Maxi confisca da oltre 200 milioni per traffico illecito di rifiuti. Beni sequestrati anche in provincia di Cosenza
La Guardia di Finanza di Napoli ha eseguito un decreto di confisca nei confronti dei fratelli Pellini, imprenditori di Acerra attivi nel settore dei rifiuti. Il patrimonio comprende aziende, oltre 200 immobili, terreni, conti finanziari e due elicott
Un ingente patrimonio del valore complessivo di oltre 204 milioni di euro è stato confiscato dalla Guardia di Finanza di Napoli nell’ambito di un provvedimento che riguarda i fratelli Giovanni, Cuono e Salvatore Pellini, imprenditori di Acerra operanti nel settore del recupero, smaltimento e riciclaggio di rifiuti urbani e industriali.
Il decreto di confisca interessa beni distribuiti in diverse regioni italiane, tra cui anche immobili situati in provincia di Cosenza. L’operazione rappresenta uno degli sviluppi più rilevanti di un lungo percorso giudiziario legato al traffico illecito di rifiuti e alle attività criminali connesse alla cosiddetta “Terra dei Fuochi”.
Dalle indagini sul traffico di rifiuti alla sproporzione patrimoniale
L’iter giudiziario prende avvio nel 2017, quando il patrimonio riconducibile agli imprenditori fu sottoposto a sequestro di prevenzione dopo la loro condanna definitiva per disastro doloso continuato. Gli accertamenti patrimoniali svolti dagli investigatori avevano infatti evidenziato una significativa sproporzione tra i beni posseduti e i redditi dichiarati.
Secondo quanto ricostruito nel corso delle indagini, una parte consistente delle ricchezze accumulate sarebbe riconducibile ai proventi derivanti dal traffico illecito di rifiuti nella Terra dei Fuochi, l’area tra le province di Napoli e Caserta segnata per anni da gravi fenomeni di smaltimento illegale.
Il nuovo provvedimento dopo l’annullamento della Cassazione
La vicenda giudiziaria ha conosciuto diversi passaggi. Dopo una prima confisca disposta nel 2019 e confermata in appello nel 2023, nell’aprile del 2024 la Corte di Cassazione aveva annullato il provvedimento per vizi di carattere formale, stabilendo la restituzione dei beni.
La Direzione distrettuale antimafia di Napoli ha tuttavia avviato una nuova ricognizione patrimoniale, estesa anche ai nuclei familiari degli interessati. Nel maggio 2024 la Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Napoli ha quindi disposto un nuovo sequestro.
Con decreto depositato il 19 febbraio 2026, al termine dell’istruttoria camerale, lo stesso tribunale ha stabilito la confisca dei beni, ritenendo ancora sussistenti i presupposti della misura e confermando la presenza di una rilevante sproporzione tra patrimonio accumulato e redditi leciti dichiarati. Il provvedimento resta comunque impugnabile.
Tra i beni confiscati immobili, aziende ed elicotteri
Il patrimonio confiscato comprende numerosi beni distribuiti in diverse province italiane. Tra questi figurano otto compendi aziendali con sedi tra Napoli, Frosinone e Roma, oltre duecento immobili situati nelle province di Napoli, Salerno, Caserta, Cosenza, Latina e Frosinone.
Nel decreto rientrano inoltre 75 terreni, 70 rapporti finanziari, 72 autoveicoli e tre imbarcazioni. Particolarmente significativo anche il sequestro di due elicotteri, che fanno parte del patrimonio riconducibile agli imprenditori coinvolti nell’inchiesta.