Le famiglie dei trapiantati di cuore in solidarietà con Guido Oppido, cardiochirurgo di Cosenza
Centinaia di persone si sono radunate all'ospedale Monaldi di Napoli per difendere il primario accusato, dopo la morte del piccolo Domenico, e sostenere la struttura sanitari
Questa mattina, domenica 15 marzo, centinaia di persone si sono radunate davanti all'ospedale Monaldi di Napoli per sostenere il cardiochirurgo Guido Oppido, primario del reparto di trapianti pediatrici. Oppido è al centro di un'indagine della Procura, insieme ad altri sei operatori sanitari, in merito al decesso del piccolo Domenico, un bambino di 2 anni e 4 mesi, che era stato operato il 23 dicembre scorso e deceduto il 21 febbraio. I manifestanti, tra cui molte famiglie di trapiantati di cuore, hanno esposto uno striscione che recitava "Oppido non si tocca" e indossato magliette bianche con un cuore rosso, esprimendo il loro sostegno al medico.
Solidarietà e difesa del medico cosentino
Il cardiochirurgo, originario di Cosenza, è stato difeso dai manifestanti, che hanno sottolineato l'importanza del suo lavoro e della sua dedizione. Durante la manifestazione, Oppido è stato raggiunto telefonicamente dai partecipanti, ai quali ha espresso gratitudine. "Ha salvato i nostri figli", hanno dichiarato gli attivisti, riferendosi ai numerosi bambini trapiantati che il medico ha trattato con successo. La manifestazione è stata organizzata dall’associazione Battiti, che raccoglie le famiglie dei trapiantati di cuore, e ha visto anche una lettera di solidarietà firmata da 186 trapiantati, indirizzata al cardiochirurgo.
Il sostegno alla struttura ospedaliera Monaldi
Oltre al sostegno a Oppido, la manifestazione ha voluto esprimere solidarietà anche alla struttura ospedaliera Monaldi, rinomata per la sua eccellenza nel trattamento di malattie cardiache e trapianti. Ogni anno, l'ospedale accoglie migliaia di pazienti, e i manifestanti hanno ribadito il valore fondamentale dell'ospedale per la città e per tutte le persone che vi si affidano per trattamenti vitali. Il supporto a Oppido e al Monaldi è stato un chiaro messaggio di fiducia verso il sistema sanitario e il lavoro dei medici impegnati nel salvare vite umane.