I comuni che si svuotano in Calabria e il conto salato dello spopolamento
Nel confronto più recente disponibile su base comunale emergono perdite a doppia cifra in tutte le province, con l’entroterra montano come epicentro e ricadute dirette su servizi, lavoro e tenuta sociale
Quando si parla di spopolamento in Calabria si rischia spesso di scivolare nelle formule generiche. Eppure i numeri, se messi in fila, restituiscono un’immagine molto concreta e soprattutto localizzabile. Non si tratta soltanto di una regione che perde residenti nel totale, ma di un mosaico di comuni che, anno dopo anno, vedono restringersi la base demografica fino a trasformare l’ordinario in emergenza strutturale. Il punto chiave è che il fenomeno non colpisce in modo uniforme: si concentra nei centri piccoli, interni, lontani dai poli dei servizi e delle opportunità, dove anche un calo percentuale “non enorme” può significare una ferita irreversibile per scuola, sanità di prossimità, trasporti e perfino per la semplice vita commerciale.
Perché parlare di ultimi dieci anni e cosa significa davvero “ultimo decennio” nei dati
Per dimostrare che determinati comuni hanno perso abitanti serve un confronto tra due fotografie nel tempo, costruito su dati pubblici e verificabili. Nel caso calabrese, una delle ricognizioni più leggibili e citate a livello locale è una elaborazione su dati ufficiali Istat pubblicata con dettaglio provinciale e comunale, che mette in evidenza le variazioni percentuali tra 2011 e 2023. Non è una finestra “perfetta” al giorno per giorno degli ultimi dieci anni, ma è un intervallo lungo e coerente che abbraccia l’arco in cui lo spopolamento si è consolidato come tendenza. E soprattutto consente di indicare, con numeri, quali comuni hanno perso di più, provincia per provincia. In altri termini, è una base solida per dimostrare il fatto centrale: in Calabria ci sono territori che hanno perso una quota enorme dei residenti in un periodo recente e continuativo, non in un secolo, ma nell’arco di una generazione amministrativa.
La geografia dello spopolamento in provincia di Cosenza
Nel Cosentino la mappa del calo demografico ha un tratto netto: soffrono soprattutto le aree interne e montane, con percentuali che diventano impressionanti in diversi centri. Nel quadro di confronto 2011-2023, spiccano Terravecchia con una contrazione vicina al 37 per cento e Alessandria del Carretto con oltre il 31 per cento, seguite da Castroregio sopra il 30 per cento. Poi ancora San Lorenzo Bellizzi oltre il 26 per cento e San Donato di Ninea oltre il 25 per cento. E non finisce qui: Scala Coeli supera il 24 per cento, Oriolo e Papasidero sono oltre il 21 per cento, Plataci supera il 20 per cento, mentre Mormanno, Albidona e Verbicaro si attestano attorno al 19-20 per cento. Tradotto in termini pratici significa che, in una dozzina d’anni, alcune comunità hanno perso circa un abitante su tre, con conseguenze che vanno ben oltre l’anagrafe: si riduce la platea di contribuenti, si abbassa la domanda locale, e ogni servizio diventa più costoso da mantenere e più facile da tagliare.
La provincia di Reggio Calabria e l’emorragia dell’Aspromonte e dei centri più fragili
Nel Reggino, il declino assume connotati ancora più simbolici perché tocca aree che già scontano fragilità logistiche e sociali. Nel confronto 2011-2023, Roccaforte del Greco perde oltre il 28 per cento, Staiti oltre il 26 per cento, Santa Cristina d’Aspromonte quasi il 24 per cento. Pazzano supera il 22 per cento, Cardeto oltre il 21 per cento. Seguono Giffone con circa il 19 per cento, Roghudi vicino al 19 per cento, Placanica oltre il 17 per cento, Terranova Sappo Minulio vicino al 15 per cento e Molochio poco sotto il 15 per cento. In una provincia che include il comune più popoloso della regione, la presenza di questi dati mostra la doppia Calabria: una costa e alcuni poli che tengono, e un entroterra che arretra con continuità.
