Anche la Commissione europea riconosce che l’accesso alla terra rappresenta il primo passo e, troppo spesso, la barriera più difficile da superare per chi vuole diventare agricoltore.
Servono capitali prima ancora di raccogliere
Un’azienda agricola non nasce con il solo acquisto di un terreno. Servono mezzi, impianti irrigui, macchinari, sementi, strutture, assicurazioni, consulenza tecnica e risorse sufficienti per affrontare mesi o anni nei quali le entrate possono essere limitate.
L’accesso al credito resta uno dei principali fattori che scoraggiano l’ingresso nel settore, insieme alle prospettive di reddito, alla difficoltà di ottenere terreni e alla complessità delle procedure per accedere agli aiuti pubblici.
Esistono strumenti come “Generazione Terra”, attraverso il quale Ismea finanzia fino al 100% del prezzo di acquisto dei terreni per giovani fino a 41 anni. Nel 2026 la misura ha raccolto 256 domande per oltre 115 milioni di euro, segnale di una domanda di terra e capitali molto più ampia delle opportunità immediatamente disponibili.
I bandi regionali e l’attesa delle graduatorie
La Calabria ha messo in campo risorse importanti attraverso l’intervento SRE01 dedicato all’insediamento dei giovani agricoltori. Il bando del 2025 prevedeva un contributo massimo di 100mila euro, comprendente il premio per il primo insediamento e il sostegno al piano aziendale.
Le richieste hanno confermato il forte interesse: sono state presentate 565 domande, per oltre 56 milioni di euro. Nel febbraio 2026 la Regione ha approvato la graduatoria definitiva, destinando più di 44 milioni al finanziamento di tutte le domande risultate ammissibili.
Gli incentivi rappresentano una spinta fondamentale, ma non cancellano i problemi che precedono e seguono il finanziamento. Chi presenta un progetto deve anticipare spese, rispettare scadenze, ottenere autorizzazioni, dimostrare requisiti professionali e gestire procedure amministrative che possono diventare particolarmente gravose per una piccola impresa appena nata.
Strade rurali, acqua e connessioni ancora insufficienti
In molte aree interne calabresi il problema non è soltanto produrre, ma riuscire a raggiungere i campi e portare i prodotti sul mercato. Strade dissestate, reti irrigue incomplete, carenze nell’elettrificazione e collegamenti digitali deboli aumentano tempi e costi.
La stessa Regione ha destinato quasi 37 milioni di euro a 247 Comuni per interventi su strade rurali, acquedotti, elettrificazione e infrastrutture. Lo stanziamento dimostra quanto il deficit di servizi rappresenti ancora un limite concreto allo sviluppo delle aziende e alla permanenza dei giovani nei territori più fragili.
Il nodo della redditività e dei mercati
Superati gli ostacoli iniziali, resta la sfida più difficile: garantire un reddito stabile. I prezzi riconosciuti ai produttori possono cambiare rapidamente, mentre i costi di energia, carburanti, concimi, manodopera e trasporti incidono pesantemente sui bilanci.
Le crisi di singole filiere mostrano quanto sia rischioso dipendere da pochi acquirenti o da una sola produzione. Nel comparto del bergamotto, per esempio, la sospensione delle attività da parte di alcune industrie estrattive aveva lasciato invenduta sugli alberi più della metà dei frutti, mettendo in difficoltà le aziende e dimostrando la fragilità dei rapporti tra produzione e trasformazione.
Per un giovane agricoltore diventa quindi decisivo non limitarsi alla produzione primaria, ma organizzare trasformazione, vendita diretta, commercio digitale, ospitalità e servizi. Non a caso, le aziende giovani sono più frequentemente multifunzionali rispetto a quelle guidate dagli imprenditori più anziani.
Non basta finanziare l’insediamento
Consegnare simbolicamente la terra ai giovani non significa soltanto pubblicare un bando. Significa accompagnare chi vuole investire con assistenza tecnica, formazione, credito accessibile, certezza dei tempi amministrativi e infrastrutture funzionanti.
La Calabria dispone di produzioni identitarie, biodiversità, territori rurali e competenze che potrebbero generare nuova occupazione. Ma senza una politica capace di seguire l’impresa dalla nascita alla commercializzazione, il rischio è che il giovane riesca a ottenere il premio di insediamento senza riuscire a costruire un’attività economicamente sostenibile.
Il ricambio generazionale non si misura soltanto dal numero delle domande finanziate. Si misura dal numero di aziende ancora aperte e produttive dopo cinque o dieci anni, dalla capacità di creare lavoro e dalla possibilità per un giovane di restare in Calabria senza trasformare la scelta agricola in una corsa solitaria contro terra, banche e burocrazia.