agricoltura terreno incolto

Il suolo agricolo non è soltanto lo spazio sul quale vengono coltivati frutteti, oliveti, vigneti e seminativi. È una risorsa essenziale che conserva acqua, sostanze nutritive e biodiversità, sostiene le produzioni alimentari e contribuisce a ridurre gli effetti delle alluvioni.

La sua formazione richiede tempi molto lunghi, mentre per comprometterne la fertilità possono bastare pochi anni di erosione, impermeabilizzazione o sfruttamento eccessivo. Quando lo strato superficiale viene trascinato via dall’acqua, si perde proprio la parte più ricca di sostanza organica e maggiormente utile alle coltivazioni. Nei terreni meno profondi, il processo può diventare irreversibile e determinare la perdita definitiva di superfici coltivabili.

La fragilità del territorio calabrese

La Calabria presenta caratteristiche che rendono particolarmente delicata la conservazione del suolo. La presenza di versanti ripidi, aree collinari coltivate, bacini torrentizi e territori già esposti a frane e alluvioni aumenta la vulnerabilità all’erosione.

Le piogge brevi ma molto intense possono colpire terreni secchi o privi di una copertura vegetale adeguata, generando un forte scorrimento superficiale. L’acqua trascina a valle terra fertile, detriti e sedimenti, danneggiando coltivazioni, strade rurali, canali e impianti aziendali.

La stessa Regione riconosce il carattere cronico e progressivo del dissesto calabrese, segnato da ricorrenti fenomeni franosi, alluvionali ed erosivi con conseguenze sulla sicurezza, sull’ambiente, sulle infrastrutture e sull’economia delle comunità locali.

Il consumo di suolo continua ad avanzare

All’erosione naturale e agricola si aggiunge il consumo di territorio provocato da edifici, strade, piazzali, infrastrutture e superfici impermeabili. Una volta coperto da cemento o asfalto, il terreno perde gran parte delle proprie funzioni ambientali e produttive.

Nel 2024 in Italia sono state realizzate nuove coperture artificiali per quasi 84 chilometri quadrati. Il consumo netto ha superato i 78 chilometri quadrati, il valore più alto dell’ultimo decennio, mentre solo una quota molto limitata di territorio è stata restituita a condizioni naturali.

Tra il 2006 e il 2024 anche la Calabria ha registrato un incremento del suolo consumato compreso nella fascia tra il 7 e il 7,9 per cento. Un andamento preoccupante soprattutto in una regione nella quale le aree pianeggianti, più adatte all’agricoltura e agli insediamenti, sono limitate e sottoposte a forti pressioni.

Agricoltura e impermeabilizzazione entrano in conflitto

La perdita di terreno non riguarda soltanto la quantità di superficie disponibile, ma anche la sua qualità. Nuove costruzioni e infrastrutture tendono spesso a concentrarsi nelle zone pianeggianti e facilmente accessibili, le stesse che presentano maggiore fertilità e migliori condizioni per la meccanizzazione agricola.

L’espansione urbana frammenta inoltre le campagne, separa gli appezzamenti e rende più difficile la gestione delle aziende. Aumentano le distanze, i costi di lavorazione e i problemi legati all’accesso ai fondi, mentre diminuisce la continuità ecologica del paesaggio rurale.

Il risultato è un territorio nel quale l’agricoltura viene progressivamente spinta verso aree marginali, collinari o meno servite, spesso più esposte al rischio di erosione e abbandono.

Incendi e piogge estreme accelerano l’erosione

Gli incendi boschivi rappresentano un ulteriore fattore di impoverimento. Quando il fuoco elimina la vegetazione e danneggia la struttura superficiale del terreno, il suolo rimane privo della protezione garantita da foglie, radici ed erba.

Le prime piogge intense successive a un rogo possono quindi trascinare rapidamente cenere e sedimenti verso valle. Nei versanti agricoli e nelle aree vicine ai corsi d’acqua aumentano il rischio di frane, smottamenti, ostruzioni e allagamenti.

Le conseguenze non si esauriscono nella stagione dell’incendio. Il recupero della fertilità può richiedere anni, con ricadute sulla produttività dei pascoli, degli oliveti e delle colture situate nelle zone collinari.

Meno sostanza organica significa meno produttività

Un terreno impoverito trattiene meno acqua ed è più vulnerabile sia alla siccità sia alle precipitazioni violente. La perdita di sostanza organica riduce la capacità del suolo di nutrire le piante, limita l’attività biologica e rende necessario un maggiore impiego di fertilizzanti e irrigazione.

Secondo il CREA, dalla fine del secondo dopoguerra i suoli coltivati italiani hanno perso tra il 2 e il 3 per cento della loro sostanza organica, con conseguenze ambientali, economiche e sociali.

Per le imprese agricole calabresi questo significa affrontare costi più elevati e raccolti più esposti agli eventi climatici. La fertilità non è dunque una questione esclusivamente ambientale, ma un elemento decisivo per la redditività e la sopravvivenza delle aziende.

Le pratiche agricole possono fare la differenza

La difesa del suolo passa anche dalle modalità di coltivazione. Mantenere una copertura vegetale, limitare le lavorazioni profonde, utilizzare colture di copertura, realizzare fasce erbose e seguire le curve di livello nei terreni in pendenza può ridurre il trascinamento della terra.

Anche la manutenzione dei terrazzamenti, dei muretti a secco, dei fossi e dei canali di scolo assume un ruolo fondamentale nelle campagne calabresi. Sono opere spesso considerate minori, ma capaci di rallentare l’acqua e impedire che le precipitazioni si trasformino in flussi distruttivi.

Le valutazioni del Centro comune di ricerca della Commissione europea indicano che le misure di conservazione previste dalla politica agricola possono ridurre sensibilmente lo spostamento del suolo causato dall’acqua e dalle lavorazioni.

Proteggere la terra prima dell’emergenza

La tutela del suolo richiede una strategia che unisca agricoltura, urbanistica, forestazione e difesa idrogeologica. Non è sufficiente intervenire dopo una frana, un’alluvione o la perdita di un raccolto: servono prevenzione, manutenzione continua e una pianificazione capace di limitare nuove impermeabilizzazioni.

Nel 2026 la Regione Calabria ha avviato una collaborazione con le università regionali per sviluppare strategie e azioni concrete in materia di difesa del suolo e contrasto al dissesto. L’efficacia del percorso dipenderà però dalla capacità di tradurre studi e programmazione in interventi realmente applicati nei territori.

Difendere il suolo fertile significa proteggere il reddito degli agricoltori, la sicurezza delle comunità e il paesaggio rurale. Continuare a perdere terreno vuol dire rendere la Calabria più fragile, meno produttiva e maggiormente dipendente dall’esterno per il proprio approvvigionamento alimentare.