Catanzaro tra entroterra e fascia ionica con cali a doppia cifra
Anche nel Catanzarese emergono perdite significative. Nel quadro 2011-2023 compaiono San Pietro Apostolo con circa il 16,6 per cento, San Mango d’Aquino con circa il 16,5 per cento e Martirano Lombardo sopra il 16 per cento. Sant’Andrea Apostolo dello Ionio supera il 15 per cento, Platania si colloca oltre il 14 per cento. Guardavalle supera il 12 per cento, Badolato oltre il 12 per cento, Cicala quasi il 12 per cento, Carlopoli sopra l’11 per cento e Decollatura vicino al 10 per cento. Qui il tema non è soltanto l’isolamento montano: è la combinazione tra lavoro discontinuo, mobilità difficile e servizi che, quando arretrano, accelerano la scelta di andare via, soprattutto tra giovani coppie e famiglie.
Vibo Valentia e il caso limite dei comuni che perdono quasi un terzo dei residenti
Se c’è una provincia dove i numeri colpiscono per intensità, è Vibo Valentia. Nel confronto 2011-2023 Dinami perde circa il 30,1 per cento e Acquaro circa il 29,9 per cento. Monterosso Calabro supera il 21 per cento, Nardodipace è oltre il 20 per cento, Pizzoni supera il 19 per cento, Arena e Polia sono oltre il 18 per cento, Cessaniti supera il 18 per cento, Filadelfia è oltre il 17 per cento, Mongiana e Fabrizia sono circa al 16,5 per cento. Numeri così, per comuni piccoli, non sono “calo”, sono trasformazione strutturale. Cambiano le classi scolastiche, cambiano i medici disponibili, cambia la sostenibilità di un trasporto pubblico, cambia perfino la percezione collettiva del futuro.
Crotone e le perdite consistenti nei centri interni
Nel Crotonese, la dinamica non è meno significativa. Carfizzi supera il 26 per cento, San Nicola dell’Alto oltre il 18 per cento, Savelli oltre il 16 per cento. Mesoraca si avvicina al 16 per cento, Umbriatico supera il 15 per cento, Verzino è quasi al 15 per cento. Santa Severina e Cerenzia sono oltre il 13 per cento, Castelsilano supera l’11 per cento, Petilia è vicina al 9 per cento. Il punto, anche qui, è la combinazione di fattori che spinge fuori chi è in età attiva, lasciando una popolazione mediamente più anziana e una base economica più stretta.
Che cosa accomuna i comuni che perdono più abitanti
Al netto delle differenze tra province, esistono tratti ricorrenti. Il primo è la fragilità del lavoro locale, spesso legata a stagionalità, micro-imprese e scarsa continuità. Il secondo è la distanza dai servizi essenziali, che non si misura solo in chilometri ma in tempo reale di percorrenza e affidabilità dei collegamenti. Il terzo è l’effetto cumulativo: quando un comune perde residenti, perde anche domanda e quindi perde attività, e a quel punto vivere lì diventa più difficile anche per chi vorrebbe restare. Infine c’è la questione demografica “pura”: meno nascite, più anziani, e una migrazione selettiva che porta via soprattutto giovani e famiglie.
Perché questo tema riguarda tutti, anche chi vive nei centri più grandi
Lo spopolamento non è un problema confinato ai paesi. Quando un territorio interno si svuota, i poli urbani e costieri assorbono domanda sociale, sanitaria e abitativa. Cresce la pressione su scuole, pronto soccorso, trasporti, e si amplifica la distanza tra centro e periferia. Inoltre lo svuotamento delle aree interne ha effetti su dissesto idrogeologico, gestione del bosco, incendi, abbandono agricolo e manutenzione del territorio. In altre parole, non è solo una questione “di paesi”, ma di equilibrio regionale.
Come trasformare un articolo in uno strumento utile per lettori e decisori
Un pezzo come questo, per essere davvero efficace, deve fare due cose. La prima è nominare i territori e quantificare, perché il lettore deve capire che non è una sensazione. La seconda è legare i numeri alle conseguenze pratiche: servizi, lavoro, mobilità, scuola, sanità. Da qui, un’evoluzione naturale per Calabria News 24 è costruire un “osservatorio” editoriale: aggiornare periodicamente i dati, raccontare i casi locali con testimonianze e, soprattutto, verificare quali misure pubbliche esistono davvero comune per comune. Perché il rischio, altrimenti, è l’assuefazione al declino.