I comitati di quartiere assumono spesso il ruolo di vere e proprie sentinelle del territorio. Sono il punto in cui la città smette di essere soltanto amministrazione e torna a essere comunità, ascolto, segnalazione, partecipazione. Succede da tempo a Rende, dove una radicata tradizione legata al senso civico ha fatto sì che, negli anni, i quartieri diventassero una voce riconoscibile del sentire cittadino.

Una tradizione che ha avuto invece un percorso diverso a Castrolibero, dove nell’ultimo decennio si è assistito a una progressiva scomparsa di quella voce dal dibattito pubblico.

La situazione dei quartieri cosentini

A Cosenza il quadro è ancora differente. Qui il tessuto sociale dei quartieri ha storicamente rappresentato uno degli elementi attraverso cui le amministrazioni hanno dovuto misurarsi con le esigenze concrete della città. Una voce che oggi torna a chiedere di essere ascoltata e, soprattutto, di avere un peso specifico nelle scelte che riguardano il presente e il futuro del capoluogo.

Il riconoscimento che non arriva

È proprio su questo terreno che si inserisce la vicenda del Coordinamento dei Comitati di Quartiere e delle Frazioni della città di Cosenza.

Nei mesi scorsi era stato avviato un percorso con l’Amministrazione comunale per arrivare a un riconoscimento formale dei Comitati, attraverso un progetto organico pensato per valorizzarne il ruolo come strumenti di partecipazione e di rappresentanza delle istanze provenienti dai diversi territori della città e delle sue frazioni.

Dopo le prime interlocuzioni istituzionali, però, quel percorso non ha avuto un seguito operativo. Da qui un ulteriore sollecito indirizzato al presidente del Consiglio comunale, con il sindaco per conoscenza, per conoscere gli sviluppi della proposta e provare a riaprire il confronto.


Il riscontro concreto, ad oggi, non è arrivato.


E così i Comitati hanno deciso di andare avanti comunque. Non aspettare il riconoscimento per rappresentare i cittadini

Il messaggio del Coordinamento è piuttosto chiaro: il mancato riconoscimento istituzionale non può diventare un ostacolo all’attività sul territorio.

Il percorso proseguirà in autonomia, mantenendo una precisa connotazione apartitica, apolitica e indipendente e lasciando aperto il confronto con le istituzioni e con tutti quei soggetti interessati al miglioramento della città.

Fase di concreta attività

La prossima fase sarà dedicata soprattutto alla raccolta e alla sistematizzazione delle principali problematiche dei quartieri e delle frazioni: viabilità, manutenzione, decoro urbano, servizi, sicurezza, infrastrutture, aree verdi, mobilità e spazi pubblici.

Non una semplice lista di lamentele, dunque, ma il tentativo di costruire una fotografia delle esigenze dei territori e trasformarla in una piattaforma di confronto.

Bianca Rende: «Il dialogo deve ripartire»

Sulla vicenda è intervenuta anche la consigliera comunale Bianca Rende, che nei mesi scorsi aveva sostenuto l’importanza del confronto tra i Comitati e l’Amministrazione, anche attraverso iniziative pubbliche dedicate alla partecipazione e al dibattito.

Rende prende atto con dispiacere dell’interruzione del confronto e del fatto che, finora, non siano arrivati risultati concreti né sul riconoscimento formale dei Comitati né sull’attuazione delle proposte avanzate.

Il punto politico-amministrativo, nella sua posizione, è soprattutto uno: una città che vuole definirsi riformista deve avere la capacità di costruire le proprie decisioni anche attraverso il dialogo con i territori.

La città parte dai quartieri

Alla fine, la questione va oltre il riconoscimento formale di un coordinamento.

Perché un quartiere non è soltanto una porzione geografica della città. È il luogo nel quale i problemi diventano immediatamente visibili: una strada dissestata, un’area verde abbandonata, un servizio che non funziona, una fermata che manca, uno spazio pubblico che perde la propria funzione.

Ed è proprio per questo che i Comitati chiedono di essere considerati non soltanto quando c’è un problema da segnalare, ma anche quando c’è una scelta da costruire.