Cittanova, un mozzicone riapre il caso Caruso: nuova svolta dopo trent’anni
Quel frammento di carta e cotone, apparentemente insignificante, si è trasformato oggi in una possibile chiave di volta
A quasi trent’anni dall’omicidio di Giovanni Caruso, un dettaglio rimasto a lungo silenzioso riporta alla luce uno dei casi irrisolti più inquietanti della Piana di Gioia Tauro. A riaccendere i riflettori è un mozzicone di sigaretta rinvenuto sulla scena del crimine, oggi analizzato grazie alle più moderne tecniche scientifiche.
L’agguato nel casolare
Le ricerche di Giovanni Caruso si erano interrotte nella notte dell’11 ottobre 1996. Il suo corpo, riverso in un lago di sangue, venne trovato all’interno di un casolare nelle campagne di Cittanova, poco distante dal cimitero di cui era manutentore.
Caruso, 39 anni, fu raggiunto da diversi colpi di fucile calibro 12 mentre si accingeva ad accendersi una sigaretta. Non si era accorto che qualcuno, alle sue spalle, lo stava tenendo sotto tiro. Un’esecuzione fredda, maturata in un contesto territoriale già profondamente segnato dalla violenza.
Il contesto della faida
L’omicidio avvenne in un periodo particolarmente tumultuoso per l’area reggina, da poco uscita dalla sanguinosa faida tra i Facchineri e il clan Albanese, Raso e Gullace, che aveva lasciato dietro di sé una lunga scia di morti. Un clima in cui ogni delitto poteva inserirsi in equilibri criminali complessi e opachi.
In un primo momento, gli investigatori batterono diverse piste. L’attenzione si concentrò sulla vita privata della vittima e sui suoi progetti imprenditoriali: Caruso stava infatti per avviare un frantoio insieme a un socio. Non si escluse che potesse essere stato avvicinato da consorterie interessate a infiltrarsi nella futura attività.
Il dettaglio rimasto nell’ombra
A lungo, però, il caso rimase senza colpevoli. Finché un particolare, annotato già all’epoca dei rilievi, non è tornato centrale: a poca distanza dal cadavere era stato trovato un mozzicone di sigaretta, probabilmente fumato da chi si trovava con Caruso mentre lui stesso stava estraendo il pacchetto dal taschino.
Quel frammento di carta e cotone, apparentemente insignificante, si è trasformato oggi in una possibile chiave di volta.
La svolta scientifica
Grazie ai progressi della genetica forense applicata dai Carabinieri del Raggruppamento Investigazioni Scientifiche di Messina, il mozzicone è stato sottoposto ad analisi approfondite. Il reperto ha restituito un profilo genetico utile per le comparazioni con soggetti potenzialmente coinvolti nel delitto.
Forte di questa nuova evidenza, l’attenzione dei Carabinieri della Compagnia di Taurianova si è nuovamente concentrata sul caso, con una prima comparazione genetica effettuata nelle forme previste dall’articolo 360 del codice di procedura penale.
Le ulteriori attività investigative sono attualmente in corso, coordinate dalla Procura Distrettuale di Reggio Calabria.
Un caso che attende verità
A distanza di tre decenni, la speranza è che la scienza possa fare ciò che le indagini tradizionali non erano riuscite a ottenere: dare un nome a chi, in quella notte d’autunno del 1996, impugnò il fucile e pose fine alla vita di Giovanni Caruso.
Un mozzicone di sigaretta, rimasto per anni in silenzio, potrebbe ora raccontare la verità.