Lavoro minorile in crescita in Italia, in Calabria oltre 2.600 giovani occupati tra i 15 e i 17 anni
Il nuovo rapporto dell’Unicef evidenzia un forte aumento dei minorenni impiegati nel mondo del lavoro. Tra il 2020 e il 2025 il numero dei lavoratori under 18 è più che raddoppiato. In Calabria censiti 2.635 minorenni occupati
In occasione della Giornata mondiale contro lo sfruttamento del lavoro minorile, l’Unicef Italia ha presentato il quarto Rapporto statistico dedicato al fenomeno dell'occupazione giovanile e minorile nel Paese.
L'analisi evidenzia una crescita significativa del numero di ragazzi tra i 15 e i 17 anni inseriti nel mercato del lavoro. Tra il 2020 e il 2025 i minorenni occupati sono infatti passati da 35.505 a 81.565 unità, registrando un incremento superiore al 100%.
I dati elaborati sulla base delle rilevazioni Inps mostrano come il fenomeno interessi soprattutto il lavoro dipendente, con esclusione degli operai agricoli e domestici, e il settore agricolo, che continua a rappresentare uno degli ambiti con maggiore presenza di giovani lavoratori.
Calabria, oltre 2.600 minorenni al lavoro
Tra le regioni monitorate dall’Unicef emerge anche il dato della Calabria, dove nel 2025 sono stati censiti 2.635 lavoratori minorenni tra i 15 e i 17 anni.
Un numero che colloca la regione lontano dai livelli delle grandi aree produttive del Nord Italia, ma che conferma la presenza di un fenomeno che richiede attenzione anche nel Mezzogiorno.
L'analisi evidenzia come il lavoro giovanile e minorile rappresenti una realtà diffusa sul territorio nazionale, con caratteristiche differenti a seconda dei contesti economici e produttivi regionali.
Per la Calabria, il tema assume una particolare rilevanza alla luce delle difficoltà occupazionali che storicamente interessano il territorio e delle sfide legate alla dispersione scolastica, alla povertà educativa e all'inserimento lavorativo dei giovani.
Più di 427 mila lavoratori sotto i 19 anni
Allargando l'osservazione ai giovani fino a 19 anni, il rapporto evidenzia una crescita ancora più marcata.
I lavoratori under 19 sono passati dalle 310.400 unità registrate nel 2021 alle 427.072 del 2024, con un aumento complessivo del 37,6%.
La maggiore concentrazione di occupazione giovanile si registra nelle regioni più popolose e industrializzate del Paese. La Lombardia guida la classifica con oltre 60 mila occupati, seguita da Veneto, Emilia-Romagna, Lazio e Puglia.
I dati mostrano come il fenomeno non riguardi esclusivamente il lavoro occasionale o stagionale, ma interessi un numero crescente di giovani inseriti stabilmente in diversi comparti produttivi.
Differenze territoriali molto marcate
Il rapporto Unicef evidenzia una forte eterogeneità nella diffusione del lavoro minorile tra le diverse regioni italiane.
L'incidenza più elevata dei lavoratori tra i 15 e i 17 anni si registra in Trentino-Alto Adige, dove il fenomeno raggiunge il 22,54% della popolazione di riferimento, seguito dalla Valle d'Aosta con il 17,46%.
Percentuali più contenute si rilevano invece in Abruzzo, Marche, Puglia e Molise.
La distribuzione territoriale riflette le diverse caratteristiche economiche, produttive e demografiche delle regioni italiane, evidenziando come il fenomeno assuma dimensioni differenti a seconda dei contesti locali.
Sicurezza e tutela dei giovani lavoratori
Uno degli aspetti centrali del Rapporto 2026 riguarda la sicurezza nei luoghi di lavoro.
L'analisi prende in esame il periodo compreso tra il 2020 e il 2024 e approfondisce i dati relativi agli infortuni denunciati dai lavoratori con meno di 19 anni, compresi quelli con esito mortale.
L'obiettivo dell'indagine è fornire un quadro sempre più dettagliato delle condizioni in cui operano i giovani lavoratori, individuando i principali fattori di rischio e promuovendo politiche di prevenzione più efficaci.
Una sfida che coinvolge anche la Calabria
I dati diffusi dall'Unicef mostrano come il lavoro minorile continui a rappresentare una questione di rilevanza nazionale e sociale.
Per la Calabria, i 2.635 minorenni lavoratori censiti nel 2025 richiamano l'attenzione sulla necessità di rafforzare gli strumenti di tutela, di contrastare ogni forma di sfruttamento e di garantire percorsi che consentano ai giovani di conciliare formazione, crescita personale e inserimento lavorativo in condizioni di sicurezza e legalità.
La sfida resta quella di promuovere opportunità occupazionali di qualità senza compromettere il diritto allo studio e il pieno sviluppo delle nuove generazioni, contrastando fenomeni che possono tradursi in fragilità sociali e lavorative nel lungo periodo.