Imu sulle seconde case, Cosenza tra le città meno care d'Italia
Lo studio della Uil evidenzia forti differenze territoriali nella tassazione immobiliare. Il capoluogo bruzio è tra i Comuni con il prelievo più basso sia per le seconde case sia per le abitazioni di lusso
Possedere una seconda casa in Italia può comportare costi molto diversi a seconda della città in cui si trova l'immobile. È quanto emerge da uno studio realizzato dal Dipartimento Stato Sociale della Uil, che mette in evidenza profonde differenze nella tassazione applicata dai Comuni italiani.
L'analisi evidenzia come cittadini con patrimoni immobiliari simili siano spesso chiamati a sostenere livelli di imposizione molto differenti esclusivamente in base alla localizzazione geografica dell'abitazione.
A guidare la classifica delle città più costose per il pagamento dell'Imu sulle seconde case è Roma, dove il costo medio annuo raggiunge i 3.499 euro. Seguono Milano con 2.957 euro e Venezia con 2.335 euro, a fronte di una media nazionale pari a 979 euro.
Cosenza tra le città meno tassate d'Italia
Tra i dati che riguardano direttamente la Calabria spicca la posizione di Cosenza, che si conferma tra le città italiane con la pressione fiscale più contenuta sulle seconde abitazioni.
Secondo lo studio della Uil, il capoluogo bruzio occupa il secondo posto nella classifica nazionale delle città meno care, con un costo medio annuo dell'Imu pari a 395 euro, preceduto soltanto da Palermo con 391 euro e seguito da Enna con 460 euro.
Un risultato che colloca Cosenza ben al di sotto della media nazionale e a notevole distanza dai grandi centri urbani del Paese dove la tassazione immobiliare raggiunge livelli significativamente più elevati.
Abitazioni di lusso, Calabria ancora tra le realtà meno onerose
Il dato positivo per la Calabria trova conferma anche nell'analisi relativa alle abitazioni di lusso appartenenti alle categorie catastali A/1, A/8 e A/9, per le quali l'Imu continua ad essere dovuta anche quando rappresentano l'abitazione principale.
Anche in questo caso Cosenza figura tra le città meno onerose d'Italia, con un'imposta media annua pari a 385 euro. Davanti si colloca soltanto Agrigento con 278 euro, mentre Cosenza condivide il secondo posto con Caltanissetta.
Sul versante opposto della graduatoria si trovano Venezia, Roma e Milano, dove il costo medio supera ampiamente i 2.700 euro annui.
Le ragioni delle differenze territoriali
Secondo la Uil, le disparità riscontrate tra i diversi territori dipendono da una pluralità di fattori. Tra questi figurano le differenti esigenze finanziarie degli enti locali e le scelte adottate dalle amministrazioni comunali nella definizione delle aliquote.
Lo studio sottolinea inoltre come il tema non riguardi esclusivamente grandi proprietari o investitori immobiliari, ma coinvolga spesso lavoratori e pensionati che hanno destinato i risparmi di una vita all'acquisto di una seconda abitazione.
Per questo motivo il sindacato ritiene necessaria una riforma strutturale del sistema fiscale che rafforzi il principio di progressività, riduca il peso sui redditi da lavoro e pensione e contrasti con maggiore efficacia l'evasione fiscale.
Il nodo del catasto e la richiesta di riforma
Un altro elemento evidenziato dall'indagine riguarda il sistema catastale, ritenuto una delle principali cause delle distorsioni presenti nella tassazione immobiliare italiana.
Secondo la Uil, in molte città immobili situati in aree di pregio continuano a beneficiare di rendite catastali storicamente basse, mentre abitazioni collocate in contesti meno valorizzati dal mercato risultano gravate da valori relativamente più elevati.
Anche la Commissione Europea ha recentemente richiamato l'Italia sulla necessità di intervenire sul sistema catastale, considerato uno degli aspetti più critici del quadro fiscale nazionale.
Il peso dell'Imu sui bilanci comunali
L'Imu continua a rappresentare una delle principali fonti di finanziamento per i Comuni italiani, indispensabile per garantire servizi essenziali ai cittadini.
Tuttavia, secondo la Uil, la crescente necessità di reperire risorse porta spesso gli enti locali a mantenere elevata la pressione fiscale senza che ciò si traduca sempre in miglioramenti percepibili nella qualità dei servizi pubblici, nella manutenzione urbana, nella mobilità o nell'assistenza sociale.
In questo scenario, il caso di Cosenza, tra le città meno gravose per i proprietari di immobili, assume particolare rilevanza nel dibattito nazionale sulla fiscalità locale e sulla necessità di costruire un sistema più equo e uniforme tra i diversi territori del Paese.