Mense ospedaliere, 238 strutture irregolari in Italia. E in Calabria cosa succede? Il caso Reggio
Dai controlli nazionali dei NAS agli appalti dei presidi Riuniti e Morelli di Reggio Calabria

Un piatto di pasta, un secondo, un contorno. Per chi è ricoverato in ospedale sono gesti quotidiani, spesso considerati secondari rispetto a diagnosi e terapie. Eppure il pasto può essere parte integrante della cura: deve rispondere alle necessità cliniche del paziente, arrivare nelle condizioni previste e rispettare regole precise sulla preparazione e sulla sicurezza degli alimenti. Una campagna di controlli dei Carabinieri NAS, condotta tra febbraio e marzo 2026 e comunicata dal Ministero della Salute, ha interessato 558 strutture della ristorazione ospedaliera in Italia. In 238 casi sono state riscontrate non conformità, pari al 42,7% delle strutture ispezionate. Le criticità comunicate a livello nazionale hanno riguardato anche aspetti igienico-sanitari, conservazione degli alimenti, procedure di autocontrollo e gestione delle diete speciali. È un quadro che merita attenzione, ma richiede una precisazione indispensabile: quel 42,7% non è la percentuale delle mense calabresi irregolari e non costituisce un dato riferito al Grande Ospedale Metropolitano di Reggio Calabria.
Per la Calabria servono numeri propri: strutture controllate, esiti, eventuali sanzioni e prescrizioni.
Il primo caso di studio è Reggio Calabria
Il percorso parte dal Grande Ospedale Metropolitano “Bianchi-Melacrino-Morelli”, articolato nei presidi Riuniti e Morelli. La procedura per il servizio di ristorazione dei degenti avviata nel 2023 ha un valore economico significativo. La documentazione amministrativa ricostruita indica una base d'asta di 3.680.556,87 euro per la ristorazione su 24 mesi, un valore potenziale della procedura di 7.910.558,42 euro oltre IVA e un quadro economico complessivo di 8.909.537,71 euro. Sono grandezze differenti: non sono fatture e non dimostrano quale sia stata la spesa effettiva. Proprio la distinzione tra importi previsti e somme realmente pagate sarà uno dei primi nodi dell'inchiesta.
Domande pubbliche, risposte documentali
Quanti pasti vengono serviti? Quanto costano davvero? Quali grammature e materie prime risultano previste? In che modo vengono controllate le temperature e quanti reclami o avanzi sono stati registrati? Il capitolato speciale, l'offerta dell'impresa affidataria, i menù, le liquidazioni e i verbali di verifica rappresentano i documenti fondamentali da confrontare con i dati di esecuzione e con eventuali testimonianze documentate. Non tutte queste informazioni risultano ancora disponibili. Il loro mancato reperimento online non è, di per sé, prova di irregolarità. Sarà necessario acquisire gli atti dall'amministrazione ospedaliera, dagli organi di controllo e dal gestore, affinché ciascuno possa offrire riscontri e chiarimenti.
Una verifica destinata ad allargarsi
L'indagine inizierà da Reggio Calabria, ma il confronto sarà esteso alle principali strutture ospedaliere del Cosentino, del Catanzarese, del Crotonese e del Vibonese. La domanda di fondo rimane la stessa: il cibo acquistato con fondi pubblici corrisponde, per qualità, quantità e modalità di erogazione, a ciò che il contratto richiede?
La risposta dovrà emergere dai documenti, anche nel caso in cui questi attestino il pieno rispetto degli standard. Una mensa non si giudica dall'aspetto di un singolo piatto. Si valuta attraverso obblighi, verifiche e risultati.