L’olio calabrese resta uno dei prodotti più rappresentativi dell’agricoltura regionale, legato alla storia dei territori, al paesaggio rurale e al lavoro di migliaia di aziende. La Calabria è tra le regioni italiane più importanti per produzione olivicola: secondo i dati CREA su fonte ISMEA-Agea, nel triennio 2023-2024 si colloca al terzo posto nazionale per produzione media di olio d’oliva, dopo Puglia e Sicilia, con 294.923 quintali. Un patrimonio agricolo che attraversa aree interne, collinari e costiere, dalle grandi zone olivicole del Cosentino alla Piana di Gioia Tauro, dal Crotonese al Reggino. Ma la forza produttiva, da sola, non basta più: il comparto deve fare i conti con mercati instabili, costi in aumento e una redditività che spesso non premia adeguatamente la qualità.

Prezzi sotto pressione e concorrenza estera

Il nodo principale resta quello dei prezzi dell’olio, sempre più condizionati da dinamiche internazionali. Le quotazioni all’origine registrano oscillazioni significative: l’indice ISMEA dell’olio d’oliva a maggio 2026 segnava un calo del 29,1% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, confermando una fase di forte pressione sui valori di mercato. A incidere è anche il peso delle importazioni: secondo l’aggiornamento 2026 dell’Area Studi Mediobanca, la produzione interna italiana attesa per la campagna 2025-2026, pari a circa 300 mila tonnellate, non basta a coprire consumi stimati in 470 mila tonnellate, rendendo necessario il ricorso a importazioni che superano le esportazioni in volume. Per i produttori calabresi questo significa competere con oli provenienti dall’estero, spesso venduti a prezzi più bassi, in un mercato dove il rischio è trasformare l’extravergine in una semplice commodity.

Difendere qualità, origine e reddito agricolo

La risposta non può essere soltanto produttiva, ma deve diventare strategica. La Calabria dispone di un’identità olivicola forte, fatta di cultivar autoctone, frantoi, saperi agricoli e produzioni certificate. L’Olio di Calabria IGP è riservato all’extravergine ottenuto da olive prodotte nel territorio regionale e secondo un disciplinare specifico, mentre le cultivar autoctone come Carolea, Dolce di Rossano, Sinopolese, Grossa di Gerace, Tondina, Ottobratica, Grossa di Cassano e Tonda di Strongoli rappresentano un elemento distintivo da valorizzare meglio. La sfida è rafforzare tracciabilità, imbottigliamento, marchi territoriali, promozione e aggregazione tra produttori, così da spostare l’olio calabrese fuori dalla logica del prezzo più basso. Difendere la qualità significa difendere anche il reddito degli olivicoltori, la tenuta delle aree rurali e un pezzo decisivo dell’identità agroalimentare della Calabria.