Il lavoro irregolare continua a rappresentare una componente significativa dell’economia italiana. Secondo un’analisi della Cgia su dati Istat 2023, il valore generato dall’economia sommersa supera i 77 miliardi di euro l’anno, con una forte concentrazione nel Mezzogiorno. Il fenomeno, però, non riguarda solo il Sud: è diffuso anche nelle regioni del Centro e del Nord, confermando una presenza strutturale su scala nazionale.

Calabria tra le regioni con la più alta incidenza di economia sommersa

Tra le regioni italiane, la Calabria registra la quota più elevata di economia non regolare, con un’incidenza pari all’8,3% del valore aggiunto regionale. Seguono Campania, Sicilia e Puglia, tutte sopra la media nazionale fissata al 4%. Anche sul fronte dell’occupazione irregolare il Mezzogiorno concentra quasi un milione di lavoratori non regolari, con la Calabria tra le regioni con il tasso più alto, pari al 17,9%, a fronte di una media nazionale del 10%.

Sfruttamento e caporalato, un problema ancora diffuso in Italia

Le situazioni di sfruttamento lavorativo e caporalato non si limitano ad aree isolate, ma interessano diverse zone del Paese. Oltre alle regioni meridionali, fenomeni di lavoro irregolare sono stati documentati anche nel Centro-Nord, in settori come agricoltura, ristorazione e lavoro domestico. Negli ultimi anni, anche grazie alle normative europee e nazionali contro le pratiche commerciali sleali, sono stati rafforzati gli strumenti di contrasto, ma il fenomeno resta ancora radicato e complesso da estirpare.